
Daniele Ciniglio è un giovane comico ed attore napoletano di Ottaviano che ha avuto modo di farsi conoscere grazie alla serie sui social “La Mia Routine”, e soprattutto grazie al monologo in cui prende in giro la camorra ad Italia’s Got Talent. Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui per capire di cosa si compone la sua quotidianità e come, in una città goliardica come Napoli, si possa fare per emergere e farsi notare.
«Ad oggi, nella comicità, tutti fanno a gara a chi è più pungente ed invece una cosa che, secondo me, si è un po’ persa è che si può far ridere e riflettere anche con un linguaggio di gentilezza. Io ho sempre voluto distinguermi trattando temi anche pesanti, ma con dei modi più “garbati”. Quindi la mia comicità la definirei una comicità gentile, ma che ha sempre uno scopo che esprime una verità, la mia, che può essere condivisa o meno. Ci tengo che il pubblico sappia che, quando sono sul palco, sono sempre me stesso, esprimo un pensiero reale e non mi nascondo dietro nessuna costruzione. Quindi verità e leggerezza sono la chiave dei miei spettacoli ed è attraverso la gentilezza che esprimo Daniele».
«Bisogna sicuramente considerare che i tempi cambiano in base ad ogni piattaforma e le regole del minutaggio sui social rappresentano uno degli ostacoli più grandi per un creator. Allo stesso tempo, però, queste regole sono anche una delle sfide più interessanti: sintetizzare quello che si vuole dire crea un connubio stimolante tra il lavoro del creator ed un lavoro quasi sartoriale di adattamento alle regole dei social. Credo che per poter diventare un maestro di questo mestiere si debba poi migliorarsi, studiare e adattarsi alle regole degli algoritmi e delle piattaforme che cambiano in maniera costante».
«Questa è la domanda delle domande, nel senso che nessuno ha la verità in tasca. Se volessimo dare un’ottica social, la spontaneità è la chiave principale, quindi probabilmente chi nasce già “spontaneo” nella comicità sui social viene sicuramente premiato. Però ti dico che avendo lavorato in teatro, così come sul web, c’è tanto studio e tanto lavoro e di conseguenza sì, si nasce con una predisposizione, ma si diventa anche migliori con allenamento, tanto studio e soprattutto con il confronto con altri artisti. Io ho avuto la fortuna di condividere il palco con maestri come Paolo Caiazzo e Maria Bolignano e loro mi stanno aiutando veramente tanto. In conclusione, credo la risposta sia nel mezzo, sicuramente nascere con una certa spontaneità aiuta, ma integrare con l’esercizio e la pratica è altrettanto fondamentale».
«Napoli dà la possibilità a chiunque di poter esprimere sé stessi, anche perché ognuno di noi è così diverso dall’altro. Io dico sempre che siamo in una città strapopolata, strapopolosa, ma ognuno di questi atomi di popolo è diverso dall’altro. L’essere umano non è lontano dalla natura e se pensiamo alla natura napoletana, ogni metro di città offre qualcosa di nuovo. Ogni paesino, ogni luogo ha una sua cultura e tradizione e troviamo sempre diversità. A Napoli si respira sempre ed ovunque aria di comicità ed è proprio quest’aria a regalare a tutti un’occasione».
«La bravura, secondo me, di un bravo comico, ma in generale di un bravo artista, è far arrivare al pubblico quello che vogliamo. Quindi bisogna adattarsi anche in un certo senso al pubblico, ma non dicendo quello che il pubblico vuole sentirsi dire, ma cercando di capire chi si ha di fronte e se il messaggio che si vuole trasmettere può essere capito. Ad esempio, un tema che ho trattato è quello del tumore, che però qui può essere una tematica un po’ scomoda a causa della Terra dei fuochi. Ho cercato quindi il modo di strappare una risata senza però provare ad essere troppo irriverente. Sotto questo punto di vista il pubblico è sovrano e cerco sempre di creare con chi paga per vedermi un rapporto di empatia e profondo rispetto, a prescindere dal tema trattato».
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