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INTERVISTA. Giuseppe Arena, protagonista di "Mixed by Erry": "Essere l'altro che non sono"

Nicola Iannotta
Nicola IannottaRedazione Informare
19 dicembre 20246 min di lettura

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INTERVISTA. Giuseppe Arena, protagonista di "Mixed by Erry": "Essere l'altro che non sono"

Giuseppe Arena, attore e neoregista. Una gioventù trascorsa in dialogo e in riflessione con personaggi, teatrali e cinematografici, ma soprattutto con sé stesso, al fine di dare dignità al suo unico sogno, essere sulla scena. Racconta di aver cominciato prestissimo ad inseguire la sua passione. All’età di tre anni percorreva già le assi di legno del palcoscenico con coraggio, tanto da meritare sempre il ruolo di protagonista nelle recite scolastiche. Gli spettacoli e il teatro, organizzati in procinto del Natale, l’atmosfera eccezionale di luci, maglioni e festoni, creavano in lui un’attesa tale, scandita da una frenesia preparatoria, da rendere questo periodo dell’anno l’unico realmente piacevole.  

Successivamente la crescita, la scelta consapevole di dedicare uno studio serio alle proprie inclinazioni e gli anni trascorsi al fianco di Lucio Pierri, suo primo maestro. Gli apprezzamenti e l’occasione di debuttare sul palco. Il primo e vero debutto. Tutto ciò aiutava spontaneamente ad alimentare i suoi sogni, a renderli più ambiziosi. Da qui la scelta condivisa di cambiare ambiente per esperire altro: il Teatro Cilea, un mondo composto di grandi e da grandi attori, con il circondarsi di nuove figure, come Lello Arena, Maria Bolignano e Paolo Caiazzo, che sembravano più ingombranti, più asfissianti. Sono anni di incertezze, di messe in discussione, connesse al sentimento di sentirsi inadeguato, impreparato, in breve «ancora piccolo», e che portano Giuseppe alla scelta radicale della rinuncia.  

Due anni trascorsi lontano dalla scena in un tempo dedito alla ricerca e allo sviluppo di nuove espressioni: «mi avvicinai alla pittura, che era l’altro binario sul quale camminavo e sul quale pensavo di potermi esprimere. Cosa che è reale perché ancora oggi la pittura è una mia grande passione e continuo a dipingere su tela. Però, poi, il cinema, il teatro, la recitazione, hanno avuto la meglio. Il tempo è stato chiaro e galantuomo da restituirmi l’energia e le idee per realizzare quello che poi ho realizzato. Ho lasciato scorrere il tempo e il tempo trascorso mi ha riportato alla recitazione» afferma Giuseppe Arena.

Il ritorno al teatro è un ritorno a Lucio Pierri. A tratti sembra un paradossale gioco dell’oca dove al primo errore si scivola inesorabilmente verso il punto di partenza, e la faticosa camminata iniziale è oramai persa. Si ricomincia di nuovo, al Teatro Summarte, a lavorare, a studiare con rinnovata voglia: «Oltre a ricominciare a fare spettacoli, ricomincio a divertirmi e ritorno in quello che era il mio mondo». Lì Nascono nuove amicizie e nuove connessioni professionali, come quella con Daniele Ciniglio, attore emergente, insieme al quale si sperimentano i nuovi ambienti degli spettacoli sul web. Giuseppe ricorda questo secondo momento della sua crescita con Lucio Pierri come un momento felice e costruttivo, durante il quale ristabilisce una nuova fiducia nelle sue capacità.  

Nuova fiducia, nuova consapevolezza, nuovo provino, questa volta per il Teatro Bellini di Napoli: un nuovo boccone amaro: «Fu un colpo durissimo – dice Giuseppe Arena – Tutti i complimenti, tutti gli apprezzamenti ricevuti caddero, persero di significato per me. Appena piombo in un mondo un po’ più grande, va male. Mi chiesi se era realmente la strada giusta, se ero realmente in grado di fare l’attore di teatro. Così, decisi di finirla con la recitazione teatrale e di provare quantomeno con la recitazione cinematografica. Mi dissi che avevo bisogno di un’agenzia. Mi parlarono di Marianna de Martino e della sua impresa e io decisi di andarci. Entrai, e d’impatto dissi “Salve voglio entrare in agenzia”. Ricordo la risata che ne scaturì». Così comincia un percorso di formazione cinematografica e contemporaneamente ci si fa avanti per i primi provini. Qualcuno va male, qualcun altro sembra andare meglio, apparentemente, fino all’arrivo di un copione firmato Sydney Sibilia dal titolo “Mixed by Erry”. «Faccio il provino e mi dicono che vogliono vedermi a Roma con il registra. Incontro Sydney e lui mi chiede di parlargli di me. Non dimenticherò mai questa conversazione. Gli dico: “Spero tanto che di questa passione possa un giorno farne un lavoro”, Sydney risponde: “Questo è sicuro”. Insomma, faccio il film. Non pensavo potesse succedere a me. Cominciai così un percorso meraviglioso che ricordo con un piacere e una gioia immensa». 

Tuttavia, nonostante le sue esperienze e il suo approdo attoriale sul grande schermo, con un titolo che ha ottenuto 5 candidature, vinto 3 Nastri d’Argento, ricevuto 2 candidature al David di Donatello e distribuito prima su Netflix e ora su Amazon Prime, Giuseppe Arena con sincera quanto smisurata modestia non riesce ad indossare l’etichetta di attore, dice di sentirla stretta: «Non riesco, non mi sono simpatiche quelle persone che riescono a dirsi e a farsi più grandi di quelle che sono. Questa cosa automaticamente, mi porta, forse, a farmi più piccolo di quello che sono. Se io pensassi di essere attore, questa cosa mi creerebbe solo un danno.  Avendo un carattere molto particolare, essendo forse troppo sensibile, se per un attimo mi fossi fermato a pensare che stavo realizzando il mio debutto al cinema per un film di Sydney Sibilia, non credo che avrei lavorato in maniera così tranquilla. Penso che l’inconsapevolezza mi sia servita. Poi, oltre ad essere molto critico, devo dire che sono anche molto sincero con me stesso. Sono felice di quello che ho fatto ma poi penso sempre a cosa farò». Ora Giuseppe lavora alla sua prima regia, sta realizzando un cortometraggio dal titolo “Marinella”, ispirato alla nota canzone di Fabrizio De André e alla storia di Maria Boccuzzi. Il racconto, dice «È il ricordo di un dolore e tocca una tematica incredibilmente attuale e sempre presente: la violenza sulle donne, lo sfruttamento della prostituzione e la disuguaglianza dei diritti. È una storia molto triste, con la quale io provo a mettere la firma su un metaforico libro di dissensi. 

È l’unico modo che ho per denunciare. Non so parlare, non so manifestare in piazza. Conosco un solo modo per esprimermi, che è il modo dell’arte. Per questo attraverso questo lavoro non faccio che provare a dare forma a questo dolore della società, che è la storia dei femminicidi. È una cosa che mi fa venire il vomito. Io non so quanto possa servire, forse zero, ma seppure una sola Marinella troverà il coraggio, con questo corto, di denunciare violenza, o se anche un solo Tommy (il fidanzato omicida) riesce ad essere sensibilizzato e quindi a farsi, di fronte alla solita violenza, una domanda in più, allora credo di aver vinto con questo progetto. Era questo il mio unico interesse». 

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  • #giuseppe arena
  • #mixed by erry
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