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INTERVISTA. Francesco Sirano: «Il MANN sarà il cuore culturale di Napoli»

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
8 settembre 20258 min di lettura

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INTERVISTA. Francesco Sirano: «Il MANN sarà il cuore culturale di Napoli»

Indice (9)

  • 1Partiamo dalla recente nomina a nuovo direttore del Mann. Se lo aspettava? 
  • 2Gli ultimi otto anni del suo curriculum sono stati segnati dalla direzione del Parco Archeologico di Ercolano. Che periodo è stato e quanto ha influito sul suo bagaglio personale? 
  • 3In che periodo storico subentra per il Museo? Come giudica le sue recenti attività? 
  • 4Napoli sta vivendo una sorta di rinascita, soprattutto dal punto di vista culturale. Ha parlato di crescita del numero dei visitatori. Abbiamo raggiunto il vertice o si può fare di meglio? 
  • 5Quali sono i piani che adotterà per il museo e i primi obiettivi che cercherà di perseguire?  
  • 6Molto spesso c’è un target che la cultura non riesce a raggiungere, ovvero quello dei giovani. Che tipo di politiche potrebbero essere attuate per rendere più appetibili i musei in generale? 
  • 7Il Mann a volte ha ricevuto delle critiche in merito alla scarsa valorizzazione di alcune collezioni. Quali azioni concrete si intendono mettere in atto per dare maggiore visibilità all’intero patrimonio? 
  • 8Cosa pensa di alcuni musei, per esempio il Madre, che aprono le porte anche a feste più in stile discoteca? 
  • 9C’è qualche evento o mostra che vuole consigliare ai lettori per settembre? 

Da poco più di un mese il Mann, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha un nuovo direttore: Francesco Sirano. Dopo gli ultimi otto anni passati alla guida del Parco Archeologico di Ercolano, Sirano arriva a Napoli in un momento chiave: la città vive da alcuni anni un periodo di boom turistico, che tocca anche i luoghi e i siti della cultura. Inoltre, nel prossimo futuro il capoluogo partenopeo vedrà sorgere sotto i suoi occhi un Mann 2.0, il quale nascerà in quella che fino a pochi mesi fa era una parte dell’Albergo dei poveri. Una sfida importante. Non solo. Il nuovo direttore porterà a Napoli l’esperienza maturata ad Ercolano, tra strategie innovative, gestione strutturale e uno sguardo rivolto ai giovani. Di questo e molto altro abbiamo parlato con il diretto interessato. 

Partiamo dalla recente nomina a nuovo direttore del Mann. Se lo aspettava? 

«Quando una persona partecipa ad un concorso lo fa sempre per vincere, era il mio l’obiettivo. Tuttavia, fino a quando non è arrivata l’ufficialità, non ho dato nulla per scontato. Hanno partecipato tanti stimatissimi archeologi, quindi sono ancora più contento. La nuova nomina, per la quale ringrazio il Ministro Giuli, mi carica di ancora maggiore senso di responsabilità, vista e considerata l’importanza del Mann in Italia e nel mondo». 

Gli ultimi otto anni del suo curriculum sono stati segnati dalla direzione del Parco Archeologico di Ercolano. Che periodo è stato e quanto ha influito sul suo bagaglio personale? 

