
Lo sviluppo tecnologico ha indubbiamente rivoluzionato, fra i tanti, anche il settore medico e chirurgico, fornendoci strumenti per monitorare, operare e curare con estrema precisione e rischi sempre più ridotti. È sulla scorta di questa vera e propria rivoluzione che, da più di un anno, il reparto di Urologia 2 del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno si avvale della tecnologia Robotico Hugo per il trattamento chirurgico dei tumori dell’apparato urinario e del Laser ad Holmio, gold standard nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna e calcolosi urinaria. In pratica, il reparto rappresenta una delle punte di diamante del presidio medico ospedaliero che sorge nel complesso territorio di Castel Volturno, destando così il nostro interesse. Ci siamo confrontati proprio con il medico che ne dirige l’attività, il Dott. Donato Dente, per comprendere quali siano i vantaggi e le potenzialità degli strumenti che la tecnologia permette di sviluppare sul fronte della medicina ed in particolare dell’urologia.
«Sebbene il nostro sia un reparto giovane – perché l’unità operativa robotica è nata circa un anno e mezzo fa – allo stato attuale riesce a spaziare più o meno in tutti i campi dell’urologia. In questo momento ci occupiamo di chirurgia robotica e ci possiamo definire un centro “full robotic”, riuscendo a lavorare su tutti i tipi di patologie oncologiche con tecnica robotica e ad applicare chirurgia mininvasiva in tutti i campi oncologici. Siamo un centro laser per quanto riguarda l’ipertrofia prostatica benigna e la calcolosi urinaria; inoltre, abbiamo una vera e propria accademia di formazione e facciamo periodicamente dei corsi per specializzandi o neospecialisti che vogliono approcciarsi al mondo del laser e alle tecniche mininvasive per l’ipertrofia prostatica benigna. Anche questo è un campo che stiamo approfondendo e ognuno di noi, sotto la mia supervisione, sta abbracciando un campo specifico di cui si occupa. L’altro campo di interesse che stiamo sviluppando è l’andrologia, perché le disfunzioni sessuali non possono essere ignorate, sebbene meno gravi della problematica oncologica o dell’ipertrofia prostatica benigna. Al momento anche qui c’è un collega che si occupa di questo e con cui facciamo periodicamente delle sedute dedicate all’andrologia, quindi a tutte le patologie sia di natura oncologica al pene che di natura funzionale, come la disfunzione erettile o l’incurvamento del pene, che vengono trattate chirurgicamente attraverso degli interventi, talvolta complessi, che consentono di mettere il paziente nelle condizioni di avere una vita sessuale adeguata. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di riuscire a offrire un servizio completo sul campo urologico, così da poter gestire ogni tipo di paziente e far sì che Pineta Grande diventi un centro di riferimento per l’urologia. Un altro campo importante è l’uroginecologia, che afferisce alle patologie funzionali della vescica femminile, di cui un altro collega ha la gestione, in modo tale che anche tutte quelle donne che soffrano di problematiche di questo genere, spesso e volentieri invalidanti, riescano a essere trattate in modo adeguato. Ovviamente siamo in continua espansione perché siamo, come detto, un’unità giovane, che attualmente ha solo possibilità di crescita».
«Le faccio un esempio. Per quanto riguarda il tumore della prostata, attualmente i nostri pazienti vengono dimessi dopo soli due giorni dall’intervento e si mobilizzano dopo sei ore. Ad oggi, grazie al robot, e ovviamente all’esperienza maturata negli anni, abbiamo fatto in un anno e mezzo quasi 150 interventi robotici e li stiamo facendo con una nuova piattaforma che ci assiste negli sviluppi. I risultati, devo dire, sono confortanti, i pazienti sono contenti e il nome del reparto comincia piano piano a essere presente sul territorio».
«La cosa bella è che stiamo provando nel nostro piccolo, se piccolo si può definire, a far sì che non ci sia più migrazione di pazienti verso il nord. Tantissime persone stanno cominciando a rendersi conto che volendo è possibile essere operati esattamente nello stesso modo e con la stessa qualità che ci sarebbe in strutture blasonate del nord. Tutto sommato, non siamo a livelli di ospedali grossi e che hanno magari 20 anni, 25 anni di esperienza, se non di più addirittura di più, ma siamo sicuramente sulla buona strada e solo il tempo ci saprà dare meriti o demeriti, ammesso che ci saranno».
«È fondamentale capire che la tecnologia ci aiuta nel momento in cui si fa diagnosi precoce, perché in tal caso è possibile curare malattie consentendo perfino una qualità della vita sovrapponibile a quella di un soggetto completamente sano. Tuttavia, il problema è che moltissime persone non si controllano e quindi quando arrivano in struttura presentano spesso malattie in stato avanzato, costringendo l’equipe medica a fare i “salti mortali” semplicemente perché non hanno effettuato i controlli annuali di routine, che costerebbero pochissimo sia al paziente sia al Servizio Sanitario Nazionale, consentendoci al contempo di avere un grosso risparmio sia in termini chirurgici che in termini di ricovero».
«Io cerco di formare dei chirurghi, ed in passato io stesso sono stato formato, qualcuno è stato vicino a me, ha perso tempo, mi ha insegnato e per fare ciò è necessaria tutta la buona volontà. Devo dire che abbiamo una squadra di persone giovani, che hanno tanta voglia di imparare e di portare avanti il reparto. A me interessa che tutti diventino dei chirurghi, ma prima di fare il chirurgo si deve diventare un buon urologo. E questo è quello che io cerco di insegnare ai ragazzi specializzandi che arrivano – in questo momento ne abbiamo tre che arrivano dalla Federico II – e che, nonostante siano ancora specializzandi, hanno quasi totale autonomia in una buona parte degli interventi chirurgici. Questo è importante soprattutto per i ragazzi che sono ben invogliati a lavorare, ben invogliati a operare, per una loro crescita e per quella del reparto».
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