
Alla notizia di un potenziale abbattimento di oltre 750 lecci della via dell’Acqua della Reggia di Caserta, le associazioni ambientaliste e i cittadini si sono allertati. Dopotutto, il casertano è sempre molto attento a ciò che succede all’interno del monumento più significativo dell’intera provincia, bene UNESCO dal 1997.
D’altro canto, però, andando a scavare a fondo nelle motivazioni che hanno portato alla scelta di quest’intervento, si scopre che in realtà da parte della direzione non è stata una scelta improvvisata, bensì ponderata, basata su evidenze scientifiche e finalizzata alla tutela del bene monumentale nel suo insieme di valori. La sostituzione (perché di mero abbattimento non si tratta) può apparire una scelta dolorosa soprattutto in considerazione del cantiere che opererà per stralci nell’arco dei due anni in relazione alla delicata fase di messa a dimora che deve seguire un opportuno cronoprogramma stagionale. Ma la scelta della direzione è dettata dalla volontà di assicurare realmente una vita più lunga all’immagine iconica della via d’acqua e restituire l’architettura verde che il filare di lecci rappresenta nel progetto originario di Luigi e Carlo Vanvitelli.

Per entrare nel merito della situazione ne abbiamo parlato direttamente con il direttore della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei che ha definito l’intervento sulla base dei risultati di tre anni di indagini scientifiche, che proseguono con l’attività di monitoraggio. La direzione si è avvalsa del supporto di due esperti: la prof.ssa Maria Rao, del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, e il prof. Alberto Minelli, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna. Entrambi rappresentano i dipartimenti universitari che collaborano con la Reggia per affrontare in modo rigoroso il tema della salvaguardia del Parco Reale.
Il direttore Maffei ha affrontato puntualmente ogni questione oggetto di narrazione da parte delle associazioni ambientaliste: «Innanzitutto non si tratta di lecci secolari, perché gli esemplari più anziani, e purtroppo malati, non raggiungono il secolo. Secondo gli studi condotti molti lecci presentano diverse patologie, e la prospettiva di vita attuale è molto bassa (dai 3 ai 10 anni al massimo) come dimostrano i crolli continui. E laddove il ciclo di vita non è a conclusione i più giovani risultano fisiologicamente compromessi e cresciuti in modo irregolare».
Le divergenze con le associazioni derivano da metodologie di misurazione differenti per impostazione ed efficacia. «La posizione della Reggia è una posizione di responsabilità — spiega Maffei —. Inizialmente pensavo anch’io di procedere all’integrazione degli alberi mancanti e dei 29 secchi in piedi, da eleminare per evidenti ragioni di sicurezza, ma dalle indagini svolte dall’università è emersa una situazione molto più critica del previsto».
Una situazione preoccupante purtroppo, coerente con i dati storici: nel 2019 una tempesta ha causato lo schianto di 70 alberi e dal 2019 ad oggi è stato necessario rimuovere oltre 200 alberi secchi in piedi e molti altri crollati. A questi si aggiungono più di 23 lecci del primo filare e 20 del secondo crollati negli ultimi 2 anni, quasi tutti individuati in I classe di rischio dalla ricerca condotta da UNINA e UNIBO. Il tema della sicurezza per il museo non può continuare ad essere affrontato in una logica emergenziale. C’è necessita di solide basi di conoscenza per intervenire in modo corretto e consapevole.
Il tema più controverso riguarda le misurazioni scientifiche. L’Università si avvale di strumenti molto sofisticati e di un approccio di ricerca metodologico in una logica di monitoraggio continuo. Come afferma anche il prof. Alberto Minelli: «Esistono sul mercato molte strumentazioni disponibili. L’Università può disporre di tutti gli strumenti di utilizzo corrente e noi li abbiamo usati tutti». La documentazione presentata dalle Associazioni non è un insieme di dati derivanti da indagini svolte nel tempo per monitorare la situazione e migliorarne la comprensione, bensì la stessa presentazione esposta nel 2023.
La presentazione è relativa ad un rilievo, autonomamente condotto da un consorzio universitario, dal titolo “Attività di telerilevamento aereo sulla Reggia di Caserta con sensore iperspettrale CASI 1500 e Camera ottica PhaseOne per la verifica ed il controllo dello stato di salute della vegetazione arborea”. Un rilievo multispettrale o iperspettrale una tantum ha scarso significato: il metodo scientifico impone di ragionare in ottica di monitoraggio rigoroso e programmato a medio e lungo termine.
Per il rilievo, senza entrare nelle specifiche tecniche, è stato utilizzato un pixel di 25×25 metri, mentre nel rilievo UNIBO ne è stato utilizzato uno di 3×3 centimetri. Il rilievo multispettrale terrestre UNIBO è stato eseguito con sensore a 9 bande VIS-NIR (Visibile – Infrarosso Vicino) con le stesse identiche ampiezze di banda del sensore satellitare Sentinel-2 del programma Copernicus legato all’Agenzia Spaziale Europea, progettato principalmente per la valutazione dello stato di salute della vegetazione.
