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INTERVISTA. Bellenger: "Come il Louvre, Capodimonte è un raro Palazzo Reale"

Ludovica Palumbo
Ludovica PalumboRedazione Informare
10 luglio 20238 min di lettura

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INTERVISTA. Bellenger: "Come il Louvre, Capodimonte è un raro Palazzo Reale"

Indice (5)

  • 1Com’è nata questa partnership senza precedenti tra il Museo di Capodimonte e il Louvre?
  • 2C’è un fil-rouge che lega due dei musei più famosi al mondo come quello di Capodimonte ed il Louvre?
  • 3Quali saranno le opere protagoniste di questa speciale esposizione?
  • 4Qual è il significato ed il valore che questo viaggio nella pittura italiana simboleggerà per le rispettive realtà museali?
  • 5Lei a breve lascerà Capodimonte dopo otto anni di Direzione. Un commento ed un ricordo di questi anni…

Preparatevi a vivere l’evento artistico dell’anno. Il Museo del Louvre, primo al mondo per numero di visitatori, ospiterà per questo lieto incontro il Museo nazionale di Capodimonte in cui le opere di grandi nomi come Tiziano, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio riempiono le antiche sale. Un fil-rouge comune, due palazzi reali divenuti musei, ognuno simbolo della storia del rispettivo paese. Insomma, un connubio di storia dell’arte che non può che dar vita ad un’esposizione ricca e suggestiva. Dallo scorso 7 giugno e fino all’8 gennaio 2024, i capolavori del museo partenopeo adorneranno ben tre spazi del museo parigino, con un’importante dedica alla città di Napoli. E se ormai questa ambiziosa partnership è sulla bocca di tutti, a chi rivolgerci se non a Sylvain Bellenger, Direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, per scoprire il grande valore non solo artistico, ma anche storico che questa mostra rappresenterà per l’Europa e per tutto il mondo.

Com’è nata questa partnership senza precedenti tra il Museo di Capodimonte e il Louvre?

«L’invito del Louvre al Museo di Capodimonte è davvero senza precedenti per portata e ambizione. Come ha sottolineato anche nel catalogo la mia collega Presidente e Direttrice del Louvre Laurence des Cars, l’obiettivo è far incontrare due collezioni d’arte italiana tra le più vaste e ricche del mondo in un dialogo potente e fecondo, fatto di corrispondenze, echi e incroci di sguardi. L’originale allestimento mette mirabilmente in luce la forza e l’eccezionalità di questo partenariato europeo: le opere di Napoli non sono esposte isolate in uno spazio apposito, ma collocate accanto ai dipinti delle collezioni italiane del Louvre, negli ambienti più storici e illustri del museo. Il soggetto della mostra non è un artista, né un movimento, e nemmeno un Paese, ma un museo. Come sappiamo da tempo, e ogni giorno di più, il museo non è un semplice contenitore ma un attore della storia. Le sue collezioni costituiscono una grande narrazione, e con la mostra questa narrazione si trasforma in un dialogo, le opere si incontrano e raccontano la storia del museo, dei due musei. L’incontro è tanto più forte in quanto l’invito rivolto a Capodimonte, è quello di esporre non isolatamente i suoi capolavori, ma in dialogo con le collezioni italiane del Louvre, nella Grande Galerie, nel Salon Carré, nella Salle Salvator Rosa e nella Salle de la Chapelle, i luoghi storicamente più iconici e illustri del museo. La scelta delle opere è stata fatta per favorire questo incontro che getterà nuova luce sulle opere ma anche sulla collezione, sul suo spirito e sulla sua storia».

C’è un fil-rouge che lega due dei musei più famosi al mondo come quello di Capodimonte ed il Louvre?

«La storia di Capodimonte è indissolubilmente legata alla storia del Regno di Napoli, così come la storia del Louvre non può essere separata dalla Rivoluzione francese. La creazione di Capodimonte è legata alla creazione del regno che occupava tutto la parte meridionale dello stivale italiano, così come la creazione del Louvre è il risultato della Rivoluzione francese. Come il Louvre, la Reggia di Capodimonte è un raro Palazzo Reale trasformato in Museo. Ma Capodimonte ha la particolarità di essere stato costruito per ospitare le collezioni, quelle della Famiglia Farnese, che Elisabetta Farnese (1692-1766), Regina Consorte di Spagna dal matrimonio con Filippo V di Spagna, nipote di Luigi XIV, donò al suo quinto figlio Carlo di Borbone (1716-1788), Duca di Parma e Piacenza, quando questi divenne Re di Napoli nel 1734».

Quali saranno le opere protagoniste di questa speciale esposizione?

«L’intento dei due musei è quello di vedere i capolavori di Napoli che si mescolano con quelli del Louvre, in una presentazione davvero eccezionale: l’incontro delle due collezioni. Tre gli spazi espositivi interessati: il Salon Carrè, la Grande Galerie e la sala Salvatore Rosa al primo piano, la sala della Chapelle e la sala dell’Orologio.

