
La visita di Gianpiero Zinzi alla sede di Magazine Informare, ospitata presso Confindustria Caserta, è stata l’occasione per un confronto diretto sui principali temi che riguardano il presente e il futuro della città. Con lui, abbiamo scelto di partire proprio dal suo legame con Caserta per affrontare, senza evitare i temi più delicati, alcuni dei principali nodi politici e sociali del territorio.
«È grave che Caserta, in tutti questi anni, non abbia compiuto passi avanti nella gestione degli spazi pubblici. Non penso soltanto ai giovani, ma anche ai bambini, che non hanno parchi attrezzati nei quali poter giocare. Molto spesso gli interventi arrivano soltanto dopo le denunce della stampa o sui social. Il fatto che sia necessario denunciare pubblicamente il degrado perché si intervenga è il segno di una difficoltà che dura da troppo tempo. Penso, per esempio, a piazza Padre Pio: è costata centinaia di migliaia di euro, ma diversi giochi non sono utilizzabili, i bambini non possono più andarci e gli spazi non sono neppure adeguatamente videosorvegliati. Gli spazi pubblici devono essere riqualificati. Su questo Caserta ha perso tantissime risorse: il PNRR è stato una grande opportunità che la città non ha saputo cogliere. Molti progetti, dalle scuole ai parchi e alle strade, non erano adeguati alle richieste di finanziamento. Soltanto per le scuole abbiamo perso 26 milioni di euro. Serve una visione complessiva e un impegno serio per rendere la città vivibile. Immagino una città ricca di playground: gli spazi ci sono e i costi per realizzare queste infrastrutture non sono proibitivi. Ciò che è mancato è una pianificazione.

«Rappresenta una grande opportunità per Caserta. Quello che sta accadendo in questi mesi è un esempio di come quell’area potrebbe essere utilizzata. Sono però molto netto: è un’area di proprietà della Chiesa, non del Comune, ma è percepita come uno spazio della città e dei casertani. Non si può continuare a ragionare esclusivamente secondo le logiche del libero mercato, chiedendo al Comune 14, 20 o 25 milioni di euro, cifre che la città non è in grado di sostenere. Anche la Chiesa deve fare un passo avanti e mettere l’area a disposizione della città. Esistono diverse formule per garantire un ritorno economico alla proprietà. Quello che è mancato è il dialogo tra l’amministrazione comunale e l’Istituto per il sostentamento del clero. Sono favorevole alla classificazione F2, non edificabile. L’ho sempre sostenuto. La volumetria eventualmente recuperabile dovrebbe essere destinata alla cultura e, a partire da questa, alle scuole. Con il PNRR avremmo potuto utilizzare i fondi destinati aiparchi urbani per riqualificare l’intera area, ma sarebbe stato necessario affidarla alla gestione pubblica. Abbiamo perso una grande occasione per l’incapacità di dialogare tra chi detiene la proprietà del Macrico e chi aveva la responsabilità di amministrare Caserta».
«Penso che in futuro possa esserci un dialogo maggiore. La Reggia è un patrimonio che abbiamo ereditato e, fortunatamente, negli ultimi anni è diventata una priorità, indipendentemente da chi abbia governato. Gli investimenti sono stati molto importanti e oggi la Reggia è un bene culturale di primissimo piano, al passo con i tempi. È però anche un patrimonio dei casertani. Dal mio punto di vista, i cittadini dovrebbero poter entrare nel Parco della Reggia senza pagare il biglietto, a differenza dei turisti, che devono essere incentivati non soltanto a visitarla, ma anche a restare in città. Per riuscirci, a Caserta deve finalmente esistere un’offerta turistica».

