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INTERVISTA. Camorra nella Terra dei Fuochi, Cafiero de Raho: "A lavorare sono solo le imprese legate alla malavita"

Domenico Barbato
Domenico BarbatoRedazione Informare
14 aprile 20254 min di lettura

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INTERVISTA. Camorra nella Terra dei Fuochi, Cafiero de Raho: "A lavorare sono solo le imprese legate alla malavita"

Indice (4)

  • 1On. De Raho, la CEDU ha condannato l’Italia rispetto alla vicenda “terra dei fuochi”, mentre alcuni degli autori materiali di quegli eco crimini sono già da tempo nelle mani della giustizia italiana. Oltre ai camorristi, chi sono stati i colpevoli “politici” e le loro responsabilità dello scempio che ha rappresentato per noi questa storia?  
  • 2Cosa ha reso possibile la terra dei fuochi, che si è rivelata poi mortale per alcuni cittadini? 
  • 3Nelle ultime settimane abbiamo assistito a diverse inchieste giudiziarie in città di provincia, ma certamente non insignificanti (considerandone tanto l’estensione territoriale, quanto quella demografica) da Pomigliano D’Arco a Giugliano in Campania. Perché in ambito locale le amministrazioni sembrano essere così permeabili al cancro camorrista? Non ritiene sia necessario attuare delle misure di prevenzione rispetto a questo problema?  
  • 4Quali sono le conseguenze dello strapotere dei clan sui territori? 

I recenti avvenimenti locali e nazionali hanno appurato la persistenza del forte sodalizio tra camorra e politica. Inoltre, hanno attestato quanto l’inerzia dei nostri rappresentanti politici abbia rappresentato in passato un vero e proprio baluardo per gli ecocrimini posti in essere dalla camorra stessa. Proprio questi sono stati i temi discussi insieme all’On. Federico Cafiero de Raho, già Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, attualmente deputato alla Camera per il Movimento 5 Stelle. 

On. De Raho, la CEDU ha condannato l’Italia rispetto alla vicenda “terra dei fuochi”, mentre alcuni degli autori materiali di quegli eco crimini sono già da tempo nelle mani della giustizia italiana. Oltre ai camorristi, chi sono stati i colpevoli “politici” e le loro responsabilità dello scempio che ha rappresentato per noi questa storia?  

«Ho sempre sostenuto che chi assume cariche politiche abbia innanzitutto il dovere di difendere la cittadinanza. Chi amministra e si occupa dei territori deve anche assumersi l’obbligo di fare tutto ciò che è in suo potere affinché su quei territori non vengano portate avanti attività criminali; nella terra dei fuochi, questo non è avvenuto. Ma laddove per anni si è portata avanti un’attività di inquinamento come quella che si è svolta in questi territori, non è sufficiente l’intervento della magistratura: è necessario che ci si attivi innanzitutto nell’ambito delle attività amministrative pubbliche proprie dei comuni e della Regione». 

Cosa ha reso possibile la terra dei fuochi, che si è rivelata poi mortale per alcuni cittadini? 

«I grandi inquinatori – ricordiamo il clan dei Casalesi – hanno sviluppato la loro attività criminale davanti gli occhi di tutti. Ebbene, la responsabile di quei delitti è stata certamente l’indifferenza delle persone da un lato, ma dall’altro, l’indifferenza di coloro che hanno ricoperto incarichi pubblici e non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto, quantomeno richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura perché si intervenisse. Ricordiamo che, in oltre 40 anni di inquinamento deliberatamente compiuto ai danni di questo territorio, nessuno si è peritato per impedire e denunciare lo sversamento di quelle nocività che hanno poi determinato il danno ambientale». 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a diverse inchieste giudiziarie in città di provincia, ma certamente non insignificanti (considerandone tanto l’estensione territoriale, quanto quella demografica) da Pomigliano D’Arco a Giugliano in Campania. Perché in ambito locale le amministrazioni sembrano essere così permeabili al cancro camorrista? Non ritiene sia necessario attuare delle misure di prevenzione rispetto a questo problema?  

«È proprio questa la priorità, impedire che la camorra continui a condizionare, inquinare e dirigere talvolta le attività politiche. Ciò che ha evidenziato l’ultima indagine proprio a Giugliano dimostra che il clan Mallardo attraverso i suoi esponenti ancora una volta si è dato da fare per dirottare i propri voti sugli esponenti di quella politica. Questo è gravissimo. Anche perché tutto ciò avviene in cambio di appalti e ciò significa inquinare un intero settore, non destinando le assegnazioni a chi merita ma a coloro che fanno parte della cerchia della camorra o che ad essa sono debitori. È probabilmente questo l’aspetto che va smascherato, colpito e contrastato». 

Quali sono le conseguenze dello strapotere dei clan sui territori? 

«Il risultato allo stato attuale è l’impossibilità per l’impresa pulita di lavorare, perché a lavorare è soltanto l’impresa collegata alla Camorra. Quando un clan è capace di condizionare un intero territorio ed addirittura gli appalti, finisce per sovvertire totalmente i parametri ai quali si dovrebbe indirizzare la buona amministrazione. Un’indagine come questa dimostra come ancora oggi, quindi a distanza di oltre mezzo secolo dall’inizio degli arresti di camorra, il clan Mallardo, che è un clan storico del territorio, continui ad operare quasi indisturbatamente, e questo è grave». 

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  • #Camorra
  • #cedu
  • #Federico Cafiero De Raho
  • #terra dei fuochi
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