«Sono stati otto anni intensissimi. Al mio arrivo il Parco di Ercolano, dal punto di vista organizzativo, era un ufficio periferico di quello di Pompei. C’è stato dunque un periodo di costituzione degli uffici alla ricerca di spazi e di personale, durante il quale ho messo in campo le mie capacità di organizzazione e di ottimizzazione della spesa con i fondi che avevamo a disposizione. Abbiamo realizzato, tra i tanti, una serie di progetti di restauro e investito 3 milioni di euro per poter completare l’intero circuito della videosorveglianza con telecamere digitali ad elevate prestazioni, grazie anche ad un finanziamento del Ministero dell’Interno. Ancora più importante: abbiamo avviato la manutenzione ordinaria del sito. Ercolano è stata l’esperienza che mi ha fatto affinare le capacità di visione e di strategia, con il lavoro di squadra e anche grazie all’affiancamento del Packard Humanities Institute, ente filantropico senza scopo di lucro con il quale esiste un partenariato pubblico-privato da quasi 25 anni: confrontarsi con un partner che pone la qualità dell’azione e dei risultati come principale obiettivo aiuta molto. Inoltre, durante il mandato ho potuto anche sperimentare modalità di allestimento e mostre innovative, seguendo la mia indole. E a questo aggiungiamo le tante attività con la comunità locale e alla ricerca dei non pubblici. È vero, sono un archeologo attaccato alla preparazione tradizionale, ma mi piace proiettarla verso il futuro. Questo è il patrimonio che porterò con me al Mann». 

In che periodo storico subentra per il Museo? Come giudica le sue recenti attività? 

«Credo si tratti di un momento molto positivo per il Museo, dimostrabile non solo dall’aumento dei visitatori, ma anche da quanto si sia radicata l’idea nell’opinione pubblica del Mann come uno dei luoghi della cultura più importanti in Italia, il primo a Napoli. Quando sono diventato direttore, ho passato due giorni a rispondere a mail e messaggi. È la dimostrazione che a questo museo ci tengono tutti qui. Negli ultimi otto anni il Genius loci del sito si è esteso tanto, e questo lo dobbiamo soprattutto al lavoro di Paolo Giulierini. Durante la sua direzione, il professor Massimo Osanna ha poi affrontato una serie di aspetti, anche strutturali, che bisognava portare avanti. Inoltre, ha rivisto completamente le sale della Villa dei Papiri, che penso saranno inaugurate in autunno, ed ha aperto una nuova sezione relativa agli arredi domestici di Pompei ed Ercolano significativamente parallela a quella dell’Istrumentum Domesticum. C’è anche da dire che ci troviamo alla vigilia di una rivoluzione, perché al Mann è stata attribuita una parte dell’Albergo dei poveri, in cui nascerà il “Mann 2”. Certo è che bisognerà affrontare le sfide dell’apertura della seconda sede, ma il momento straordinario attuale che sta vivendo il museo mi porta a pensare “mamma mia che bello, non vedo l’ora di iniziare a lavorare”». 

Napoli sta vivendo una sorta di rinascita, soprattutto dal punto di vista culturale. Ha parlato di crescita del numero dei visitatori. Abbiamo raggiunto il vertice o si può fare di meglio? 

«Di meglio si può sempre fare. Penso che il Museo Nazionale di Napoli possa arrivare alla soglia dei 3,5/4mila visitatori al giorno, più di un milione in un anno, ma bisogna considerare la qualità della visita. La visita di un museo deve offrire una concreta esperienza di conoscenza. Quindi qualità, qualità, qualità». 

Quali sono i piani che adotterà per il museo e i primi obiettivi che cercherà di perseguire?  

«Innanzitutto c’è l’aspetto strutturale, poi bisogna portare avanti i progetti avviati alla fine del mandato di Giulierini. Parlo del grande progetto delle Cavaiole, depositi sotterranei del Mann, e della riapertura delle ultime collezioni rimaste chiuse. Sul primo punto bisogna portare la climatizzazione in tutte le sale e chiudere le finestre, così da impedire al particolato atmosferico di entrare e depositarsi sulle opere e da evitare conseguenze che tra dieci potrebbero essere visibili. Sono molto preoccupato per le grandi statue di bronzo, esposte in sale dove le condizioni igrometriche non sono quelle richieste dagli attuali standard di conservazione. Bisogna poi rilanciare il laboratorio di restauro che è stato per decenni fiore all’occhiello a livello internazionale e che ora ha bisogno di personale. Dal punto di vista della gestione, invece, sarà importante introdurre la manutenzione programmata per l’intero edificio, sulla scia di quanto fatto ad Ercolano: non dimentichiamo che anche l’edificio che ospita il museo ha un grande pregio storico e architettonico. C’è poi il tema di costruire la visione del Mann del futuro, che ovviamente include la nuova sede, la quale non dovrà essere un doppione di quella principale, né farle concorrenza. Inoltre, a Napoli è presente un’ampia e articolata infrastruttura culturale rispetto al quale il Museo dovrà confrontarsi. E io credo che si debba confrontare soprattutto per fungere da catalizzatore di relazioni e per sviluppare connessioni tra i luoghi». 

