
Marisa Laurito è una delle icone viventi di Napoli. Attrice di indiscusso valore, la Laurito non ha mai tenuto a bada un solletico artistico che l’ha spinta a sperimentare tutte le forme dell’arte. Difatti, la nota attrice napoletana spazia dall’arte figurativa al plasmo di oggetti di design, con all’attivo mostre in tutta Italia: da Roma a Noto. Un’arte ricca di messaggi e una vitalità sfrenata, ci fanno compagnia in questa chiacchierata con la grande Marisa Laurito.
«Quando ho iniziato ero al liceo, avevo 15 anni, con i primi strumenti un po’ rudimentali dell’epoca. È un qualcosa che ho svolto in parallelo con il mestiere dell’attrice, anche se mio padre avrebbe preferito facessi la pittrice: spesso inviava, a mia insaputa, dei quadri alle collettive. Piano piano, osservando anche le mostre e studiando storia dell’arte, ho imparato ad affinare il mio sguardo e usare materiali più complicati durante le mie sperimentazioni casalinghe: dipingevo per me, nessuno era a conoscenza di questa mia passione, neanche i miei amici. Col passare del tempo, poi, ho iniziato ad esporre fino alla Biennale di Venezia. La mia passione non è solamente per la pittura, ma anche per il design, la scultura, la fotografia: quando un artista deve esprimersi nell’arte figurativa, deve unire e comparare tutte le sue competenze».
«Mi ha aiutato tantissimo nella mia passione per l’arte. Ad esempio, ho costruito dei set fotografici e la struttura di questi ultimi, mi è venuta in mente proprio grazie alle mie esperienze con il cinema e con il teatro. Inoltre, non ho solo fotografato, ma all’interno dei luoghi sono riuscita a ricostruire delle storie, in modo tale che la fotografia riuscisse a raccontare e a vivere. È molto utile per un’artista navigare nell’arte in tutte le sue forme».
«Racconto molto delle donne perché è un mondo affascinante, variopinto e pieno di sorprese. Le donne reggono il mondo, hanno le spalle molto forti e tanti sogni. Uso dipingere in modo molto colorato, rappresentando delle donne appesantite o annoiate che vengono dal mondo teatrale, esprimendo caratteri ben precisi: ognuno con una faccia che racconta una storia».
«Vivo bene, ho raggiunto una maturità interessante. Quando si diventa “anziani”, anche se la parola non mi piace perché non descrive bene la terza età, si raggiunge una maturazione che dà da pensare per il futuro. È una fase che mi dà gioia perché mi ha regalato molte cose belle: la consapevolezza, il fatto di diventare sempre più professionale, amo la vita, le trasgressioni, l’espressione creativa e improvvisare sulla scena, ma anche sperimentare. Non ho perduto le mie forze interiori, la mia curiosità: vivo bene, con la consapevolezza, però, che non ho più tanto tempo davanti e non voglio perdere neanche un secondo. Tutti quanti dovrebbero usufruire della terza età per imparare quanto ancora di bello c’è da questa importantissima fase della nostra vita. Ecco perché le età sono tutte meravigliose: ogni volta cambiamo i punti di vista, arricchendo le nostre anime»
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