
Il Teatro Sannazaro di Napoli, soprannominato la “bomboniera di via Chiaia”, ha vissuto più di una vita. Risalente al 1874, vide esibirsi, tra i tanti, Eduardo Scarpetta, la compagnia de “I De Filippo” e fu sede di un incontro proprio tra Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. La sua seconda vita iniziò nel 1969, quando Luisa Conte e Nino Veglia lo presero in affitto. Dopo l’incendio del febbraio scorso è probabilmente iniziata per il Sannazaro una terza vita. Con Lara Sansone, gestrice del teatro assieme al marito Salvatore Vanorio, e direttrice artistica del centro di produzione teatrale, ne raccontiamo la rinascita.


«L’incendio di febbraio è stato un disastro non soltanto artistico, ma anche dell’anima. La stagione scorsa si stava sviluppando, come sempre, su due binari, una linea di tradizione e una di contemporaneo. Grandi artisti baluardi della tradizione come Peppe Barra, Lina Sastri, Biagio Izzo e Carlo Buccirosso si sono avvicendati sul palcoscenico. Prima della tragedia, erano programmate le repliche del Cafè Chantant, poiché aveva riscosso grande successo di pubblico e critica come mai prima di allora. Con l’incendio sono andati in fumo, oltre che i sacrifici e gli archivi storici, le messe in scena storiche di questo spettacolo».
«C’è stata un’imponente mobilitazione che ha riguardato tutta Italia, tale da farci ricordare come il Sannazaro fosse parte del tessuto artistico nazionale. È un teatro storico in cui ogni ceto sociale si sente celebrato, perché ci trovi sia il popolo sia il grande intellettuale».
«Il comitato è nato sulla scorta del nostro amore per la struttura. Abbiamo tentato e tenteremo in tutti i modi di raccogliere quanti più soldi possibili per ricostruire il teatro. La Regione ha stanziato un milione di euro per la ricostruzione, ma il centro di produzione teatrale ha subìto un forte arresto. Per noi era vitale trovare per gli artisti e i tecnici spazi per lavorare e così il Comune di Napoli ha messo a disposizione, a titolo oneroso, il Teatro Mediterraneo per le attività più grandi. Le altre si svolgeranno presso il TIN, divenuto TINy Sannazaro, una piccola struttura per lo svolgimento di spettacoli più intellettuali, monologhi, piccole restituzioni creative e performance sperimentali che hanno bisogno di una platea inferiore per avere un senso. Al TINy Sannazaro abbiamo voluto dare un grande numero di artisti e di repliche; grandi nomi del teatro si sono messi in gioco in una piccola struttura per amore di quel Sannazaro che ha aperto le porte a tanti artisti e che ne ha consacrati alcuni».
«Verrà riproposto sicuramente il Cafè Chantant, che costituirà un grande sforzo economico: ci saranno tre repliche come varo inaugurale per la nuova sala e per il nuovo percorso artistico e tornerà anche nel periodo natalizio. Riproporremo anche Masaniello, che vedrà artisti importantissimi, tra cui Sergio Assisi e Leopoldo Mastelloni. Voglio coinvolgere un numero significativo di artisti e maestranze del territorio portando avanti progetti che parlino della nostra storia, identità e cultura. La stagione 2026/27 passa per trentatré spettacoli diversi, tra cui Qualcosa è andato storto di Carlo Buccirosso, Buonasera a tutti di Peppe Barra e un evento speciale, ossia Lettera a Eduardo di Massimiliano Gallo, il 15 dicembre, con l’incasso della serata interamente devoluto al comitato raccolta fondi per la ricostruzione del Sannazaro. L’incendio ha bruciato un luogo, ma non può cancellare lo spirito di chi ogni giorno lavora per dare qualcosa all’Italia tutta, non solo alla città di Napoli».
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