
In vista delle elezioni di Giugliano in programma il prossimo 25 e 26 maggio, Informare ha ospitato in redazione il candidato sindaco del centro-destra Giovanni Pianese, già più volte primo cittadino della terza città della Campania. Nell’intervista rilasciata ai nostri microfoni, Pianese ha affrontato diverse questioni: dal possibile scioglimento del comune al ritorno in campo politico, fino ad arrivare al momento che vive l’attuale classe politica locale.
«Onestamente non credo più alle definizioni di “destra” e “sinistra”, ma credo che nella politica locale sia necessario valorizzare chi esprime il proprio impegno per risolvere i problemi che ci trasciniamo da tempo e che, purtroppo, non vedono soluzioni. Per quanto riguarda la sconfitta dei partiti, c’è stata una vera e propria distruzione di essi, testimoniata dall’assenza di una fucina in cui i giovani possano apprendere l’arte nobile della politica».
«Sembra ci sia l’idea che io sia un sindaco che abbia governato ininterrottamente per quarant’anni, ma nella realtà dei fatti sono stato sindaco per due volte. Probabilmente, tale considerazione è dovuta al fatto che le persone ricordano le opere realizzate negli otto anni in cui sono stato primo cittadino.
A fronte di questa agonia, sono stato invitato a riproporre una mia candidatura per mettere intorno allo stesso tavolo i partiti di centro-destra, a cui mancava un soggetto che fosse riconosciuto per la propria personalità, tale da accettare il testimone e continuare l’opera di risanamento della città, soprattutto dopo le vicende giudiziarie che hanno interessato le ultime due legislature. Questo è stato il motivo che mi ha spinto ad accettare la candidatura nonostante l’età. Ho accettato per mettere a disposizione la mia esperienza, il mio pragmatismo, la mia capacità maturata negli anni. I problemi non si risolvono stando seduti nella stanza del sindaco ma instaurando dei rapporti con Regione e Governo. Per quanto riguarda la questione anagrafica, nelle settimane scorse ho più volte citato esempi di figure che governano o sono a capo di Paesi o Istituzioni mondiali: penso al Papa per la Chiesa o al Presdidente della Repubblica Mattarella. Ecco, queste persone dimostrano che per governare c’è bisogno della testa, non del fisico».
«Prima si aveva una visione di politica incentrata sul confronto culturale e programmatico. Oggi si parla di sistema bipolare ma bisogna ricordare che tale visione era già radicata nella Prima Repubblica. Infatti, i due grandi centri erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che rappresentavano la maggioranza dell’elettorato. La DC, ad esempio, nonostante negli anni avesse ottenuto la maggioranza assoluta, ha coinvolto nei propri governi repubblicani, liberali e socialdemocratici per favorire degli accordi utili allo sviluppo del Paese. Così ragionava la Democrazia Cristiana e, in generale, la politica di allora. La classe politica odierna, invece, non parla più dei problemi ma litiga e fa opposizione criticando la maggioranza, senza proporre delle soluzioni».
«Secondo me si sta facendo terrorismo mediatico e chi teorizza non sa come funziona l’iter di scioglimento. La commissione di accesso ha consegnato il verbale in Prefettura, che avrà tre mesi di tempo per approfondire la relazione, convocare il tavolo per la sicurezza a cui parteciperanno le forze di sicurezza in Procura, redigere un’altra relazione e inviarla al Ministro degli Interni, che a sua volta avrà sei mesi di tempo per valutare la relazione e fare la proposta al Consiglio dei Ministri. Si voterà a breve, quindi il tempo per concludere l’iter non c’è. La commissione dovrebbe individuare fatti certi di condizionamento degli organi elettivi decisionali. Dalle notizie di cronaca che ho letto, mi pare che non ci siano questi fatti. Lo dico per fare chiarezza. Avrei un interesse opposto, invece devo essere onesto affinchè Giugliano non venga nuovamente macchiata».
«Giugliano ha al proprio interno delle mele marce, non possiamo negarlo. Esiste il clan Mallardo, una camorra che droga l’economia. Si tratta di un aspetto che naturalmente va affrontato, approfondito e combattuto, con le istituzioni che non devono fare solo repressione, ma anche educazione. Bisogna fare opere finalizzate ad una crescita culturale, iniziando dai bambini, che oggi già si atteggiano a bulletti; essere protagonisti di una grande azione di concertazione fra la chiesa, la scuola, le istituzioni, le forze dell’ordine; organizzare incontri con i ragazzi propagandando il concetto di legalità e facendo capire che l’attività criminale porta alla morte o al carcere a vita».
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