
«Uno può criticare la Chiesa perché vuol farla cadere, ma può criticarla anche perché le vuole bene e vuole farla migliorare»: una delle frasi emblematiche pronunciate da don Giulio Mignani durante la nostra intervista. Sostenitore e attivista per i diritti umani, don Giulio Mignani è un prete attualmente sospeso a divinis dalla Chiesa Cattolica poiché si è schierato pubblicamente a favore dell’aborto, dell’eutanasia e dei diritti LGBTQIA+. Tante sono le battaglie che don Giulio Mignani ha portato avanti nel corso di questi anni, sia prima che dopo la sospensione, al punto da diventare un pilastro di riferimento per tantissime persone che in lui vedono la forma del cambiamento: la forma di una Chiesa vicina concretamente alle persone, che si libera dei dogmi nel quale è costretta e rinchiusa e si apre all’altro.
«Io sono stato “sospeso a divinis” – afferma don Giulio Mignani – il 3 ottobre del 2022, ma c’è stato tutto un percorso per arrivare a questo. Tutto è partito da una mia esternazione fatta alla fine di marzo del 2021: in occasione della Domenica delle Palme, poco prima il Dicastero aveva emesso un responsum in cui si ribadiva il divieto di benedire coppie formate da persone dello stesso sesso». Praticamente un documento che non faceva altro che ribadire, ma con termini più crudi, una cosa che già faceva parte del magistero della Chiesa.
«Proprio in quell’occasione – continua Mignani –, in cui ancora non potevano essere effettuate benedizioni per il covid, io dissi di essere contento di non poter benedire perché, se non si può benedire un amore sincero solo perché di due persone dello stesso sesso, allora non ha senso neanche benedire dei ramoscelli di ulivo. La Chiesa, negli anni, ha benedetto di tutto: dalle guerre, alle armi e tante altre cose…dunque perché non benedire l’amore tra due persone?». E da qui partì la notizia che, a insaputa di don Giulio, fece il giro di tutti i giornali e, ovviamente, arrivò anche alla sua diocesi.
«Dopo vari interrogatori, il vescovo nel dicembre 2021 ha emesso il precetto penale, una sorta di “cartellino giallo” nel quale veniva detto che, se avessi fatto qualche altra esternazione contraria al magistero della Chiesa, sarei incorso nella sospensione a divinis. Ma io comunque in tutto questo tempo non sono “stato fermo”: ho fatto molte attività, ho firmato al referendum pro-eutanasia promosso dall’Associazione Luca Coscioni. Dopo di questo Marco Cappato mi ha invitato ad un convegno a Genova dove mi sono apertamente schierato, nel marzo 2022: questa è stata la mia prima esposizione pubblica dopo il “cartellino giallo”. Poi nel mese di maggio 2022, le Iene mi avevano chiesto di fare “la iena per un giorno” incontrando un prete omofobo e lì è stata una seconda esposizione pubblica, questa volta a favore dei diritti LGBTQIA+. Poi ho fatto un’altra, nel giugno 2022, a favore dell’aborto. Dopodiché il vescovo mi ha convocato nuovamente davanti al tribunale ecclesiastico diocesano e lì mi ha chiesto se avessi detto queste cose o fosse stata un’interpretazione sbagliata dei giornalisti, io ho affermato di aver detto tutto e lì è scattata la sospensione a divinis: il famoso “cartellino rosso”» – conclude don Giulio Mignani.
«Successivamente ho avuto altri colloqui col Vescovo – afferma don Giulio – perché sono stato sospeso a divinis ovvero a tempo indeterminato: per la Chiesa questo è un tempo in cui dovresti riflettere su ciò che hai commesso per poi redimerti. Dopo la redenzione, la sospensione viene revocata e puoi riprendere nuovamente il sacerdozio. Se mi arrivano degli input, io sono pronto a cambiare la mia posizione, come ho sempre fatto aprendo la mia mente, ma questo periodo di “riflessione” non fa altro che confermare le cose in cui credo e per cui sono stato sospeso. In questo anno o poco più di sospensione, continuando a leggere e approfondire, alcune questioni si sono ancora di più radicate in me».
Convinzioni e riflessioni che arrivano ad essere sempre più profonde: non solo attraverso le esperienze vissute, ma anche con gli studi e gli approfondimenti svolti. «Chi studia – continua Mignani – sa come determinate posizioni non hanno dei fondamenti solidi. Le colonne sulle quali si appoggiano determinate affermazioni della Chiesa non sono solide, si smontano appena le vai ad affrontare».
E, dunque, com’è cambiato il rapporto con Dio per questo sacerdote allontanato dalla Chiesa? «Il mio rapporto con Dio non è cambiato. Certamente il rapporto con l’Istituzione Chiesa sì, più che altro c’è una grande delusione, perché sono loro che si stanno allontanando dal messaggio di Gesù, se continuano a non cambiare. Uno può criticare la Chiesa perché vuol farla cadere, ma può criticarla anche perché le vuole bene e vuole farla migliorare. Non è che le coppie omosessuali hanno bisogno di quella benedizione, è più che altro la Chiesa che ha bisogno di darla, loro sono già benedette da Dio. Ho aiutato tantissime persone dopo essermi esposto, ma sai quanto bene farebbe se, al mio posto, l’avesse fatto il Papa? Forse perché hanno paura di dover ammettere che la Chiesa sia sbagliata, anche se credo che ritornare sui propri passi sia la cosa più bella che un essere umano possa fare nella vita. Sono convinto, inoltre, che il peccato originale della Chiesa sia la credenza che hanno di possedere tutta la verità».
A proposito di Papa Francesco: noi lo abbiamo visto più volte esporsi su tantissime questioni, ma cosa pensa Don Mignani su colui che è stato presentato come il grande innovatore della Chiesa? C’è davvero un’apertura maggiore da parte della Chiesa? «Per me Papa Francesco – continua don Giulio – fa bene ad esporsi, ma credo che nell’ascoltarlo abbiamo colto aperture maggiori rispetto a quelle che realmente ci sono. Ti faccio un esempio: quando ha detto: “Se un uomo è omosessuale e cerca Dio, chi sono io per giudicarlo” che ha fatto il giro del mondo ed è stata accolta come un’apertura enorme, a me non piace. Perché questa frase vuol dire che la persona oggettivamente sta sbagliando, ma soggettivamente “chi sono io per giudicarlo?”. No: oggettivamente non sta facendo nulla di sbagliato. Il Papa sicuramente è più aperto di altri, ma dice cose che sono sempre presenti all’interno dello schema della Chiesa».
Un’apertura che, a volte, ci va di vedere perché speriamo fortemente in un cambiamento, in un modo di sentire e di mettersi all’ascolto nuovo, aperto alla diversità: perché “diverso” non vuol dire per forza “sbagliato”. Prima di salutarci, infine, don Giulio ci racconta… «Ti lascio con questa “curiosità”: non so se sai, ma c’è un documento firmato nel 2005 da Benedetto XVI e ribadito da Papa Francesco nel 2016 che dice di non accettare ragazzi in seminario se sono dichiaratamente omosessuali. Questo documento fu sancito successivamente allo scandalo degli atti di pedofilia all’interno della Chiesa. Questo fa rendere conto di quanta assurdità c’è nella Chiesa: come se si collegasse ancora l’omosessualità alla pedofilia. Ma, soprattutto, che differenza c’è tra un ragazzo eterosessuale o omosessuale se c’è sempre da mantenere il celibato nei confronti di Dio?» – conclude.
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