
Il diritto al lavoro in Italia continua ad essere un principio costituzionale stretto tra serissime emergenze come i dati sul lavoro nero e la crescente disoccupazione giovanile, con particolare riferimento al Mezzogiorno.
Il mercato del lavoro subisce gli effetti di uno sfruttamento scellerato che investe soprattutto le giovani generazioni, sempre più in difficoltà nell’approccio ad un lavoro adeguatamente retribuito e stabile. Per fare il punto sull’intervento politico per far fronte a queste gravissime problematiche, abbiamo intervistato il Senatore Gianclaudio Bressa, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
«La Commissione d’inchiesta del Senato che si occupa della sicurezza sul lavoro ha approvato, proprio poche settimane fa, una relazione che contiene molti spunti frutto di questo primo anno di attività della Commissione.
Nella relazione vengono individuate una serie di proposte concrete e operative.
Tra queste non solo l’inasprimento delle pene per chi si macchia del reato di sfruttamento dei lavoratori, spesso approfittando di situazioni di fragilità e di bisogno, ma anche l’introduzione di norme specifiche per impedire nuove forme di sfruttamento, per esempio qualora si utilizzi lo strumento delle cosiddette cooperative spurie.
In Italia si è sempre avuta l’abitudine di risolvere i problemi con la ricetta dell’inasprimento delle pene, che a onor del vero fa più effetto sull’opinione pubblica di quanto serva realmente nella realtà. Ricordate le gride spagnole dei Promessi Sposi?
Se prevedo pene durissime, ma poi non faccio nulla per prevenire, non ho personale per i controlli, chiudo gli occhi davanti a quella certa azienda, scrivo normative così farraginose da risultare inapplicabili, non investo nella formazione… mi dite a cosa serve inasprire la pena?
Quello che è necessario è un vero e proprio cambio di passo, o, meglio, di cultura di mentalità, che porti a concepire il diritto alla sicurezza sul lavoro come il diritto alla vita e alla integrità fisica, come insito nel concetto stesso di diritto al lavoro».
Ancora tanti giovani, particolarmente al Sud, approcciano al mondo del lavoro senza alcuna forma di tutela contrattuale. Con i voucher Renzi provò a dare una risposta, ma il dramma non sembra diminuire.

«Il mercato del lavoro è cambiato rapidamente negli ultimi anni. Quello che la Commissione ha osservato è che alle tradizionali forme di sfruttamento attraverso il lavoro nero (tipico l’esempio del caporalato in agricoltura) sono sorte nuove modalità di sfruttamento dei lavoratori mediante un utilizzo spinto ed esasperato delle nuove tecnologie.
Da qui il fenomeno del cosiddetto caporalato digitale che, utilizzando algoritmi ignoti al lavoratore, consente il monitoraggio delle performance lavorative. Tali situazioni vanno affrontante prevedendo, anche per questi lavoratori, un insieme di tutele analoghe a quelle dei lavoratori subordinati».
«La sfida per una effettiva parità di genere si vince puntando a rafforzare tutti gli strumenti che consentano di conciliare sempre più i ritmi di vita lavorativi con quelli familiari.
Da questo punto di vista, diverse sono state le iniziative degli ultimi anni ma, nonostante il percorso compiuto, c’è ancora molto da fare.
Al di là delle parole inopportune di qualche imprenditore o imprenditrice, lavorare sulla conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi di vita è un percorso obbligato.
Abbiamo di fronte tante proposte, tanti strumenti come la riduzione dell’orario quotidiano di lavoro, la settimana corta, lo smart-working, la condivisione delle responsabilità familiari ecc.
Alcune più buone di altre, altre molto discutibili, ma in ogni caso è giunto il tempo per ridefinire completamente i nostri asset: gli orari scolastici, quelli degli uffici pubblici, delle aziende, i servizi del welfare, i turni in fabbrica; insomma l’intera nostra società è basata sugli orari e sui ritmi della società industriale di fine Ottocento.
Siamo in un altro tempo, in un’altra epoca, dobbiamo solo aprire gli occhi e rendercene conto».
«In Senato sono state presentate alcune proposte normative volte ad assicurare delle forme di protezione ai lavoratori che denunciano i loro aguzzini. Trovo che sia una buona idea, magari dobbiamo capire come metterla a punto in modo fruttuoso, ma penso che si tratti di uno strumento valido ed efficace».
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