
Ad ottobre di questo anno scade il mandato dell’attuale Rettore dell’Università Federico II di Napoli, Matteo Lorito. Un mandato durato sei anni di cui il Rettore uscente ha tracciato un resoconto ai nostri microfoni, raccontandoci i traguardi più importanti e immaginando le prospettive future dell’Università. Il solco tracciato in questi anni è quello di un’università divenuta ormai regionale, presente in ogni capoluogo della Campania, con passi avanti di qualità dei corsi di studio e dei servizi offerti che vengono premiati anche nelle grandi classifiche mondiali. La Federico II risulta infatti tra le prime 500 università al mondo nella classifica stilata dal QS World University Rankings By Subject, distinguendosi in particolare per l’eccellenza in materie come Ingegneria, Farmacia, Veterinaria e Studi Classici. Proprio da qui è partita la nostra intervista in esclusiva.
«La Federico II in questi 6 anni di rettorato ha continuamente scalato le classifiche. Questo è stato l’effetto di una serie di politiche messe in atto che hanno incluso il potenziamento della sua componente scientifica in termini di potenziamento dei docenti, dei ricercatori: siamo passati da circa 2600 a 3200 professori pur perdendo mediamente ogni anno circa 50 professori per pensionamento.
Ovviamente questo ha portato più risorse che sono state investite poi nell’attività di ricerca e questo ha portato chiaramente a un potenziamento e quindi a una quantità e qualità dei prodotti della ricerca con le pubblicazioni, i brevetti, gli agenti, ecc., che è cresciuta ottimamente nel tempo. Quindi questa è la base della crescita all’interno dei ranking.
In questi anni si sono evidenziati i settori che oggi potremmo chiamare settori più competitivi, più di eccellenza o di qualità o che competono meglio nel loro relativo ambito. Parliamo sicuramente del settore della farmacia, settore dell’aerospazio, il settore dell’agrifood, il settore delle biotecnologie, alcuni settori dell’area umanistica, insomma, ce ne sono diversi che sono molto forti e lo vediamo un po’ in queste classifiche. Naturalmente hanno il limite di essere classifiche che guardano solo all’attività di ricerca. L’effetto sulle classifiche non è altro che l’effetto di una politica rivolta a questo. D’altronde lo vediamo dal fatto che oggi la Federico II raccoglie una quantità di progetti di ricerca, per quantità e per importo, come mai accaduto negli ultimi anni a memoria. C’è naturalmente anche l’effetto del PNRR.
Col PNRR la Federico II ha veramente raggiunto un livello di primato assoluto in Italia perché abbiamo raccolto la quantità di risorse più alta in assoluto di qualunque altro ateneo, perché naturalmente il combinato disposto di aver prodotto dei grandi progetti, poggiati su laboratori importanti, con il 40% delle risorse al Sud ha determinato che Federico II è stata coinvolta in tutti i grandi progetti del PNRR.
È cresciuta molto nell’Ateneo proprio la cultura della qualità scientifica e non solo, ovviamente questa è la parte scientifica, una cosa che è stata peraltro certificata dalla recente visita dell’Anvur che ci ha dato dei risultati molto molto buoni».
«La cosa di cui siamo più fieri – perché non è il lavoro del sindaco, è un lavoro di una grande squadra – è il fatto che noi oggi potremmo entrare all’interno dello stadio Maradona, andare a centrocampo, guardarci intorno e vedere gli spalti gremiti fino all’ultimo sediolino di ragazze e ragazze che potrebbero essere tutti studenti della Federico II che non pagano neanche un euro di tasse per studiare alla Federico II. Abbiamo la No Tax Area che raggiunge quasi 55.000 studenti che, per la politica e gli investimenti che ha scelto di fare la Federico II, oggi possono studiare senza costo.
Questo, secondo me, significa dare proprio il massimo del significato a quella che è stata un po’ l’idea del nostro fondatore che parlava di creare a Napoli una fonte alla quale tutti potessero abbeverarsi di sapere e di conoscenza. Le altre cose riguardano l’aver ottenuto, per esempio, nel campo della ricerca 12 dipartimenti di eccellenza, l’ultima volta erano 5, ora sono 12. È un ranking molto duro, totalmente competitivo e quindi con un risultato straordinario perché in questo momento se contiamo quanti professori lavorano in un dipartimento di eccellenza, il numero più alto in Italia ce l’abbiamo noi.
Un altro traguardo è quello di aver inaugurato delle sedi nuove importantissime in quartieri considerati difficili che sono quartieri che secondo noi sono meritevoli e in una fase di grande sviluppo come la sede di Scampia, oppure quello che stiamo facendo a Caivano che è un grande sforzo dell’Ateneo non riconosciuto nel finanziamento statale, ma è un grande sforzo perché ha un grande valore sociale, di immagine e anche di sostegno alla nostra comunità che non è più solo quella cittadina».
«Una direzione in cui io vedo grandi opportunità è l’aspetto internazionale, in questi 5 anni abbiamo aumentato del 300% il numero di studenti internazionali e abbiamo anche attivato delle sedi di corsi internazionali che prima non avevamo. Quindi la direzione internazionale è una grande opportunità.
C’è l’aspetto della ricerca perché avendo adesso utilizzato i fondi del PNRR, oggi noi abbiamo un potenziale di posizionamento dell’Ateneo rispetto a tante aree del sapere molto interessante, molto forte, che dovrebbe essere capitalizzato. Abbiamo fatto questo difficilissimo percorso di spendere queste somme importanti del PNRR, va capitalizzato dando il giusto valore a quello che abbiamo raggiunto e raccolto, e poi naturalmente proseguire questa politica di grande attenzione alle esigenze degli studenti, perché questo è il tema fondamentale, anche perché andiamo incontro come tutte le università italiane all’inverno demografico. Per adesso noi ci siamo salvati nel senso che le nostre iscrizioni anche quest’anno hanno mantenuto, se non addirittura sono aumentate di poco, però siamo comunque rimasti attrattivi e non è questo il caso di tutte le università del Sud, specialmente quelle grandi.
Siamo l’università al Meridione con cui anche le grandi università al Nord tendono a interloquire in maniera molto efficace; quindi, il tema è mantenere questo posizionamento. Naturalmente questo si mantiene continuando a dare valore al merito e al lavoro, all’impegno che è la cosa più importante. Superando logiche oramai medievali, quelle dell’accoglienza dell’istanza per amici, parenti e quant’altro, ormai sono cose che non sono più accettabili».
«Ho avuto un’esperienza meravigliosa in questi 6 anni. Avere le rappresentanze studentesche in Consiglio e in Senato che ogni anno, dopo un lavoro di interlocuzione, di lavoro insieme, di discussione continua, decidono di non ostacolare le attività dell’ateneo è un risultato bello e interessante. Questo si misura tipicamente in uno degli aspetti, anche se non è l’unico, che è quello della tassazione. A differenza degli anni precedenti, prima di me, in cui puntualmente si votava contro il modello di tassazione che si deve fare ogni anno, con me si è sempre votato a favore.
Io con loro ho sempre avuto un ottimo rapporto e credo che in questi 6 anni siamo riusciti a stabilire quel legame rettore-studenti che secondo me è un legame speciale, che supera quello delle altre categorie».
di Luca Capone e Marianna Donadio
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