
C’è chi rincorre il successo, e chi lo costruisce con fede incrollabile, sacrifici silenziosi e una visione limpida. Dominic Caglioti appartiene alla seconda categoria. Figlio della comunità italoamericana del New Jersey, ha saputo trasformare il suo talento per la contabilità in un impero professionale fatto di numeri, relazioni e intuizioni. Ma dietro il titolo di fondatore del Caglioti Group e partner della prestigiosa firma Stefano Slack, si cela molto di più: un percorso che parte da uno studio aperto a soli 26 anni nel cuore degli anni ’80, quando Reagan accendeva le speranze di una nuova America, fino alla scoperta del mondo della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e della protezione digitale. Con umiltà e orgoglio, Caglioti ci racconta di come abbia attraversato cambiamenti epocali senza mai perdere di vista la sua bussola interiore: il rispetto per le persone, la fede in Dio, e la volontà di lasciare un impatto positivo nel proprio settore. Una vita professionale che oggi lo vede protagonista anche in ambiti cruciali per la sicurezza nazionale, con un legame diretto con il Presidente Donald Trump e la sua visione sulla protezione dei dati e dell’identità digitale americana.
«Mio padre è arrivato negli Stati Uniti nel 1951, mia madre nel 1954. Io sono nato qui a Camden, nel New Jersey, nel 1955. Sono cresciuto in una tipica famiglia italiana: mio padre era un lavoratore instancabile, tutto ciò che faceva era per noi figli. Mia madre si prendeva cura della famiglia e si assicurava che studiassimo e andassimo a scuola. Ho avuto esempi forti di dedizione, lavoro duro, lealtà e grande senso della famiglia».
«Quello che mi ha ispirato a intraprendere questo percorso è stato il consiglio di una persona, quando ero all’università, negli anni ’70. Mi sono laureato nel 1977 e qualcuno mi disse: “Studia contabilità, perché i contabili avranno sempre lavoro”. Mi suggerì di guardare la sezione degli annunci sul giornale. Lì vidi sei pagine piene di offerte per contabili e solo mezza colonna per tutte le altre professioni. Così decisi di diventare contabile non perché fosse la mia passione, ma perché pensavo che avrei sempre trovato lavoro. E così è stato. Quando ho cominciato a lavorare ho scoperto che in realtà mi piaceva. Ma ciò che amavo di più era il rapporto umano, l’interazione con le persone. Credo che sia stato proprio questo a farmi costruire il mio business: per me il lavoro è fatto di relazioni personali. Se pratichi il talento che Dio ti ha dato, verrai ricompensato. E per me ha funzionato molto bene».
«Credo che l’economia americana si basi su principi solidi: proteggere i lavoratori, i fornitori e i consumatori. Chi fallisce spesso non è preparato o non capisce cosa vogliono le persone. Se invece riesci a offrire ciò che la gente cerca, troverai sempre un modo per avere successo».
«Credo che Trump sia il miglior leader per questi tempi. Ha visione, capisce il mondo che ci circonda, è aperto di mente e, secondo me, è stato etichettato ingiustamente. Non guarda al colore della pelle o al genere. Vuole solo mettere le persone giuste al posto giusto».
«Ho grande rispetto per Giorgia Meloni. Credo che stia guidando l’Italia verso una nuova fase. L’economia sta crescendo, soprattutto in settori come tecnologia, ingegneria e automotive. Ho appena scoperto che il Nord Italia fornisce gran parte dei componenti per le auto tedesche considerate le migliori al mondo. E poi la moda, il cibo, la cultura… L’Italia sta esplodendo».
«È una bellissima storia. Ero appena diventato membro del Trump International a Palm Beach. Mia madre stava per compiere 90 anni. Abbiamo organizzato una festa di famiglia al golf club. Trump venne a sapere del compleanno e, senza invito, si è presentato. È stato con noi per 15 minuti a farle gli auguri. È lì che è iniziata la nostra relazione. Quel giorno gli dissi: “Per ciò che hai fatto per mia madre, ti sarò grato per tutta la vita”. Pensaci: una donna arrivata in America a 23 anni, che ha cresciuto cinque figli… e per i suoi 90 anni riceve gli auguri dal Presidente degli Stati Uniti. È stato incredibile. In quel momento non era “il Presidente Trump”, era Donald Trump, l’uomo. E questa è la parte che molte persone, purtroppo, non conoscono. È un uomo gentile, generoso, empatico, compassionevole».
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