
Una mostra, intitolata “Campi Flegrei, la terra ardente”, che presenta fotografie di Luigi Spina, ospitata nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia, a Bacoli, riaccende l’attenzione su un territorio dal precario equilibrio, dove elementi naturali coesistono con antiche rovine e spazi urbani, tra mimetismo e contraddizione. Informare ha incontrato Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, secondo il quale «quando si parla di Campi Flegrei, non si parla solo di archeologia: si parla di vita, di resilienza, di un territorio che convive con la sua storia e con le sue fragilità».
Infatti, il Parco è un organismo complesso e unico nel suo genere, «proprio per la sua diffusione e l’osmosi tra luoghi della cultura che gestiamo noi. In realtà – continua Pagano – dovrei dire i nostri parchi archeologici: Cuma, l’Anfiteatro Flavio, il Macello e tutti i 27 luoghi che gestiamo, luoghi immersi in un paesaggio abitato da mezzo milione di persone, che ne fa non un museo chiuso, ma un organismo vivo, che dialoga con le comunità, un Parco relazionale con un patrimonio con cui si confrontano quotidianamente le persone».
Tra gli esempi citati vi è il festival “Antro”, giunto alla quinta edizione, e progetti che nascono dal basso, coinvolgendo associazioni locali, artisti, scuole, ma anche con innovazioni di governance: infatti, il Parco è stato il primo istituto del Ministero della Cultura ad adottare partenariati pubblico-privati.
E, proprio grazie a ciò, continua il direttore, «è stato possibile restituire luoghi che erano negati, come Piscina Mirabilis o Cento Camerelle, senza dimenticare il Castello Aragonese, che dopo tre anni di lavori ha riaperto la sua parte più alta, con la villa tardo repubblicana che qualcuno attribuisce a Giulio Cesare, un percorso mozzafiato tra mosaici e terrazze che guardano il paesaggio ţegreo, arricchito da servizi che sembrano banali ma non lo sono: una caffetteria, un bookshop, spazi per fermarsi e vivere il museo».
È in queste sale che è allestita la mostra di Luigi Spina: «Si tratta di un fotografo straordinario che ha interpretato i luoghi del Parco e il paesaggio circostante, con le sue contraddizioni e la sua bellezza; un progetto che viaggia nel mondo grazie a un catalogo pubblicato in italiano e inglese, presentato alla Fiera di Francoforte e già in circolazione negli Stati Uniti e in Australia».
È evidente che dal 2023 il bradisismo ha imposto nuove sfide: «Sismi frequenti, ansia diffusa, calo del 40% dei visitatori nel 2024». Il Parco, quindi, ha sviluppato un piano straordinario di monitoraggio, sensori, interferometria satellitare, intelligenza artificiale, e soprattutto interventi puntuali di messa in sicurezza, nella consapevolezza che «bisogna convivere con questo fenomeno, farlo bene e in modo proattivo; così, tra puntellature e restauri, i siti sono rimasti aperti, garantendo sicurezza e bellezza, mentre ora i ţussi tornano a crescere, soprattutto gli stranieri, mentre le scuole – pubblico privilegiato – ricominciano a muoversi» dice ancora Pagano.
Sullo sfondo, poi, c’è la candidatura di Bacoli a Capitale Italiana della Cultura, sostenuta dal Parco con proposte e cantieri che stanno restituendo spazi mai visti prima, con la necessità di «continuare a fare squadra, migliorare i servizi, puntare su turismo sostenibile e di qualità, perché chi sceglie i Campi Flegrei non cerca il “mordi e fuggi”: vuole capire, scoprire, restare».
Proposte come biglietti integrati, festival, eventi, ma anche posti letto da implementare sul territorio, senza dimenticare la mobilità. Magari, conclude Pagano, «la nuova stazione di Baia della ferrovia Cumana potrebbe cambiare tutto, avvicinando Napoli a questo scrigno di storia e natura».
Il Parco coglie la sfida, non facile, ma possibile, «perché i Campi Flegrei non sono solo un luogo: sono un racconto che continua, tra sfide e meraviglia».
D’altronde, forse è proprio questa la magia dei Campi Flegrei: l’essere un territorio che non si lascia definire, che accetta le sue contraddizioni e le trasforma in forza, un territorio dove la bellezza non è mai statica, ma si reinventa ogni giorno, tra il respiro della terra e la tenacia di chi la custodisce.
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