
Esattamente un mese fa Graziano Landolfi, in arte Kid Lost, trionfava a Nuova Scena, il programma andato in onda e ancora disponibile su Netflix dedicato alle nuove leve del rap italiano. Tre città in competizione, Napoli, Roma e Milano, con quasi trenta artisti in gara, e tre giudici d’eccezione rappresentanti la vecchia e la nuova corrente del genere musicale in questione: Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain. Otto episodi, divisi tra prove, battle uno contro uno, sfida cypher, videoclip e featuring con “Mostri Sacri” del calibro di Madame, Guè e Marracash.
Alcune settimane dopo l’ultima puntata, uscita il 4 febbraio sulla piattaforma streaming, ho avuto il piacere di conoscere il vincitore del contest al Comune di Qualiano, città originaria del cantante. Un incontro breve durante il quale proposi all’artista di venire a trovarci in redazione per un’intervista. “Ci sono bro’, non ci sono problemi. Voglio conoscere tutta la squadra da vicino” – mi rispose subito. Ed eccolo, a pochi giorni dall’invio del giornale in stampa, giungere a Castel Volturno ed entrare nella nostra sede, giusto in tempo per essere presente su questo numero.
«Graziano è un ragazzo che si avvicina alla musica a 14 anni. Alle superiori ho cominciato a scrivere perché non volevo seguire le lezioni: ricordo che, durante le ore in classe, mi piaceva rielaborare le poesie lette sul libro di Italiano. Ho iniziato un po’ per noia, ma anche perché mi sentivo emarginato. Credevo che fosse il modo più adatto per raccontarmi, visto che con le parole e con le persone non ci riuscivo bene a scuola. Mi isolavo e scrivere mi consolava».
«L’ho scelto come monito a non perdere. Mi hanno spesso chiamato così quando spiegavo che volevo fare il rapper, mi dicevano “sei perso” oppure “il tuo futuro è perso”, quasi come via impronosticabile per il mio avvenire. Ho usato Kid Lost per dimostrare che, con questo nome, magari avrei potuto vincere. È stato più un “ingrippo”».
«Io facevo pezzi anche prima di Nuova Scena e farsi notare al giorno d’oggi è veramente complicato, perché la soglia di attenzione è bassa. Non resti nelle persone facilmente. Il programma Netflix ha concentrato tutto il mio percorso in pochissimo tempo. Resto però ancora convinto che se spingi e sei valido riesci a spaccare. Magari le cose devono essere fatte solo nella maniera giusta, scegliendo le strade più semplici da percorrere. Quella dei social, per esempio, potrebbe essere una di queste».
«Che già da piccolo mi sono interfacciato con dei problemi che non dovrebbero intaccare il cervello di un bambino. Parlo di difficoltà economiche e sociali in primis. A mio avviso, basta solamente descrivere il posto in cui si nasce per comprendere che alcune dinamiche sono un po’ “too much” per un ragazzino».
«Devastante e difficile. Dovevo ricordare una strofa lunga scritta sei ore prima. Ero super agitato e non riuscivo nemmeno a parlare per l’emozione, ma lui è stato un grande: appena mi ha dato due pacche mi sono “arripigliat”. Considera che l’ho incontrato per pochi minuti per fare il sound check, poi l’ho visto direttamente sul palco. Però in quel poco tempo Marra è riuscito a tranquillizzarmi».
«Forse è il momento, oppure abbiamo più fame. Milano è una città multiculturale e si è presentata con artisti di diverse nazionalità, non è proprio identificativa in questa Serie Tv. Credo che Napoli sia pronta per diventare la casa del rap italiano e il fatto che in una finale di un contest nazionale ci siano due napoletani è davvero importante».
«Non mi sento un personaggio televisivo. Ho sempre fatto musica e continuerò a fare quello, l’ho fatta quando non era apprezzata, figurati oggi».
«Quello di Mr Simpatia, a casa ho anche il disco, lo conosco a memoria. Mi ha formato e nel mio rap c’è quello dentro».
«Tutt’è due le cose. Qualche volta vado in studio per creare beat e musica da zero, ma mi piace anche “picchiare il microfono”. Probabilmente mi sento più forte nella seconda, ma col tempo vorrei provare a fare di più e migliorare la prima».
«È sempre importante quello che canti perché le persone ti ascoltano, quindi puoi influenzare con le canzoni. Non voglio neanche dire che sono un esempio perfetto: nei miei testi compaiono sesso o addirittura armi, ma non li elogio. Ne parlo in un modo che possa essere assimilato come corretto, pulito e sincero. Per esempio, in un pezzo posso anche descrivere in maniera dettagliata come si venda la cocaina, ma non lo consiglio assolutamente. Racconto esclusivamente quello che succede, faccio una sorta di cronaca del disagio».
«L’approccio con i fan è bello, vedo delle persone che sono affezionate sul serio alle storie delle canzoni e ai testi. Finora mi sono esibito in locali o club che somigliano ad una discoteca, ma i miei pezzi sono più da live che da ascolto. Nonostante questo, ho visto ragazze e ragazzi legarsi alle liriche e alle strofe quando erano sotto il palco. Mi è rimasto questo dei fan, cioè il fatto che sono riuscito ad entrare nei loro cuori con temi molto complessi. Non era semplice, spero di continuare così».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...