
Oggi viviamo nell’era del contenuto digitale, dove la qualità si contende gli spazi con una quantità vorticosa, un caos nietzschiano che genera una nuova qualità. Sicuramente anche la pandemia ha accelerato la digitalizzazione ma ha comunque messo in risalto i ritardi accumulati dalle Amministrazioni Pubbliche. Ma, quanto è davvero digitale la Pubblica Amministrazione italiana? E cosa bisogna fare per attuare un percorso di digitalizzazione che snellisca i rapporti fra Pubblica Amministrazione e i cittadini? Per provare a far luce abbiamo intervistato Marco Del Sorbo, digital strategist e autore del libro “Vivere comunicando”.
Quali sono i cambiamenti e le tendenze che la digitalizzazione dei media e dei social network hanno introdotto nella comunicazione e nella politica della Pubblica Amministrazione? E con il tuo lavoro, quale modalità di risorsa hai attivato?
«Oggi le Pubbliche Amministrazioni necessitano di ruoli legati al digitale e di strategie digitali che comunichino ai cittadini attraverso i nuovi media. Il mondo e la politica si sono evoluti, siamo nel 21esimo secolo, e quindi anche la Pubblica Amministrazione necessita di mezzi idonei per far comprendere ai cittadini bene le tematiche sulle quali si lavora oggi. Da circa sei anni sto lavorando a progetti digitali sulle Pubbliche Amministrazioni. Il lavoro è iniziato nel 2011, con il Parco Nazionale del Cilento (Vallo Di Diano e Alburni) che è tra i più grandi d’Europa. Con la mia agenzia, abbiamo portato avanti una progettualità digitale che ha permesso che il parco fosse tra i più conosciuti al mondo. A dimostrarlo è anche il fatto che quest’anno l’Istat certifica che il nostro parco è tra i in cercati in Italia. Questo è un traguardo molto importante perché fa comprendere ai cittadini che oggi i media possano determinare l’importanza e la popolarità di un territorio. Il nostro patrimonio Unesco può essere valorizzato attraverso il digitale e, così facendo ha la possibilità di raggiungere molti più utenti. Purtroppo le tematiche digitali nelle Pubbliche Amministrazioni non sono ancora comprese a pieno. Infatti, è necessaria maggiore sinergia tra privato e pubblica amministrazione. Nell’ultimo periodo, mi sto dedicando ad un altro progetto, apprezzato anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato “Digitalizzazione del patrimonio culturale” che si propone attraverso una realtà aumentata e permette a tutti quanti i visitatori del mondo di visitare i nostri patrimoni UNESCO visivamente. Così facendo è possibile creare flussi turistici del territorio attraverso questi contenuti digitali. Naturalmente, la strategia post pandemica ha portato ad un boom di accessi sui luoghi che hanno caratterizzato questo progetto digitale. L’obiettivo? Non è altro che il famoso “figital”, ossia “fisico e digitale”: creare degli applicativi che attraverso i nuovi canali digitali che permettono la creazione dei flussi reali turistici sul territorio».
Comunicazione digitale e problemi di comprensione: cosa fare a riguardo?
«Il periodo in cui stiamo vivendo è sicuramente molto criticato, tant’è che lo spiego anche nel mio libro “Vivere comunicando”. In realtà, non è altro che il passaggio ad un nuovo linguaggio: quello dei social media e del comunicatore digitale. Basti pensare che tutt’ora si ragiona sulle leggi in maniera molto più aperta su quest’argomento. Infatti, l’87% delle Pubbliche amministrazioni si affida proprio ai comunicatori digitali. Anche le aziende ricercano questo tipo di figure, perché è necessario, oggigiorno, approcciarsi al web e alla rete con il lavoro di professionisti qualificati nel settore. Ogni errore, può risultare fatale. Ci sono tantissimi problemi di comprensione, perché non si affida più il giusto peso alle parole. In realtà, le parole devono essere misurate prima di essere condivise in rete. Il linguaggio è cambiato: si ragiona per hashtag e parole chiave ed il ruolo del copywriter. Si utilizzano poche parole e perché il tempo di attenzione è drasticamente diminuito sui social. Bisogna avere un brainstorming di contenuti ma utilizzare poche parole che possano attirare maggiormente l’attenzione del pubblico».
Qual è, secondo te, la chiave di una comunicazione efficace?
«Personalmente, credo che la cosa più importante oggi sia quella di dare più spazio alle creatività e soprattutto cercare il giusto compromesso per snellire quella comunicazione tanto burocratica che però non arriva ai cittadini. Ecco perché ritengo che un ruolo emblematico lo rivesti proprio la creatività. Un’agenzia che prova a relazionarsi con la Pubblica Amministrazione viene sempre un po’ castrata dal lato creativo, perché si è legati un po’ troppo all’istituzionale. Quindi, è necessario creare un canale diretto con i cittadini in maniera più semplice ed efficace perché dobbiamo tenere a mente che il ruolo della PA è proprio quello di far comprendere le tematiche che mette in atto».
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