
I recenti avvenimenti locali e nazionali hanno appurato la persistenza del forte sodalizio tra camorra e politica. Inoltre, hanno attestato quanto l’inerzia dei nostri rappresentanti politici abbia rappresentato in passato un vero e proprio baluardo per gli ecocrimini posti in essere dalla camorra stessa. Proprio questi sono stati i temi discussi insieme all’On. Federico Cafiero de Raho, già Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, attualmente deputato alla Camera per il Movimento 5 Stelle.
«Ho sempre sostenuto che chi assume cariche politiche abbia innanzitutto il dovere di difendere la cittadinanza. Chi amministra e si occupa dei territori deve anche assumersi l’obbligo di fare tutto ciò che è in suo potere affinché su quei territori non vengano portate avanti attività criminali; nella terra dei fuochi, questo non è avvenuto. Ma laddove per anni si è portata avanti un’attività di inquinamento come quella che si è svolta in questi territori, non è sufficiente l’intervento della magistratura: è necessario che ci si attivi innanzitutto nell’ambito delle attività amministrative pubbliche proprie dei comuni e della Regione».
«I grandi inquinatori – ricordiamo il clan dei Casalesi – hanno sviluppato la loro attività criminale davanti gli occhi di tutti. Ebbene, la responsabile di quei delitti è stata certamente l’indifferenza delle persone da un lato, ma dall’altro, l’indifferenza di coloro che hanno ricoperto incarichi pubblici e non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto, quantomeno richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura perché si intervenisse. Ricordiamo che, in oltre 40 anni di inquinamento deliberatamente compiuto ai danni di questo territorio, nessuno si è peritato per impedire e denunciare lo sversamento di quelle nocività che hanno poi determinato il danno ambientale».
«È proprio questa la priorità, impedire che la camorra continui a condizionare, inquinare e dirigere talvolta le attività politiche. Ciò che ha evidenziato l’ultima indagine proprio a Giugliano dimostra che il clan Mallardo attraverso i suoi esponenti ancora una volta si è dato da fare per dirottare i propri voti sugli esponenti di quella politica. Questo è gravissimo. Anche perché tutto ciò avviene in cambio di appalti e ciò significa inquinare un intero settore, non destinando le assegnazioni a chi merita ma a coloro che fanno parte della cerchia della camorra o che ad essa sono debitori. È probabilmente questo l’aspetto che va smascherato, colpito e contrastato».
«Il risultato allo stato attuale è l’impossibilità per l’impresa pulita di lavorare, perché a lavorare è soltanto l’impresa collegata alla Camorra. Quando un clan è capace di condizionare un intero territorio ed addirittura gli appalti, finisce per sovvertire totalmente i parametri ai quali si dovrebbe indirizzare la buona amministrazione. Un’indagine come questa dimostra come ancora oggi, quindi a distanza di oltre mezzo secolo dall’inizio degli arresti di camorra, il clan Mallardo, che è un clan storico del territorio, continui ad operare quasi indisturbatamente, e questo è grave».
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