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INTERVISTA. Kid Lost: «Napoli pronta a diventare la casa del rap italiano»

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
8 aprile 20246 min di lettura

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INTERVISTA. Kid Lost: «Napoli pronta a diventare la casa del rap italiano»

Indice (11)

  • 1Prima di conoscere Kid Lost, ci tenevamo a farlo con Graziano Landolfi. Chi è e come si avvicina alla musica? 
  • 2Kid Lost significa “ragazzo perso”. Perché questo nome? 
  • 3All’improvviso Nuova Scena: l’opportunità della vita per ogni artista emergente. Per te lo è stata, hai vinto il programma. Ma quanto è difficile farsi notare per un nuovo musicista nonostante le qualità? 
  • 4Una delle tue migliori performance durante il programma è stata “Creature”. In una parte del testo canti “pure ‘a creaturo non songo maje stato ‘nu creaturo”. Qual è il messaggio? 
  • 5Com’è stato esibirsi con Marracash nella prova dei featuring? 
  • 6Kid Lost, Jelecrois e El Matador: due napoletani in finale e Milano esclusa. Il Sud sfonda sempre? 
  • 7C’è il rischio che la tua mente artistica si annulli ai fini dello spettacolo? 
  • 8Fabri Fibra è stato uno dei giudici del contest, forse il mentore del rap italiano. Ti stimola di più quello di “Mr Simpatia” o di “Fenomeno”? 
  • 9Quindi Kid Lost è un artista che preferisce “sputare sulla traccia” o più da studio di registrazione per creare le vibrazioni giuste? 
  • 10Molto spesso il rap viene associato a tematiche come droga, sesso o alcol. Nel tuo caso si verifica poco e con una linea diversa… 
  • 11Sappiamo che sei in tour. Quali sono le prime sensazioni davanti ai fan? 

Esattamente un mese fa Graziano Landolfi, in arte Kid Lost, trionfava a Nuova Scena, il programma andato in onda e ancora disponibile su Netflix dedicato alle nuove leve del rap italiano. Tre città in competizione, Napoli, Roma e Milano, con quasi trenta artisti in gara, e tre giudici d’eccezione rappresentanti la vecchia e la nuova corrente del genere musicale in questione: Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain. Otto episodi, divisi tra prove, battle uno contro uno, sfida cypher, videoclip e featuring con “Mostri Sacri” del calibro di Madame, Guè e Marracash. 

Alcune settimane dopo l’ultima puntata, uscita il 4 febbraio sulla piattaforma streaming, ho avuto il piacere di conoscere il vincitore del contest al Comune di Qualiano, città originaria del cantante. Un incontro breve durante il quale proposi all’artista di venire a trovarci in redazione per un’intervista. “Ci sono bro’, non ci sono problemi. Voglio conoscere tutta la squadra da vicino” – mi rispose subito. Ed eccolo, a pochi giorni dall’invio del giornale in stampa, giungere a Castel Volturno ed entrare nella nostra sede, giusto in tempo per essere presente su questo numero. 

Prima di conoscere Kid Lost, ci tenevamo a farlo con Graziano Landolfi. Chi è e come si avvicina alla musica? 

«Graziano è un ragazzo che si avvicina alla musica a 14 anni. Alle superiori ho cominciato a scrivere perché non volevo seguire le lezioni: ricordo che, durante le ore in classe, mi piaceva rielaborare le poesie lette sul libro di Italiano. Ho iniziato un po’ per noia, ma anche perché mi sentivo emarginato. Credevo che fosse il modo più adatto per raccontarmi, visto che con le parole e con le persone non ci riuscivo bene a scuola. Mi isolavo e scrivere mi consolava». 

Kid Lost significa “ragazzo perso”. Perché questo nome? 

«L’ho scelto come monito a non perdere. Mi hanno spesso chiamato così quando spiegavo che volevo fare il rapper, mi dicevano “sei perso” oppure “il tuo futuro è perso”, quasi come via impronosticabile per il mio avvenire. Ho usato Kid Lost per dimostrare che, con questo nome, magari avrei potuto vincere. È stato più un “ingrippo”». 

All’improvviso Nuova Scena: l’opportunità della vita per ogni artista emergente. Per te lo è stata, hai vinto il programma. Ma quanto è difficile farsi notare per un nuovo musicista nonostante le qualità? 