Contestualmente è stato eseguito un rilievo a terra con strumentazione I.R.G.A. (gas-analyzer) Li-COR su un numero sufficiente di piante specifiche, scelte in modo tale che avessero diversi stati di salute, per poter “standardizzare” il dato multispettrale acquisito e avere una comparazione oggettiva; la ripetizione del rilievo (doppio rilievo), in diverse stagioni ed in annate differenti, ha evitato il limite dei rilievi una tantum che portano a dati non utilizzabili per considerazioni definitive e sentenziabili, come quello del consorzio.
In merito ad eventuali indagini relative al profilo morfo-sintomatico e biomeccanico e alle strumentazioni impiegate, nessuna informazione è pervenuta dalle associazioni; pertanto, non è stato possibile effettuare un confronto di metodo pur trattandosi di un aspetto fondamentale.
È qui, infatti, che vengono evidenziate le differenze tra le ricerche: le valutazioni da fare riguardano l’efficienza fisiologica e lo studio della biomeccanica dell’albero. «L’unico documento che pervenuto [dalle associazioni ambientaliste, NdR] è una lettura sommaria della fisiologia» puntualizza il prof. Minelli.
Secondo il consorzio Benecon, sarebbero da abbattere 133 lecci. Tuttavia, le analisi UNINA e UNIBO indicano che 237 esemplari (circa il 31%) rientrano in una classe di rischio elevato e 162 (circa il 22%) in una classe di rischio medio. In totale, circa metà degli alberi presenta un livello di rischio medio-alto, rendendo necessaria la sostituzione.
Di conseguenza, sono stati ipotizzati due possibili scenari di intervento, già nelle giornate-studio del 2023: un primo scenario di sostituzioni puntiformi che avrebbe mantenuto in parte la percezione del viale attuale ma che avrebbe avuto un “effetto tampone” temporaneo e destinato a fallire, e un secondo scenario, quello scelto attualmente dalla direzione, che prevede un rinnovamento integrale del primo filare di lecci con piante più giovani e benefici strutturali e ambientali nel medio termine (stimati in circa 13 anni).
E, nonostante i cittadini siano lecitamente preoccupati, l’intervento è stato pensato per non essere così impattante visivamente dato che è stato diviso in tre trances. Dopotutto «Il leccio piccolo che viene impiantato a sostituzione di una fallanza, cioè dove è stato tolto il leccio malato, non crescerà mai bene. Perché si è visto in studi recenti che c’è un’influenza negativa del DNA della stessa pianta» puntualizza la prof.ssa Rao.
Leggi anche: Protesta delle associazioni contro l’abbattimento dei lecci della Reggia
Il direttore Maffei aggiunge: «Il Parco è stato oggetto di grave trascuratezza nei decenni passati. Il primo piano pluriennale di conservazione e gestione programmata dei giardini reali è stato avviato solo da questa direzione. In precedenza, la gestione del verde avveniva attraverso interventi sporadici, spesso limitati al solo ripristino estetico e quasi esclusivamente in risposta a situazioni di emergenza. La cultura della gestione del verde storico in Italia si è progressivamente indebolita negli ultimi settant’anni».
Il direttore sottolinea inoltre il valore simbolico del filare dei lecci lungo la Via d’Acqua: «Siamo pienamente consapevoli che si tratta di un’immagine iconica. Eravamo anche coscienti dell’impatto mediatico che questa scelta avrebbe avuto. Tuttavia, esiste un problema ineludibile di responsabilità: verso la sicurezza delle persone e verso la tutela, nel lungo periodo, dei valori identitari del Parco. Il limite di alcune contestazioni sta nel concentrarsi esclusivamente sul presente, senza considerare una visione di lungo termine. La sostituzione periodica delle architetture vegetali è una pratica consolidata in molti grandi parchi storici internazionali, da Versailles a Schönbrunn fino a Central Park».
Il prof. Alberto Minelli commenta: «Abbiamo riscontrato una situazione che, dal mio punto di vista, è estremamente critica: una gestione tecnica insufficiente che ha danneggiato il patrimonio. La potatura, di per sé, comporta ferite alla pianta; se eseguita in modo scorretto, innesca processi irreversibili. Inoltre, il filare dei lecci è strutturalmente destinato a sagomature periodiche e, di conseguenza, a stress continui che ne abbreviano il ciclo di vita». Nonostante le criticità, alcuni aspetti risultano positivi. La prof.ssa Maria Rao osserva: «Il suolo della Reggia è di ottima qualità, perché non viene disturbato. L’accumulo naturale di sostanza organica favorisce un’elevata biodiversità microbica. Non si riscontrano particolari fattori di stress».
È importante chiarire che l’intervento non è finanziato con fondi PNRR, contrariamente a quanto sostenuto da alcune associazioni. Le risorse provengono dai “Fondi rinvenienti dalla programmazione 2007–2013”, derivanti dai rimborsi comunitari e nazionali del programma POIn Attrattori culturali, naturali e turismo FESR 2007/2013, nell’ambito dell’intervento di “Restauro e valorizzazione del Parco della Reggia di Caserta”. L’importo complessivo dell’operazione è pari a € 3.360.537,68, così suddivisi: € 2.797.399,14 per i lavori di sostituzione integrale del primo filare di lecci, recupero del percorso tra i filari, messa in sicurezza della fascia boscata ed integrazione della spalliera; € 563.138,54 per IVA e oneri accessori.
Leggi anche: Reggia di Caserta: quale sarà il futuro dei lecci secolari?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...