
Il Referendum Cittadinanza è il portale legislativo che ha spinto centinaia di migliaia di persone a firmare in poco tempo una petizione affinché tale proposta fosse portata al voto. Il referendum in questione mira a cambiare la percezione e la definizione dello “straniero“, in Italia. Esso propone di abolire le leggi esclusive e le burocrazie che limitano la libertà di costruzione di una vita sociale partecipata per chi immigra nel nostro Paese.
Andrea Laerte Davide è il portavoce di Napoli Possibile e fa parte del comitato organizzativo nazionale e della segreteria nazionale di Possibile. Ha raccontato la sua esperienza da cittadino attivo in prima persona in materia di diritti civili e il suo percorso socio-politico con Possibile. Dal principio al Referendum Cittadinanza; dalla raggiunta del quorum alle prospettive future sul tema.
«La difficoltà, come vediamo anche dalla cronaca, inizia già prima di arrivare in Italia. Il sistema che abbiamo al momento tende a criminalizzare e marginalizzare le persone migranti. Parliamo delle persone non con passaporto europeo, si creano già condizioni difficoltose dall’accoglienza quindi nell’integrazione nella società italiana. Anche chi riesce a ottenere possibilità di restare in Italia con un permesso di soggiorno, per asilo, lavoro o altro, ha comunque grosse difficoltà a livello burocratico, perché il sistema è farraginoso e non è pensato per un’effettiva integrazione. Così come per l’ottenimento della cittadinanza. Attualmente i termini sono quelli di avere 10 anni di residenza regolare e i requisiti economici e giudiziari, a cui si aggiungono altri anni di pratiche burocratiche. A volte possono volerci 15-20 anni prima di ottenere la cittadinanza italiana. In questo modo è difficile rendere partecipi alla vita della comunità le persone straniere arrivate in Italia. Avere una cittadinanza in tempi brevi è una delle cose che favorirebbe un percorso di vita nel nostro paese.
Napoli è una città accogliente, in cui esistono tante realtà che lavorano per l’accoglienza con le persone straniere. Ovviamente per il sistema italiano statale un po’ c’è la necessita di mettere meglio in rete le realtà che lavorano nel settore. C’è margine di miglioramento anche a Napoli. Spesso Napoli è una città di passaggio per le persone straniere, in quanto alle prospettive limitate di lavoro».
«Avevo già avuto esperienze di attivismo e mi sono interessato di questioni politiche e sociali, ma non avevo mai partecipato attivamente in un partito. Mi sono iscritto in Possibile nel periodo della pandemia, che un po’ per tutti è stato un periodo di ridefinizione delle priorità e degli impegni personali. Mi sono riconosciuto nelle campagne che portavano avanti in Possibile. Una era quella sulla cittadinanza, di cui per tanti anni si è parlato a livello parlamentare senza mai riuscire a fare una riforma di una legge che esiste dal ’92. Così come in altri temi in cui mi sono ritrovato, come i diritti lgbtqi+, quelli sui referendum che sono stati portati avanti dalla Cgil e che sono simili a quelli che Possibile aveva proposto nel 2015.
Col tempo ho avuto possibilità di lavorare a livello nazionale con gli altri iscritti a Possibile e, dalla scorsa primavera, sono entrato in Segreteria nazionale grazie alla nuova segretaria Francesca Duretti. Mi occupo proprio del tema di accoglienza e migrazione, lavorando alla proposta politica sul tema di Possibile. Quando si è parlato di referendum lo scorso agosto, ci siamo subito attivati per studiarlo e supportarlo e come Possibile siamo stati tra i promotori iniziali del quesito insieme a +Europa, Rifondazione, Socialisti e radicali, oltre a una serie di associazioni che si occupano di cittadinanza e persone immigrate. Essendo un tema di cui mi occupavo e lavorando su questo in Possibile, è stato naturale per me attivarmi per la campagna sul referendum».
«Per il poco tempo, la campagna è stata fatta soprattutto online. Ma, in generale, viviamo in un paese che è già multiculturale e vede una presenza numerosa di stranieri. La maggior parte di noi vive, lavora e studia al fianco a persone straniere e, naturalmente, la reazione è stata spesso positiva. È stato difficile trovare reazioni negative. Qualcuno aveva dubbi sulla durata del percorso che porta alla cittadinanza, credendo che 5 anni – come sarebbe se passasse il referendum – siano pochi. Quando poi si riesce a parlare e si spiega che a quei 5 anni se ne aggiungono altri per adempimenti burocratici o altro, un po’ si riesce a convincere che sia la strada giusta. Per quanto riguarda il rigetto totale, ovviamente viviamo in un periodo storico di propaganda contro i migranti, come stiamo vedendo negli Usa e in altri paesi che hanno convinto molte persone che l’immigrazione sia il problema principale della nostra società, quando il problema sta da tutt’altra parte.
