
Negli ultimi anni, il rap italiano ha conquistato una visibilità crescente diventando molto più di un genere musicale, come vero e proprio linguaggio culturale. Lo sa bene Luca Somma, in arte YPSI, rapper, freestyler e beatboxer napoletano che con talento e dedizione ha trasformato la passione in un percorso autentico, portando in alto il significato più vero del rap.
«Dagli anni 2000 il rap ha smesso di essere un genere di nicchia per diventare una voce globale. Nato nel Bronx negli anni ’70, è cresciuto come risposta ai problemi sociali: disoccupazione, razzismo, vita di quartiere. Non si cantava, si raccontava. Era rivoluzione, era bisogno di espressione. Il rap nasce per esigenza, non per moda. Una forma di poesia urbana, sopravvivenza creativa: microfono, beat, verità. Programmi come Nuova Scena hanno contribuito a farlo conoscere al grande pubblico, ma la trasformazione era già in corso. Oggi il rap non è più “musica di strada”: è linguaggio, identità, comunicazione. La percezione è cambiata perché il rap ha imparato a parlare a tutti. Il rischio, però, è che il successo lo svuoti del suo significato. Molti oggi lo fanno per moda, senza reale bisogno di raccontarsi. Quando il rap diventa imitazione, perde valore. Se non hai nulla da dire, è solo rumore».
«Il freestyle è una delle poche cose che non puoi fingere. In un’epoca dove tutto è programmato, tagliato e corretto, il freestyle è un atto di presenza totale. Sei tu, la fantasia, il tuo lessico, la tua capacità di elaborazione del pensiero, di rappresentazione e di coinvolgimento a chi ti sta ascoltando. L’errore che non bisogna commettere è quello di scambiare il freestyle con l’intrattenimento. C’è una sottile linea tra chi sei e cosa fai. Se hai un microfono in mano, e non sai da dove iniziare, è probabile che tu non abbia qualcosa di vero da raccontare. Una cosa che mi piace davvero pensare è che fare rap non è per tutti. E questo pensiero va un po’ in conflitto con la realtà della società in cui viviamo».
«Non penso si possa “scegliere” di fare rap. L’arte è qualcosa che ti porti dentro. Già da piccolo capisci se sei attratto dai suoni e dalle parole. Io ho iniziato col beatbox, imitavo i suoni prima ancora di sapere che fosse una disciplina. Poi ho scoperto l’Hip-Hop. Scrivevo già prima di capire cosa fosse il rap. Oggi in molti si improvvisano artisti per apparire. Ma se non sei te stesso, prima o poi si vede. Non importa da dove vieni: se hai qualcosa da dire e ci credi davvero, puoi farti strada. Certo, nulla è facile. Devi essere due volte più bravo per dimostrare chi sei. Ma il mondo è lì fuori che aspetta».
«Tutto è iniziato nel 2009, col beatbox. Era un gioco, poi è diventato dedizione. Sono arrivato terzo alla mia prima battle nazionale. Da lì ho capito che stavo scrivendo la mia storia. Dopo anni di allenamento, ho pubblicato un video su Swissbeatbox, la community mondiale di riferimento. J-AX lo ha visto e ha detto che ero tra i migliori al mondo. Parole che ancora oggi porto con me. Poi la pandemia ha bloccato tutto. Così ho iniziato a condividere video ogni giorno su TikTok e YouTube. Oggi ho quasi 200mila follower, costruiti con costanza. Nel 2022 ho battuto un Guinness World Record con i 100 suoni beatbox nel minor tempo (ancora in attesa di riconoscimento). In parallelo ho continuato con il rap. Ho pubblicato il mio primo EP nel 2024. Poi ho vinto Scrivi Rap, un concorso nazionale con 3000 partecipanti. Il mio testo è stato scelto da una giuria con artisti come Inoki. Ho ricevuto la targa in Comune a Santo Stefano di Magra. Solo tornato a casa ho realizzato il traguardo. L’ultima uscita è Squid Game Freestyle, ispirata alla terza stagione della serie Netflix. Ora sto lavorando al mio primo album completo. C’è tanto lavoro dietro. Spero che esploda, come esplodono i sogni veri.
«Il primo consiglio? Sii vero. Non cercare di assomigliare a qualcuno che non sei e non fare qualcosa che non ti rappresenta davvero. Cerca di avere le spalle più larghe possibili per farti strada tra persone che non saranno affatto gentili nell’aprirti una porta. Se vuoi qualcosa devi uscire di casa, armato di allenamento, armato di talento, intuizione. Se vuoi fare rap, fallo per fame, non per moda. Perché la moda passa, la fame resta».
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