«L’aeroporto di Grazzanise decollerà a breve. Da aeroporto esclusivamente militare siamo riusciti, attraverso una norma, a trasformarlo in uno scalo a uso duale: militare e civile-commerciale. Adesso manca l’ultimo passaggio amministrativo, cioè la riperimetrazione dell’area, necessaria a delimitare i confini tra la parte che continuerà a essere militare e quella destinata all’aeroporto civile. Con questo Governo sono stati compiuti passi avanti importanti. Siamo riusciti a inserire Grazzanise nel Piano nazionale degli aeroporti, trasformando in realtà quello che fino a qualche anno fa sembrava impossibile. In passato è mancata la volontà politica. Oggi, con il Governo di centrodestra e con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, siamo riusciti a centrare un obiettivo importante. In una rete regionale nella quale Capodichino è ormai saturo e Pontecagnano non riesce ancora a rispondere pienamente alla domanda turistica, Grazzanise diventa fondamentale: è il tassello fondamentale per costruire un sistema aeroportuale moderno, capace di accompagnare la crescita della Campania nei prossimi decenni, rafforzarne la competitività e creare nuove opportunità di sviluppo per la provincia di Caserta e per l’intera regione».
«Esprimo innanzitutto un giudizio politico su quello che è accaduto negli ultimi anni, osservando le condizioni nelle quali versa la città. Non spetta a me stabilire se l’infiltrazione camorristica sia stata concreta e in quali forme. Non sono abituato a dare patenti di legalità a nessuno. Sono però convinto che Caserta, negli ultimi dieci anni, sia stata amministrata molto male. La prima responsabilità di chi ha governato è quindi politica e amministrativa nei confronti dei cittadini. Al di là delle ragioni che hanno determinato lo scioglimento, il centrosinistra e l’amministrazione Marino lasciano un’eredità molto grave. Parliamo di circa 250 milioni di euro di debiti. Il Comune ha circa 150 dipendenti rispetto a una pianta organica di oltre 500 unità. In queste condizioni non riesce a sostenere il carico di lavoro. Negli ultimi vent’anni, inoltre, le amministrazioni che si sono succedute hanno aumentato il debito anziché ridurlo. Serve un intervento del Governo, così come è avvenuto negli anni passati per altri grandi Comuni, penso per esempio al Comune di Napoli: anche Caserta ha bisogno di un Piano di Rientro che tenga insieme il risanamento e parallelamente lo sblocco di risorse per investimenti produttivi, riqualificazione e nuove assunzioni. Ci auguriamo che tra questa e la prossima legge di bilancio si riescano a trovare le risorse necessarie per salvare finanziariamente Caserta e consentirle di ripartire. Nelle condizioni attuali neanche Superman riuscirebbe a governare la città. Chiunque si candidi omettendo la situazione finanziaria sta raccontando bugie ai casertani. Il prossimo sindaco dovrà avere un forte peso politico nei confronti del Governo, perché sarà l’unico modo per risollevare Caserta dalla palude nella quale è caduta. La consapevolezza piena del disastro finanziario è il primo punto dal quale ripartire».

«Il CPR è un provvedimento del Governo che ritengo debba essere accompagnato. Ho ricevuto molti insulti social per questa posizione, ma devo rappresentare ciò in cui credo. Castel Volturno è la realtà con il maggior numero di immigrati irregolari in Italia. Un CPR è un centro per il rimpatrio, non un centro di accoglienza. Quando sarà realizzato, porterà benefici economici e finanziari al Comune e alla città. Sarà accompagnato da una maggiore presenza delle forze dell’ordine, da investimenti infrastrutturali che andranno oltre la struttura e da maggiori risorse per l’ordine pubblico, delle quali potrà beneficiare chi amministrerà Castel Volturno. Il CPR potrà inoltre rappresentare un deterrente per gli immigrati irregolari che delinquono. Non perché saranno tutti portati nel centro, ma perché molti non considereranno più Castel Volturno una zona franca. Alla realizzazione del CPR deve però essere accompagnato un investimento serio sul litorale, che rappresenta il vero potenziale sul quale puntare».
«Alle prossime elezioni comunali sarò il primo sostenitore della coalizione di centrodestra, allargata anche tutte le forze civiche, imprenditoriali e a quanti credono che sia arrivato il momento di voltare completamente pagina rispetto ai disastri degli ultimi dieci anni. Caserta ha bisogno di un’amministrazione in grado di dare risposte convincenti per risolvere i problemi dei casertani e dare un futuro ai giovani».
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