
Dall’ingegneria all’architettura, fino all’edilizia e all’imprenditoria: figurarsi una donna al vertice di un’azienda o impresa è sempre stato difficile. Lo è ancora nel ventunesimo secolo, soprattutto in Italia, un Paese che continua ad avere difficoltà nel riconoscere il talento femminile. Ma l’intraprendenza non ha genere: lo dimostrano le numerose donne in carriera che costellano il panorama economico nazionale. Lo ha dimostrato anche Federica Brancaccio, Presidente nazionale dell’ANCE, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, che abbiamo intervistato nella sede di Informare a Caserta.
«Sono stata vicepresidente, presidente e tesoriere dell’Associazione Territoriale ANCE di Napoli. Ora sono Presidente Nazionale. In questi anni, attraverso gli enti di formazione, ci siamo occupati di spingere sulla formazione femminile in un settore tipicamente maschile, dove le percentuali di occupazione femminile sono ancora molto basse. Riscontriamo, invece, una percentuale più alta in lavori di sede o di cantiere, ma di livello tecnico, non manuale. Abbiamo quindi incentivato i corsi di formazione con dei progetti europei sulla formazione» afferma Brancaccio. Tuttavia, lo stereotipo del sesso debole è intrinseco nella nostra società: l’idea che esistano “lavori da uomini” e “lavori da donne” è ancora radicata. Ad una donna che decide di fare carriera viene ancora chiesto se trova difficoltà a gestire il proprio lavoro avendo una famiglia da gestire, relegando solo a lei la responsabilità domestica: «È una domanda che mi fanno spesso, ma sul piano lavorativo non ho mai avuto nessuna difficoltà» dice ancora la Presidente ANCE, che precisa inoltre quanto sia stata fondamentale la vita associativa.
È lì che ha rafforzato le cosiddette soft skills, tra cui leadership, problem solving e competenze manageriali, fondamentali per influenzare processi decisionali e istituzioni. È nell’associazionismo che Brancaccio afferma di aver creato il suo network, curando i rapporti intrapersonali: «L’associazionismo non è altro che una rappresentazione in piccolo di tutto quello che accade nella società, quindi rapporti umani, affettivi, politici. Aiuta anche molto a mettersi nei panni dell’interlocutore, a cercare il punto di incontro, a cercare di capire le esigenze dell’altro. Considerate che, con le nostre diramazioni territoriali in tutta Italia, anche le diverse esigenze dei territori sono una grande palestra di allenamento in termini di crescita personale».
Seguendo da tempo le trasformazioni urbane a Caserta, abbiamo discusso con la Presidente ANCE di quali potrebbero essere gli strumenti necessari a migliorare una governance frammentata e lenta, in vista della rigenerazione urbana delle città del Sud: «È una battaglia che portiamo avanti da moltissimi anni. L’Italia è il Paese delle città e dei comuni: parecchi sono rimasti fermi perché non si è mai riusciti a far seguire una modernizzazione del quadro normativo e regolatorio rispetto alle esigenze di una società che cambia e che cresce. Siamo fermi ancora al 1942 sulla normativa urbanistica per esempio. I nostri enti territoriali, le regioni e comuni, cercano di trovare spazi per la famosa rigenerazione urbana di cui si parlava, che è l’unica strada possibile. Oggi dobbiamo stare attenti al consumo del suolo, all’ambiente, ai servizi necessari per una città che non faccia scappare, specialmente nel nostro Mezzogiorno, i giovani alla ricerca di servizi e lavoro. Con le regole attuali è molto difficile», conclude la Presidente ANCE.
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