Molto spesso c’è un target che la cultura non riesce a raggiungere, ovvero quello dei giovani. Che tipo di politiche potrebbero essere attuate per rendere più appetibili i musei in generale? 

«Concordo che quello dei giovani sia uno dei target che non riusciamo sempre a raggiungere, e questo è uno degli obiettivi che vogliamo prefissarci, perché si tratta dei cittadini del futuro. Per fare questo, in generale, i musei devono cambiare il loro linguaggio. Lo stanno già facendo da qualche anno grazie all’applicazione di metodologie di comunicazione e di museologia innovative. Questi sono luoghi che devono diventare piacevoli, dove un giovane possa stare bene e trovare stimoli per i propri interessi. Tuttavia, dobbiamo sempre coltivare la fetta di pubblico abituale. Oggi però, a differenza del passato, il nostro pubblico è molto più ampio e con interessi culturali molto più diversificati». 

Il Mann a volte ha ricevuto delle critiche in merito alla scarsa valorizzazione di alcune collezioni. Quali azioni concrete si intendono mettere in atto per dare maggiore visibilità all’intero patrimonio? 

«Ci sono delle sezioni che sicuramente richiedono uno sforzo maggiore da parte nostra per renderle accessibili. Spesso esse vengono chiuse perché non c’è abbastanza personale per tenerle aperte, quindi bisognerà in primis fare un piano di ottimizzazione delle risorse umane a disposizione, oppure sperimentare modalità come la rotazione delle sezioni per far sì che la gente resti più tempo nel museo. Oltre ai turisti che vogliono vivere i valori culturali del Mann, non dobbiamo dimenticare che abbiamo un bacino di utenza che è quello della Campania, degli abitanti di Napoli. Dobbiamo quindi fare in modo che per loro il Museo diventi un punto di riferimento, con tanti ritorni». 

Cosa pensa di alcuni musei, per esempio il Madre, che aprono le porte anche a feste più in stile discoteca? 

«Esistono dei luoghi per ogni azione o evento. A Ercolano, nel 2018, ho sperimentato la Silent Disco, ma con un senso, un obiettivo. Se un luogo della cultura diventa semplicemente un’alternativa alla discoteca, è tutto inutile; se invece si usa la musica, lo yoga o il body painting per trasmettere i valori culturali del luogo, allora funziona. Sono quindi favorevole ma, ripeto, utilizzando i giusti messaggi e le giuste attività. Silent disco, musica dal vivo, cose che tra l’altro sono già applicate in musei internazionali e di altre regioni d’Italia. Si tratta di modi per rendere gli spazi del museo familiari». 

C’è qualche evento o mostra che vuole consigliare ai lettori per settembre? 

«Io ho due anime al momento: Mann ed Ercolano (ride ndr). A Napoli consiglio “Tesori Ritrovati – Storie di crimini e reperti trafugati”, che non è solo una restituzione del patrimonio archeologico confiscato o una semplice esposizione di oggetti. Dietro ci sono le storie di come essi sono stati sottratti al patrimonio pubblico e come sono stati recuperati. A Ercolano, invece, dal 10 al 13 settembre è in programma gli “Ozi di Ercole”, una iniziativa di lezioni spettacolo, che facciamo già da qualche anno con la direzione artistica di Gennaro Carillo, con studiosi e artisti di grande levatura». 

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