
“Le terre del canto antico. Racconto quasi storico tra i monti Sireniani” di Andrea Grosso.
Emily Dickinson scriveva: “Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte”. Ed effettivamente non aveva tutti i torni, noi siamo il frutto acerbo di ciò che è stato, siamo il prodotto di corsi e ricorsi storici di un tempo che ha posto in essere le strutture e le sovrastrutture del nostro presento e di quello che sarà il nostro futuro, ed è forse questo ciò di cui in maniera ludica e leggera ha cercato di sottolineare Andrea Grosso autore del libro Le Terre del Canto Antico. Racconto quasi storico tra i monti Sireniani.
Il Dott. Grosso per la sua puntuale ricerca di antichi rimedi e pratiche popolari, ripropone al lettore la conoscenza del passato, indispensabile per la comprensione del presente e per i progetti futuri di sviluppo della propria comunità. Sono stati riproposti, con approfondimenti certosini, tasselli della storia che hanno interessato l’area dei Monti Lattari, vicende, queste, che aiutano a comprendere come la storia maior o dei grandi avvenimenti s’intessi di fatti minori, legati alla fatica e agli sforzi delle generazioni che ci hanno preceduto.
«Questo studio – asserisce l’autore – è di grande utilità in quanto insegna a tramandare la storia ai posteri, perché, questi, possano trarne da essa i giusti valori per una crescita sana della società di appartenenza, consapevoli di condividere una identità collettiva. Abbiamo tra le mani una fonte indispensabile atta a conservare, vieppiù richiamare alla coscienza, mozioni ed esperienze del passato attraverso le narrazioni di usi e tradizioni locali».
A tal proposito abbiamo intervistato la scrittrice e pedagogista Stefania Guarracino in merito all’importanza di come un testo del genere può e deve esser considerato uno scritto necessario per la formazione di una coscienza ed un pensiero critica soprattutto quando si parla di nuove generazione e del loro futuro. Allora le abbiam chiesto:
«Le terre del canto antico è una memoria storica che il Dott. Grosso vuole lasciare del proprio territorio, partire dal passato è il punto di riferimento che abbiamo per conservare le radici. Spesso sentiamo pronunciare questa frase: ”radici profonde per ali più forte”. Ecco il passato deve esser conosciuto profondamente per poter spiccare il volo e questo mondo impone a noi adulti a sviluppare radici profonde, al fine di lasciare qualcosa di concreto alle nuove generazioni. Un bambino, un ragazzo senza radici è un individuo che ha qualcosa in meno perché le radici devono esser forti, radicate per poter esser un soggetto forte e pronto per il futuro».
«La prefazione del libro è stata curata dall’Avvocato Franco Servillo, responsabili dei Monti Lattari Centro Etnografico Campania e questo – prosegue la Dott. Stefania Guarracino – significa una grande opportunità per noi tutti, perché così facendo si coniuga la bellezza e la forza del territorio coadiuvata dalla cultura. Infondo la formazione, la cultura e ancor di più la condivisione del sapere sono le chiavi fondamentali per creare un futuro migliore, più saldo, più realistico, mantenendo fede sempre ai propri rizomi e ai valori del proprio territorio d’origine».
«La cultura – conclude la scrittrice – da sola non ci salva, ma quando quest’ultima si basa su forti pilastri che sono quelli della conoscenza storica delle nostre tradizioni tutto può cambiare».
di Martina Giuliano
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...