In generale, alla fine della raccolta firme abbiamo studiato i dati e a firmare sono state soprattutto persone giovani e donne. Sì, l’età incide, perché le generazioni più giovani sono più abituate a confrontarsi con il mondo e a vivere tutti i giorni con persone straniere. Perché la nostra società è già cambiata, nonostante quello che cercano di raccontarci. Le resistenze, magari, arrivano un po’ più dalle persone più anziane e meno aperte a cambiamenti».
«La particolarità è questa: si tratta di una battaglia che facciamo per persone che non possono né votare, né firmare per il referendum. È una cosa che possiamo fare anche per permettere loro di partecipare attivamente alla vita politica e sociale del paese attraverso il voto, uno di quei diritti fondamentali che si può ottenere con cittadinanza. Ho avuto modo di parlare con diverse persone immigrate. Oltre i racconti di difficoltà nell’integrazione nella società, nel trovare lavoro e nel proprio percorso, spesso ci si rende conto che sia difficile a livello burocratico, e che impegno ci mettano per ottenere la cittadinanza. Quando sentiamo qualuno dire che la cittadinanza va meritata e guardando, poi, quello che fanno persone immigrate nel nostro paese per ottenerla, aspettando anni, facendo file fuori le questure, come abbiamo visto in questi giorni a Torino, non saprei cos’altro serve. Ho sentito spesso racconti di persone che hanno vissuto il loro percorso scolastico fianco a fianco con persone che non avevano la cittadinanza italiana, nonostante studiassero insieme, uscissero insieme e, a volte,anche le cose più banali come un viaggio di istruzione all’estero crea una distanza enorme per una persona che non ha la cittadinanza e non può parteciparvi. Le più piccole cose sono complicatissime. È bello conoscere persone che si sono attivate con la loro voglia di partecipazione alla vita politica».
«Essere riusciti ad avere via libera dalla Corte di cassazione e aver raggiunto il quorum sono dei traguardi. Siamo in una fase organizzativa della campagna che ci porterà al referendum. Lo step successivo è la comunicazione della data dal governo e il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere tra 15 aprile e il 15 giugno. È stato costituito ufficialmente il comitato promotore nazionale e sono in costituzione su tutto il territorio nazionale i comitati promotori. La sfida è stata raggiungere il quorum, deve decidere il gov. la data insieme ai referendum di CGIL che pure saranno importanti per il lavoro.
È importante allargare la partecipazione perché comunque dovendo convincere quante più persone possibili ad andare a votare essendo in un’epoca di grande disaccezione al voto. Anche per chi vuole attivarsi contattare partiti e associazioni e altre organizzazioni per capire come dare una mano. Anche la campagna online è stata molto importante, perché ha raggiunto parecchie persone. Ma ognuno può fare una piccola parte convincendo chi lo circonda di andare a votare».
«Come ti ho detto, i partiti che hanno promosso l’iniziativa fin da subito sono +Europa, Rifondazione comunista, Radicali socialisti e Possibile. Quando abbiamo lanciato la campagna di firme, molti altri partiti non ci hanno creduto da subito, perché mancava un mese alla scadenza. La raccolta si sarebbe fatta solo online proprio per le tempistiche limitate. Col passare delle settimane abbiamo registrato tanti voti ed è arrivato il supporto anche di altri partiti dell’opposizione, in particolare Pd e Alleanza Verdi sinistra. Questi ultimi, insieme a Sinistra italiana, sono stati molto presenti anche nel lavoro fatto negli ultimi giorni, ovvero di allargare la base politica a supporto dei referendum. Dall’altro lato politico sono molto critici già Lega e Alleanza Nazionale, che sono partiti a criticare il referendum invitando a non andare a votarlo.
Credo che sarà un’occasione di dibattito forte nei prossimi mesi, proprio su un tema identitario della destra: quello dei migranti e della concessione della cittadinanza. Quindi penso si potrà aprire un bel tavolo di confronto, sperando nel supporto di quante più forze politiche possibili. Come ho detto all’inizio, veramente non ci aveva creduto quasi nessuno. Le prime due settimane cercavamo di allargare, un grosso supporto ce l’hanno dato varie personalità di artisti. Penso a Ghali e altri, che anche sui social hanno iniziato a lottare per questa causa».
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