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INTERVISTA. Enzo Avitabile racconta il suo nuovo album: "Benvenuti sul treno dell'anima"

Luisa Del Prete
Luisa Del PreteRedazione Informare
8 novembre 20224 min di lettura

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INTERVISTA. Enzo Avitabile racconta il suo nuovo album: "Benvenuti sul treno dell'anima"

Indice (7)

  • 1Partiamo da una persona che lei spesso cita nelle sue interviste: Carmelo Bene. Qual è il suo profondo legame con lui?
  • 2Oggi qual è la sua opinione su quello che la nostra terra, a livello artistico, sta producendo?
  • 3Black Tarantella e il nuovo album sono caratterizzati dagli incontri, anche con chi è magari musicalmente “lontano” da lei. Cosa hai scoperto di sé e degli altri in questi incontri?
  • 4Tanti featuring importanti da Ligabue, Biagio Antonacci, Jovanotti, Rocco Hunt e altri… qual è la canzone a cui è più legato e perché?
  • 5Questo nuovo album, dunque: “Il treno dell’anima”. Da dove nasce?
  • 6Qual è il messaggio che vuole lanciare?
  • 7L’edizione 2022 di “Settembre al Borgo” a Caserta Vecchia ha avuto una tua fortissima impronta. Puoi farci un resoconto personale?

Una musica che coinvolge, che integra, che unisce tutti in uno stesso ritmo: Enzo Avitabile è ormai un simbolo della canzone partenopea. Dalla lunga tradizione con i Bottari, diventati celebri in tutto il mondo, al suo ultimo album: “Il treno dell’anima”.

Un viaggio interiore in cui il cantautore invita l’ascoltatore a creare un proprio messaggio e a viversi l’itinerario, sentendosi libero di immaginare. Tanti i featuring da Rocco Hunt, Ligabue, Antonacci, Jovanotti ed altri cantanti italiani che hanno accompagnato il maestro Avitabile in un disco rivoluzionario. Il cantautore si racconta ad Informare.

Partiamo da una persona che lei spesso cita nelle sue interviste: Carmelo Bene. Qual è il suo profondo legame con lui?

«Lo cito spesso perché credo sia molto importante la riflessione che lui fa sul significante e significato. Ho preso in prestito questa sua definizione per esprimere il concetto di “suono suonante o suonato”.
Per me un suono suonante è un qualcosa che diviene giorno per giorno e non resta inscatolata, non si auto-omologa. Un suono che diviene così come le musiche del mondo e i mondi che si incrociano. Credo molto in una musica di inclusione che include l’altro e, a sua volta, sé stesso nella realtà dell’altro».

Oggi qual è la sua opinione su quello che la nostra terra, a livello artistico, sta producendo?

«Il Sud produce musica da sempre: non esiste musica del Sud o musica del Nord. La matrice culturale è importante perché è un segno di consapevolezza della propria identità culturale, però credo che sia importante accogliere tutte le conoscenze dei popoli della Terra. Io credo in una contaminazione felice in cui tu resti profondamente ciò che sei, ma sei anche disposto a cambiare e ad evolverti».

Black Tarantella e il nuovo album sono caratterizzati dagli incontri, anche con chi è magari musicalmente “lontano” da lei. Cosa hai scoperto di sé e degli altri in questi incontri?

«Ho scoperto una cosa importante: non bisogna mai dare nulla per scontato in musica. Come diceva Mozart: in musica si può tutto. Cento voci insieme, se parlano, fanno casino; se, invece, sono musica diventa suono, rumore armonico, emozione, sensazione.
La musica va oltre ogni parola, è la forma espressiva più alta che viviamo nella coscienza umana. È qualcosa che unisce, lo vedo ai miei concerti: persone di qualsiasi età o ceto sociale, e questa cosa è bella perché la musica è multigenerazionale, multietnica, multitutto».

Tanti featuring importanti da Ligabue, Biagio Antonacci, Jovanotti, Rocco Hunt e altri… qual è la canzone a cui è più legato e perché?

«Non esiste una canzone a cui si è più legati, ma è il periodo a cui ti lega una canzone. Questo è un disco che puoi vederlo come un edificio unico o come una casa che si spoglia e accoglie varie realtà. Puoi sentire un pezzo al giorno, un pezzo continuamente per un mese e poi vai avanti. Lo puoi sentire tutto insieme. È un disco libero, di compagnia, di racconti: storie di uomini che vivono la stessa condizione, gli stessi sogni e le stesse speranze, ma la stessa aspirazione».

Questo nuovo album, dunque: “Il treno dell’anima”. Da dove nasce?

«È un disco nato durante la pandemia, da un rapporto straordinario che ho con i miei colleghi. Come ogni disco, va letto, ascoltato, ma soprattutto va re-immaginato.
Io credo molto nell’immaginazione produttiva: le persone attraverso l’ascolto di un testo di una canzone sviluppano un proprio pensiero dove si fanno i loro viaggi attraverso l’immaginazione che crea i sogni e le probabilità di speranza nella vita».

Qual è il messaggio che vuole lanciare?

«Nel momento in cui usi le parole: gesto, musica e danza, di per sé è già un messaggio. “Messaggiamm’ ‘o ritm’ e abballamm ‘o messagg’”, “‘O ritmo nun ce sape, ma ‘o ritmo ce sana”, “Benvenuti sul treno dell’anima”: questi sono messaggi. Ce ne sono tanti, ma alla fine è unico».

L’edizione 2022 di “Settembre al Borgo” a Caserta Vecchia ha avuto una tua fortissima impronta. Puoi farci un resoconto personale?

«È stato bellissimo. Un “Settembre al Borgo” straordinario, rivoluzionario. Con i gruppi e con dei fuoriclasse della musica: questo credo che sia lo spirito di questo Festival.
La cinquantesima edizione non poteva non avere questo riconoscimento e non poteva che essere omaggiata dai migliori musicisti al mondo. Unico».

Tags
  • #album
  • #Enzo Avitabile
  • #il treno dell'anima
Luisa Del Prete
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