
Il prof. Camille Eid, nato a Beirut da una famiglia cristiano maronita, durante la guerra civile libanese si trasferisce in Italia dove inizia una intensa collaborazione con varie testate cattoliche favorendo, mediante i suoi articoli, interviste e reportage, una puntuale informazione sul mondo arabo, le comunità cristiane orientali e l’islam politico.
È autore del bestseller Cento domande sull’Islam (Marietti, 2002) e di altri sette volumi, alcuni dei quali tradotti in altre lingue. Dirige l’associazione l’”Araba Fenice, Centro studi sulle culture del mondo arabo” costituita da studiosi, ricercatori e dottorandi, molti dei quali con esperienze di lavoro, di studio o di vita nei Paesi arabi, tutti accomunati dalla volontà di incoraggiare la conoscenza del mondo arabo e favorire attività di scambio culturale con un contesto allo stesso tempo vicino e sconosciuto.
«L’obiettivo dichiarato di Israele è spostare i miliziani sciiti di Hezbollah armati dall’Iran, ritenuti sodali di Hamas, oltre il fiume Litani circa 20 km a nord della linea di confine con Israele. Ma a questo territorio, che rappresenta il 25% del Paese ed è abitato anche dalle comunità cristiano maronite, è stato imposto l’ordine di evacuazione giustificato con il pretesto di evitare perdite civili durante le battaglie, e causando circa un milione di sfollati. Una delle comunità maronite che non ha accettato di trasferirsi racconta di uno scempio ambientale messo in atto rendendo incoltivabili e non più bonificabili i terreni, bruciati dall’utilizzo di fosforo bianco e dai bombardamenti, in violazione alle leggi internazionali. Infatti i reali obiettivi di Israele sono molto più ampi, come dimostrato dal fatto che l’obbligo di evacuazione ha riguardato anche decine di località poste oltre il fiume Litani; inoltre, tramite l’emissario americano. alle autorità libanesi sono state dettate le condizioni israeliane per un cessate il fuoco in Libano, tra le quali la volontà israeliana di continuare a sorvolare gli spazi aerei del Libano imponendola come regola, una violazione che va avanti da anni. Inoltre, agli attacchi israeliani, le milizie Hezbollah, smentendo la narrazione israeliana riguardo la distruzione degli arsenali nemici, stanno rispondendo lanciando razzi in Israele, vedi la Galilea e la stessa casa di Netanyahu».
«Effettivamente il confine spostato sul fiume Litani era un’idea del progetto sionista del 1919 per il futuro Stato ebraico, che però non fu avallato negli accordi della Conferenza di Versailles. Quello dell’acqua resta una questione cruciale perché gli israeliani gestiscono le quote da distribuire alla Cisgiordania, alla Palestina e la maggior parte ai kibbutz, le comunità agricole a gestione collettiva».
«Una delle tattiche israeliane è proprio aggravare il disagio economico e creare una disgregazione interna tra le diverse comunità confessionali che hanno sempre convissuto: in Libano ci sono circa 6 milioni di abitanti divisi in gruppi religiosi: sciiti, sunniti, cristiani maroniti, drusi, ma anche oltre un milione e mezzo di profughi della guerra siriana e mezzo milione di profughi palestinesi. Da quando il cambio lira libanese/ dollaro è diventato insostenibile c’è stato il tracollo finanziario dello Stato. Oggi il Governo che ha aperto oltre mille centri di accoglienza nelle scuole, non riesce a soddisfare le richieste di asilo di tutti gli attuali sfollati, alcuni dei quali sono accolti da amici e parenti, altri si stanno rifugiando o stanno ritornando in Siria, altri ancora non riescono a trovare case in affitto per la diffidenza nei loro confronti. Dall’Italia già alcune associazioni si sono mobilitate per inviare aiuti umanitari perché lo stato libanese senza l’aiuto della comunità internazionale, non potrà sostenere questa emergenza umanitaria. Ma a salvare la vocazione storica del Libano, che è il paese della convivenza islamo-cristiana ed è stato definito da Papa Giovanni Paolo II il “Paese messaggio” per la sua vocazione multiconfessionale e multiculturale, è proprio l’unità del suo popolo. A tal proposito, il 16 ottobre scorso tutti i leader religiosi si sono incontrati presso la sede patriarcale maronita e insieme hanno concordato di doversi ricompattare, superando ogni divisione perché solo restando uniti e svolgendo le elezioni si può respingere l’offensiva israeliana».
«Occorrerebbe una tutela internazionale presso il Consiglio di Sicurezza per ritornare ad una situazione in cui le risoluzioni dell’ONU siano applicate da tutte le parti coinvolte. Questo però non accade e le violazioni dei territori, delle acque e degli spazi aerei dei territori altrui continuano con il pretesto della difesa del proprio territorio. Anche l’attuale narrazione che la guerra è tra Israele ed Hezbollah non è corretta perché Israele sta attaccando tutto il Libano e proprio lì, dove gli sciiti del Sud si stanno rifugiando, avvengono gli attacchi. Questa strategia della paura innesca una diffidenza verso gli sfollati da parte delle altre comunità che offrono accoglienza».
di Angela Mallardo
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