
Bracci meccanici che si muovono con precisione millimetrica, immagini tridimensionali e interventi personalizzati sul singolo paziente. È questa la nuova realtà della chirurgia robotica oncologica, una disciplina che in pochi anni ha trasformato la sala operatoria in un laboratorio d’avanguardia, ridisegnando i tempi e i modi delle operazioni più delicate. Il Dott. Sisto Perdonà, urologo tra i pionieri italiani del settore, lavora ogni giorno con queste tecnologie all’Istituto Nazionale Tumori – Fondazione Pascale. «Oggi la chirurgia robotica non è più un’opzione, ma uno standard che i pazienti danno per scontato: scelgono il luogo dell’intervento sapendo di trovare strumenti d’avanguardia» spiega. La storia di questa tecnologia, però, nasce lontano dagli ospedali: negli anni ’80 era un progetto militare statunitense, pensato per operare soldati feriti a distanza. Non decollata per scopi bellici, ha trovato la sua strada in medicina grazie a vantaggi concreti: incisioni minime, meno dolore post-operatorio, ridotta necessità di trasfusioni e ritorno più rapido alla vita quotidiana.
Alla fine degli anni ’90 il primo settore a beneficiarne è stata l’urologia, con interventi sempre più precisi su prostata e reni. Oggi il robot è usato anche in ginecologia, chirurgia colorettale e in altre specialità. In Italia la piattaforma più diffusa è il sistema “da Vinci”, arrivato anche nella versione “Single Port”, che consente di operare con un unico accesso di pochi centimetri: una miniaturizzazione impensabile solo pochi anni fa. Oltre agli aspetti clinici, la chirurgia robotica ha trasformato la formazione dei medici. Le operazioni possono essere seguite in diretta su grandi schermi, rendendo l’apprendimento più chiaro e inclusivo rispetto a quando si osservava il chirurgo dal bordo del tavolo operatorio. «È una democratizzazione della conoscenza chirurgica – sottolinea il Dott. Perdonà – perché ciò che prima vedevano in pochi oggi è accessibile a molti, con immagini magnifiche e ingrandite». Il nodo restano i costi, che finora hanno limitato la diffusione di queste piattaforme. Ma l’arrivo di nuovi produttori, soprattutto dal Medio e dall’Estremo Oriente, sta aprendo il mercato e fa prevedere un abbassamento dei prezzi. L’Italia è già tra i Paesi leader in Europa per numero di piattaforme installate e per interventi robotici oncologici eseguiti: un primato che è frutto di investimenti e competenze accumulate nel tempo.
La chirurgia robotica oncologica oggi è un ecosistema integrato con l’intelligenza artificiale.
Il Dott. Perdonà utilizza sistemi di modellizzazione 3D che trasformano TAC e risonanze in mappe tridimensionali, sovrapponibili all’immagine reale dell’organo durante l’operazione. «È chirurgia sartoriale – racconta – perché ci consente di personalizzare ogni intervento sul singolo paziente, riducendo al minimo l’impatto sui tessuti sani». Il risultato è un approccio più preciso e meno invasivo, che aumenta le possibilità di preservare l’organo e migliora la qualità di vita dopo l’intervento. I pazienti oggi arrivano già informati e consapevoli, attratti dai risultati ottenuti e dalla reputazione dei centri più avanzati. «Il nostro obiettivo – spiega Perdonà – non è solo guarire, ma farlo nel modo migliore possibile». In pochi decenni una tecnologia nata per la guerra è diventata uno strumento di cura che salva vite. E in Italia, grazie a professionisti come il Dott. Sisto Perdonà, questa rivoluzione non appartiene più al futuro: è la realtà quotidiana delle sale operatorie.
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