
Che si mangia stasera? Quante volte ce lo siamo chiesti o lo abbiamo chiesto prima di metterci a tavola? Sappiate che tutto questo non sarà più un problema: la Dieta Mediterranea ci salverà. Dopo aver conquistato per il sesto anno consecutivo la prima posizione nella classifica Best Diets, con la Prof.ssa Maria Ida Maiorino, Professoressa Associata di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, UOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, siamo andati a conoscere tutte le sfumature e le potenziali problematiche della “miglior dieta al mondo”.
«La Dieta Mediterranea si distingue dalle altre per il largo uso di olio extravergine di oliva che assume il ruolo di fornire i grassi nell’alimentazione contribuendo a prevenire malattie cardiovascolari e infarto. Inoltre, la Dieta Mediterranea prevede il consumo quotidiano di verdura che deve essere preminente rispetto alla frutta. Una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea riduce del 10% il rischio di mortalità per cancro, del 9% il rischio di mortalità da tutte le cause e aumenta del 46% la probabilità di invecchiare in buona salute. Inoltre, questa è in grado di prevenire la comparsa di diabete in individui con molteplici fattori di rischio e ritarda il ricorso al primo farmaco per la terapia del diabete in chi è all’inizio della propria storia clinica. Infine, nelle persone con diabete noto migliora il controllo dell’iperglicemia e riduce il rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare».
«La globalizzazione non condivide gli stessi principi della Dieta Mediterranea. L’urbanizzazione, la diffusione globale di stili di vita non salutari e l’invecchiamento progressivo della popolazione hanno contribuito in modo sostanziale alla diffusione delle malattie croniche non trasmissibili in tutto il mondo, ovvero di malattie cardiovascolari, diabete, cancro e malattie respiratorie croniche. Esse sono responsabili del 74% delle morti ogni anno, la maggior parte delle quali si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. La globalizzazione e i nuovi stili di vita basati sul pattern occidentale, stanno infatti modificando la qualità e le proporzioni dei cibi che hanno garantito un sano sviluppo delle civiltà, anche nel rispetto dell’ambiente e dei mercati locali».
«Le malattie metaboliche, e tra queste soprattutto diabete e obesità, rap-presentano alcune tra le affezioni croniche oggi più diffuse nella popola-zione italiana. Secondo le più recenti statistiche, si stima che nel nostro paese le persone con diabete siano aumentate di oltre il 60% dal 2000 ad oggi. L’ultimo rapporto Istat Osserva salute 2016 riporta che, in Italia nel2015 più di un terzo della popolazione adulta era in sovrappeso, mentre una persona su dieci era obesa. Complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età maggiore a 18 anni è in eccesso ponderale, con un maggiore interessamento delle regioni del Sud. L’alta prevalenza di obesità e sovrappeso fa della Campania la regione con il più alto eccesso ponderale del Paese e di bambini obesi».
«La Dieta Mediterranea come oggi la conosciamo è il frutto di una evoluzione continua in cui culture e tradizioni diverse si mescolano tra loro. Arriva a noi dall’antichità arricchita da alimenti che si sono aggiunti nel tempo. Il latte di scarafaggio e altre novità alimentari, rispondono all’esigenza di trovare alternative dal notevole valore nutrizionale e sostenibili per l’ambiente, soprattutto in vista di un aumento della popolazione mondiale previsto per il 2050. La Dieta Mediterranea non solo si adatta bene alla necessità di rendere quanto più green il sistema di produzione alimentare, ma è anche in grado di garantire una sostenibilità a 360°».
«La scarsa aderenza alla Dieta Mediterranea ha certamente un ruolo nell’aumento dei tassi di incidenza di obesità, ma non è l’unico fattore. L’ambiente “obeso genico” è fatto di alimentazione non salutare, in parte favorita dalla diffusione di un food environment che propone alimenti molto calorici e poveri di nutrienti e che offre tante possibilità di consumare pasti fuori casa nella formula del “fast-food”, oltre che di stili di vita sedentari e processi di produzione automatizzati. Per l’epidemia di obesità è riconosciuto un altro determinante ambientale di salute: l’inquinamento atmosferico, il quarto fattore di rischio per numero di morti nel mondo, secondo lo State of Global Air 2020».
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