«Io facevo pezzi anche prima di Nuova Scena e farsi notare al giorno d’oggi è veramente complicato, perché la soglia di attenzione è bassa. Non resti nelle persone facilmente. Il programma Netflix ha concentrato tutto il mio percorso in pochissimo tempo. Resto però ancora convinto che se spingi e sei valido riesci a spaccare. Magari le cose devono essere fatte solo nella maniera giusta, scegliendo le strade più semplici da percorrere. Quella dei social, per esempio, potrebbe essere una di queste». 

Una delle tue migliori performance durante il programma è stata “Creature”. In una parte del testo canti “pure ‘a creaturo non songo maje stato ‘nu creaturo”. Qual è il messaggio? 

«Che già da piccolo mi sono interfacciato con dei problemi che non dovrebbero intaccare il cervello di un bambino. Parlo di difficoltà economiche e sociali in primis. A mio avviso, basta solamente descrivere il posto in cui si nasce per comprendere che alcune dinamiche sono un po’ “too much” per un ragazzino». 

Com’è stato esibirsi con Marracash nella prova dei featuring? 

«Devastante e difficile. Dovevo ricordare una strofa lunga scritta sei ore prima. Ero super agitato e non riuscivo nemmeno a parlare per l’emozione, ma lui è stato un grande: appena mi ha dato due pacche mi sono “arripigliat”. Considera che l’ho incontrato per pochi minuti per fare il sound check, poi l’ho visto direttamente sul palco. Però in quel poco tempo Marra è riuscito a tranquillizzarmi». 

Kid Lost, Jelecrois e El Matador: due napoletani in finale e Milano esclusa. Il Sud sfonda sempre? 

«Forse è il momento, oppure abbiamo più fame. Milano è una città multiculturale e si è presentata con artisti di diverse nazionalità, non è proprio identificativa in questa Serie Tv. Credo che Napoli sia pronta per diventare la casa del rap italiano e il fatto che in una finale di un contest nazionale ci siano due napoletani è davvero importante». 

C’è il rischio che la tua mente artistica si annulli ai fini dello spettacolo? 

«Non mi sento un personaggio televisivo. Ho sempre fatto musica e continuerò a fare quello, l’ho fatta quando non era apprezzata, figurati oggi».  

Fabri Fibra è stato uno dei giudici del contest, forse il mentore del rap italiano. Ti stimola di più quello di “Mr Simpatia” o di “Fenomeno”? 

«Quello di Mr Simpatia, a casa ho anche il disco, lo conosco a memoria. Mi ha formato e nel mio rap c’è quello dentro».  

Quindi Kid Lost è un artista che preferisce “sputare sulla traccia” o più da studio di registrazione per creare le vibrazioni giuste? 

«Tutt’è due le cose. Qualche volta vado in studio per creare beat e musica da zero, ma mi piace anche “picchiare il microfono”. Probabilmente mi sento più forte nella seconda, ma col tempo vorrei provare a fare di più e migliorare la prima». 

Molto spesso il rap viene associato a tematiche come droga, sesso o alcol. Nel tuo caso si verifica poco e con una linea diversa… 

«È sempre importante quello che canti perché le persone ti ascoltano, quindi puoi influenzare con le canzoni. Non voglio neanche dire che sono un esempio perfetto: nei miei testi compaiono sesso o addirittura armi, ma non li elogio. Ne parlo in un modo che possa essere assimilato come corretto, pulito e sincero. Per esempio, in un pezzo posso anche descrivere in maniera dettagliata come si venda la cocaina, ma non lo consiglio assolutamente. Racconto esclusivamente quello che succede, faccio una sorta di cronaca del disagio». 

Sappiamo che sei in tour. Quali sono le prime sensazioni davanti ai fan? 

«L’approccio con i fan è bello, vedo delle persone che sono affezionate sul serio alle storie delle canzoni e ai testi. Finora mi sono esibito in locali o club che somigliano ad una discoteca, ma i miei pezzi sono più da live che da ascolto. Nonostante questo, ho visto ragazze e ragazzi legarsi alle liriche e alle strofe quando erano sotto il palco. Mi è rimasto questo dei fan, cioè il fatto che sono riuscito ad entrare nei loro cuori con temi molto complessi. Non era semplice, spero di continuare così». 

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  • #fabri fibra
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