
Venerdì 27 giugno è uscito “Pierrot”, il nuovo disco di Doppia B. Un diario personale più che un semplice album, una scrittura impegnata. Dentro, il racconto delle difficoltà della vita privata e anche qualche sassolino tolto dalle scarpe verso il resto della scena rap.
«Il disco è molto autobiografico e ho scelto questa foto un po’ come se fosse la prima traccia. Mia mamma me la scattò aiutata economicamente da mio nonno perché eravamo molto poveri. Pierrot è un personaggio molto triste e mia madre guarda a quella foto con tristezza perché le ricorda quel periodo davvero difficile. È uno scatto che racchiude al suo interno le mie situazioni personali e si lega a tutti i pezzi del disco, in particolare alla loro parte più triste.»
«Il disco, oltre a essere autobiografico, parla anche di questa “involuzione”. Per me, l’autotune non è stata l’evoluzione del rap o della musica, anzi il contrario. Questi rapper che ho dissato, sul piano artistico e mai su quello personale, adesso sono diventati trapper perché prima non funzionavano. Inoltre, se analizzi i testi, non dicono niente. A me questo non piace: la mia è una protesta volta a difendere la cultura dell’hip pop, un genere nato come musica sociale, che racconta la sofferenza di tanti. Con l’autotune si modificano la voce e poi dal vivo sono inascoltabili. Mi hanno contattato alcuni di questi rapper perché non capiscono il concetto e parlano di evoluzione. Il dissing è il seme del rap, nasce non per litigare ma per la libertà di parola. Kendrick Lamar quest’anno ha vinto moltissimi premi grazie al dissing con Drake, ma loro non sanno manco chi sia. Non c’è cultura, non c’è background. Tutti i rapper della mia generazione lo pensano, solo che io ho avuto il coraggio di dirlo e mi prenderò tanti insulti, ma va bene così.»
«Sono andato benissimo sulle piattaforme con questo pezzo. Tutti però hanno paura di condividerlo per non farsi nemici. Si, c’è falsità. Tutta la scena artistica è così, anche gli attori. Per esempio, la morte di Alvaro Vitali: lui è stato masticato e, poi, quando è sceso dalla cresta dell’onda, è stato sputato. Nel rap, ho sentito di insulti di nascosto tra gli artisti, ma poi nei commenti si elogiavano. È un gioco di sfruttamento, non c’è più la vera fratellanza.»
«Io ho 42 anni e ogni volta mi dico di smettere, non per l’età, ma perché per come va l’arte oggi i tiktoker diventano cantanti. Vedo le piazze piene per queste persone e mi chiedo perché dovrei continuare. Il rap come condanna è perché la notte mi metto ad ascoltare musica e scocca la scintilla di dover scrivere qualcosa. È un circolo vizioso, non riesco a fermarmi. Per quanto concerne i miei peccati, non ho avuto rapporti con i miei genitori per quasi 10 anni. Adesso che sono padre, anche io capisco che, a prescindere da chi avesse ragione, da genitore morirei a non sentire mio figlio per più di 10 anni. Questo è un peccato grave, perché forse dovevo essere pure io a riallacciare i rapporti. La sofferenza di un genitore è un peccato che non sconterò mai.»
«Sono estremamente credente. Riesco a parlare a Dio solo con la musica. Qualsiasi cosa faccia, mi affido alla fede. Mi diagnosticarono tempo fa un tumore all’intestino, poi feci gli esami finali e non c’era più niente. Non ho iniziato a credere da questa cosa, sono sempre stato credente sin da piccolo, però ho tante di queste dimostrazioni della sua esistenza. Dio è come un genitore per me: quando ti deve dare ti dà e quando deve metterti in punizione lo fa. Ho delle punizioni da scontare anche da parte di Dio.»
«7-8 anni fa litigai con un carabiniere; fui assolto, però prima di ciò ho dovuto fare una trafila di 5 anni. Mi hanno messo a fare i percorsi per chi usa le sostanze, il SERT, ma io non ne ho mai fatto uso. Questa lite però mi ha portato a ciò nonostante l’assoluzione. Si guarda al carcere come un inferno e lo è, però lì scatta la solidarietà tra carcerati, che al di fuori non trovi. Lì sono tutti pregiudicati, ma ci si perdona a vicenda, dunque perché non perdonare anche gli altri all’esterno? Ecco, ho imparato a perdonare. Io ho sbagliato sicuramente in questa lite, diedi di matto perché il carabiniere mi disse all’orecchio “io ti arresto e non ti faccio vedere più i tuoi figli”. Mi portarono in caserma e le provocazioni continuarono. Tutto ciò è messo agli atti. Il giudice chiese proprio perché delle provocazioni e loro non risposero. In carcere ho subito anche qualche schiaffo o qualche calcio ma non ho detto nulla in tribunale, non mi interessa, ho sicuramente commesso degli errori; sarebbe bastato non reagire alla provocazione. Mi sono fatto 6 mesi a vuoto e l’avvocato vuole richiedere il risarcimento. Sono cose che mi hanno segnato: chi mi risarcisce del tempo perso, che avrei potuto trascorrere assieme alla mia famiglia?»
«Ho grande stima per Pasqualino. La canzone ce l’ho da tanto tempo, ma per le vicende che ti ho raccontato non ho pubblicato niente per anni. Per quanto riguarda Swifty McVay, lui fa parte dei D12, la crew di Eminem. Io andai all’Alcatraz di Milano il gruppo, quando ancora facevano canzoni. In prima fila io gli mostrai il tatuaggio dedicato a loro; Swifty lo notò e mi strinse la mano. Da lì lo contattai sui social e, chiacchierando, gli proposi di fare un pezzo, ma mai avrei pensato che potesse accettare. Caneda lo conosco tramite Don Joe dei Club Dogo, perché mi fece una produzione. Questo pezzo in realtà era stato già pubblicato, ma prima ero molto più acerbo. Le strofe di Caneda sono rimaste le stesse, ho deciso di riscrivere le mie con la maturità di adesso.»
«Questo è il discorso del rap come condanna. Un giorno penso di continuare e l’altro no. Non mi lego ai numeri per decidere. Per farli c’è chi si affida ad artisti già affermati, che però chiedono davvero moltissimi soldi. Ho visto chiedere 100 euro di tik tok al giorno, Google Ads per 1500 euro. Le persone non sanno che quel milione di visualizzazioni è fatto a pagamento, non perché si è più bravi di altri con numeri più bassi. Il numero lascia il tempo che trova. Farli fa sicuramente piacere, ma mi interessa più sapere cosa dice l’appassionato di rap. La mia soddisfazione è sapere che la diss track stia piacendo.»
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