
Dovrebbero essere i morti in mare, l’emergenza che ci impedisce il sonno. Sono invece i migranti, quelli che arrivano nel nostro paese e che soccorriamo in modo senz’altro meno efficace che in passato. Questa volta è l’esecutivo Meloni a trattare queste persone come una calamità infettiva. Tutto questo dovrebbe durare sei mesi, così dice una delibera dell’ultimo Consiglio dei ministri, con uno stato di emergenza nazionale per l’accoglienza dei rifugiati. Per fare luce sull’argomento abbiamo intervistato l’avvocato Hilarry Sedu, che ha cercato di fare un’analisi più dettagliata su tale tematica.
«Il Dl Cutro, che io definirei “Decreto Salvini” nel senso che il ministro Piantedosi è un uomo di Salvini, con l’eliminazione della protezione speciale, richiesta e riconosciuta allo straniero che abbia dato prova evidente di integrazione sociale, gli si nega la possibilità di regolarizzarsi e quindi lo si obbliga a rimanere ai margini della società. Lo Stato Italiano legittimerebbe ciò, sostenendo che se il clandestino entra in territorio italiano deve essere espulso. Però sappiamo che i meccanismi di espulsione in Italia non hanno mai funzionato e tenere queste persone all’interno della nostra società in maniera del tutto illegittima, vuol dire contribuire all’illegalità».
«Sono un europeista convinto e le dico che l’Europa aveva già iniziato a fare un progetto di cooperazione internazionale e aveva stanziato circa 44 miliardi di euro in un fondo per il vicinato, fondo che l’Unione europea doveva destinare a delle opere di infrastrutture o collaborazioni mercantili con i paesi europei vicini. Io opterei di potenziare questo strumento che è stato già avviato e che era di vigilanza della Commissione Delega all’interno del Parlamento europeo. Non possiamo più attuare queste politiche predatorie nei confronti dell’Africa senza lasciarle nulla, perché così facendo, queste persone saranno sempre costrette a migrare e le troveremo per sempre a morire in mare oppure a soggiornare clandestinamente all’interno del territorio europeo. Ma è un fatto matematico, non è discrezionale. Sono scelte obbligate e quindi bisogna operare in questo modo: avere una cooperazione internazionale, capire che l’Africa è stata sempre sfruttata e ridurre questo gap, non affamandola più».
«Assolutamente sì. C’è un cambiamento dei flussi migratori perché mentre prima si migrava per violenza indiscriminata e quindi per guerre oppure per motivi politici, oggi si migra anche per motivi climatici. Il problema del cambiamento climatico ha inasprito ancora di più la invivibilità di quei territori che erano già martoriati. Le faccio l’esempio del Delta del Niger, dove i condotti di petrolio, hanno distrutto dei borghi meravigliosi di pescatori, mentre altre aree sono state colpite dalla siccità o addirittura dall’innalzamento dei mari. Quindi abbiamo un problema serio, dove adesso c’è una fetta sempre più crescente di migranti climatici che le Commissioni dei diritti per rifugiati in Europa difficilmente riescono a riconoscere come migranti climatici».
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