Al primo piano sono esposti trentuno dipinti provenienti da Capodimonte, tra i maggiori della pittura italiana, in dialogo con le collezioni del Louvre (opere di Tiziano, Caravaggio, Carracci, Guido Reni, solo per citarne alcuni) oppure in grado i completarle consentendo la presentazione di scuole che sono poco rappresentate o non lo sono affatto – in particolare, la singolare Scuola napoletana, con artisti dalla potenza drammatica ed espressiva come Jusepe de Ribera, Francesco Guarino o Mattia Preti. Sarà anche un’occasione per scoprire la Crocifissione di Masaccio, uno dei maggiori artisti del Rinascimento fiorentino, ma assente dalle collezioni del Louvre, un grande dipinto di Giovanni Bellini, La Trasfigurazione, di cui il Louvre non ha un corrispettivo, e tre delle più bei dipinti del Parmigianino, tra cui la famosa ed enigmatica Antea. Il confronto di queste opere con i dipinti di Raffaello promette di essere uno dei momenti salienti dell’incontro.

Nella sala della Chapelle si potrà scoprire la ricchezza della collezione di Capodimonte, riflesso e testimonianza delle differenti età del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie con opere in grado di raccontare le tre dinastie (Farnese, Borbone e Bonaparte-Murat): il Ritratto di papa Paolo III Farnese con i nipoti, opera di Tiziano e il Ritratto di Giulio Clovio di El Greco, sculture e manufatti spettacolari, tutti prestiti eccezionali, tra cui la Cassetta Farnese, la più preziosa e raffinata delle opere di oreficeria del Rinascimento insieme alla Saliera di Benvenuto Cellini, e lo straordinario biscuit de Filippo Tagliolini, La Caduta dei Giganti.

Infine, la sala dell’Orologio è dedicata ai disegni e ai grandi cartoni preparatori Mosè davanti al roveto ardente di Raffaello e il Gruppo di armigeri di Michelangelo, propedeutici alle decorazioni in Vaticano, conservati nel ricco Gabinetto dei disegni e delle Stampe di Capodimonte che vanta quasi 30mila opere e deve parte dei suoi tesori a Fulvio Orsini, umanista, grande studioso e bibliotecario, prima, del Cardinale Alessandro Farnese, noto come il Gran Cardinale e nipote di Papa Paolo III e poi del Cardinale Odoardo Farnese. Orsini ha costituito la prima collezione al mondo di disegni di studio e disegni preparatori. Questi capolavori sono presentati al Louvre in dialogo con celebri disegni conservati nel Cabinet dei Disegni del Louvre, come la Santa Caterina di Raffaello o il cartone recentemente restaurato de La Moderazione di Giulio Romano, l’allievo più vicino a Raffaello e suo stretto collaboratore».

Qual è il significato ed il valore che questo viaggio nella pittura italiana simboleggerà per le rispettive realtà museali?

«Molti dei capolavori di Capodimonte, come la Danae di Tiziano, il Ritratto di Paolo III Farnese di Tiziano e L’Antea di Parmigiano, non saranno una sorpresa per molti visitatori, essendo presenti in molti manuali di storia dell’arte, ma la sorpresa sarà ricondurli a Capodimonte, un museo famoso per gli intenditori, ma ancora da scoprire per un pubblico più vasto. Nonostante lo storico legame dei francesi per Napoli, i visitatori di Pompei non sempre pensano di includere questo museo, che è uno dei primi in Europa. D’altra parte, il Louvre rifletterà sulla esatta collocazione di Jusepe de Ribera, ora nella loro collezione di arte spagnola, ma dopo questa mostra si capirà che Ribera, spagnolo di origine, è davvero molto napoletano».

Lei a breve lascerà Capodimonte dopo otto anni di Direzione. Un commento ed un ricordo di questi anni…

«Se penso a questi 8 anni di lavoro intenso ho difficoltà ad elencare tutto quello che abbiamo realizzato, senza rischiare di dimenticare qualcosa: 32 mostre a Capodimonte, tra grandi mostre e mostre-focus, oltre alle mostre all’estero – quella del Louvre è sicuramente la più importante – restauri, acquisizioni di nuove opere, cito per tutte le due importanti donazioni della collezione “Lia e Marcello Rumma” che sarà allestita nella Palazzina dei Principi e delle serie fotografiche di Mimmo Jodice con la sua camera oscura, destinate alla Casa della Fotografia che sorgerà nell’edificio Cataneo. Abbiamo realizzato moltissime attività culturali per il pubblico, molte delle quali a fruizione gratuita, come il cinema all’aperto e in auditorium o il luglio musicale (a metà luglio partirà l’edizione 2023). Abbiamo avviato un’intensa opera di digitalizzazione del patrimonio museale, abbiamo improntato la cura del Bosco come “restauro e governo del nostro giardino storico”, stiamo per annunciare la scuola dei Giardinieri, finanziata dalla Regione Campania, che partirà nell’autunno 2023 e darà concrete possibilità di lavoro a tanti giovani del nostro territorio. Tantissime azioni concrete che hanno avuto come faro le nostre quattro missioni: tutele e cura delle collezioni, missione sociale, missione ambientale, missione digitale.

E a breve partiranno i lavori di efficientamento energetico alla Reggia che ci permetteranno di produrre in proprio il 91 % dell’energia di cui abbiamo bisogno, oltre a realizzare finalmente l’impianto di climatizzazione e un nuovo lighting museale. Ecco, spero di non aver dimenticato nulla, se non il ringraziamento alla mia squadra di lavoro, molto sottorganico, ma con una forza e un’energia che ha sopperito in questi anni a tutte le carenze».

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Ludovica Palumbo
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