
Lo scorso agosto è stato nominato nuovo Questore di Caserta il dott. Andrea Grassi, che da circa quattro mesi è al vertice dell’ordine e della sicurezza pubblica per la medesima provincia. Una realtà complessa e variegata che merita una notevole attenzione, soprattutto dal punto di vista della prevenzione e del contrasto alla criminalità organizzata.
Inoltre, la provincia di Caserta ospita al suo interno tante realtà complesse ed emergenziali, rappresentate da comuni che negli anni hanno attraversato momenti complessi. In riferimento alla situazione nella quale verte la provincia di Caserta e delle future azioni da intraprendere, abbiamo ospitato il Questore in redazione per un’intervista, ponendo l’accento sul comune di Castel Volturno.


Come ha approcciato in termini professionali ed umani a questa nuova sfida?
«Sono giunto a Caserta con dei propositi diversi, oltre ad essere una svolta in termini professionali lo sarà anche sul fronte umano. Non ho esperienze in regione Campania, ma sono affascinato da tanti fattori che mi tengono legato a questa terra. Ho cambiato l’approccio professionale con il mio nuovo incarico, è importante non limitarsi alla ricerca di chi commette reati, ma è fondamentale essere vicini alle persone per bene, quelle che più di tutti hanno bisogno delle istituzioni. Sento personalmente l’obbligo di tutelare chi rispetta le leggi, chi oggi, nonostante tutto, ha ancora dei sogni. Non bisogna pensare, erroneamente, che con la sconfitta del clan dei casalesi, in provincia in Caserta, sia scomparsa la camorra o le attività da essa portate avanti. Oggi è cambiato il modo di portare avanti le attività illecite, ed i clan mutano continuamente, lo fanno in relazione ai momenti storici. Personalmente ritengo che la cultura debba essere il perno centrale in qualsiasi istituzione, la cultura del sapere è fondamentale, ed insieme a questa va associata la capacità di “saper essere”, ovvero quella di mettere in pratica decisioni sagge in favore della collettività. Inoltre, ritengo importante per chiunque indossi una divisa o abbia un ruolo pubblico nelle istituzioni, comprendere la differenza tra autorità ed autorevolezza, questa consapevolezza ci permette di essere credibili».
Che idea si è fatto del territorio di Castel Volturno e quale approccio ha pensato di applicare?
«Castel Volturno è una contraddizione: da un lato bellezze naturalistiche e dall’altro un degrado diffuso. Le realtà complesse come Castel Volturno, devono avere la forza di trasformare il proprio essere, e di puntare sulla bellezza come canone etico. In questo comune spesso adottiamo delle strategie operative di alto impatto, ma che non rappresentano la soluzione definitiva. Una realtà del genere non può essere risollevata solo con l’utilizzo della forza pubblica, occorre una sinergia tra le forze di polizia, la politica, quella nell’accezione più nobile, ed il terzo settore. A tal proposito penso che il terzo settore o le associazioni siano un elemento essenziale, soprattutto per questo territorio. L’elemento che può fare la differenza è senza dubbio anche la scuola ed il ruolo nella società che ricopre questa istituzione. Credo sia fondamentale il confronto con le scuole, e soprattutto con gli studenti, avviare con loro un dialogo costruttivo è prerogativa essenziale. Chi rappresenta le forze di polizia ha l’obbligo di essere alla portata di tutti e al completo servizio dei cittadini».
Quali sono per lei le priorità in relazione alla tutela dei cittadini?
«Se dovessi azzardare una scaletta delle priorità, parlerei sicuramente dei processi organizzativi e fra questi anche la logistica. Occorre elevare la qualità della mia squadra e portare avanti una tendenza al miglioramento, guardando concretamente ai bisogni della gente. La provincia di Caserta è molto variegata e quindi ogni città ha le sue esigenze, ma inserirei in un quadro di priorità, la lotta alla criminalità organizzata, alla violenza di genere ed al tema delle baby gang, strettamente legato alla movida».
Ci sarà un’azione di prevenzione che funga da deterrente nei confronti della criminalità organizzata nel territorio di Castel Volturno?
«In concomitanza con il mio insediamento, nel mese di agosto, il Ministro in collaborazione con il Prefetto, avviarono un’azione di contrasto sul territorio di Castel Volturno, annunciando nuovi rinforzi a dimostrazione della sua attenzione. La direttiva dell’autorità per la sicurezza pubblica si è tramutata in atti pratici, perché a settembre abbiamo avuto un incremento di venti unità solo per il comune di Castel Volturno. Avere risorse in più è importantissimo, in tale senso accolgo con favore la notizia arrivata di un ulteriore aumento di 27 unità, che non riguardano solo Castel Volturno, ma anche altri presìdi. Dal mese di agosto sino ad oggi, una volta al mese, abbiamo esercitato un’azione di controllo e prevenzione del territorio, sotto un protocollo operativo che si chiama “alto impatto”».
Come intende fronteggiare il problema relativo alla violenza di genere?
«Anche per questo tema resta fondamentale l’aspetto della logistica, ad oggi la Questura non possiede una sala di ascolto per le donne che denunciano di aver subito violenza, personalmente è inaccettabile. In riferimento a questo, abbiamo intercettato un bene confiscato alla camorra inutilizzato, per il quale siamo riusciti ad ottenere dei fondi per la ristrutturazione, per procedere alla realizzazione di un punto di ascolto per le donne che denunciano violenze».
di Antonio Casaccio e Stefano Errichelli
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