
L’intervista esclusiva di Informare al Capo dell’Ambasciata di Polonia in Italia, Ryszard Schnepf, sul semestre di guida alla Presidenza del Consiglio Europeo
L’Unione Europea sta vivendo un momento decisivo della sua storia. Non solo a causa della guerra in Ucraina, ma a causa di un contesto geopolitico instabile che si sostanzia in guerre militari e commerciali tra potenze. Un momento di rottura che ha svegliato l’UE, mettendola di fronte ai propri limiti, soprattutto in materia di Difesa.
Il piano di 800 miliardi per il Riarmo in Europa ha unito i leader occidentali nell’affrontare la politica estera scellerata del presidente russo Vladimir Putin. Un’urgenza tremenda soprattutto per le nazioni più esposte alla minaccia russa, le quali hanno da tempo investito ampie risorse al fine di ampliare il proprio budget militare e rendere sostanziale la loro presenza all’interno della NATO. La Polonia è l’esempio principe di una gestione fiorente delle forze di repressione in seno ad un Paese, nell’ottica di un rafforzamento del legame indissolubile che tiene stretti alcuni paesi dell’Est Europa all’Alleanza Transatlantica rappresentata dalla NATO. Nel 2024 la Polonia ha destinato il 4,1% del PIL, pari a 35 miliardi di dollari, al settore militare, con un aumento previsto per il 2025 che arriverà ad un totale di 48,7 miliardi di dollari. È un paese estremamente interessante, con una vitalità economica sintomo di un ingresso ben consolidato all’interno dell’ordine economico occidentale. La crescita del Paese è evidente, così come la tensione all’interno della leadership polacca nel constatare l’immortalità dell’imperialismo russo e dello sconfinamento delle sue sfere di influenza.
La Polonia dal 1° Gennaio guida la Presidenza del Consiglio Europeo, con un programma saldamente incentrato sulla Difesa. In virtù di tali responsabilità e della rilevanza strategica della Polonia in questo tempo, abbiamo condotto una lunga intervista al Capo dell’Ambasciata di Polonia in Italia, l’Ambasciatore Ryszard Schnepf.
Quali iniziative saranno sostenute dalla Polonia per rafforzare la difesa europea?
«Il motto della nostra Presidenza “Sicurezza, Europa!”, diventato ormai un punto di riferimento per l’intera Unione Europea, riflette le sfide che il nostro continente deve affrontare. Varsavia partecipa attivamente alla discussione sul tema della difesa europea. In quanto presidenza, ascoltiamo attentamente ciò che propongono gli altri paesi membri in materia: siamo convinti che le decisioni che prendiamo devono essere inclusive e tenere conto della sensibilità di ciascun paese. Oggi è importante lavorare per un’Europa forte e sicura, che mantenga le migliori relazioni possibili con gli USA. Comprendiamo che gli Stati Uniti vogliono che l’Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria sicurezza e ci adopereremo per raggiungere questo obiettivo, ma ribadendo la necessità di una stretta cooperazione con la NATO. Cercheremo l’unità europea e transatlantica. Siamo convinti che la NATO è sinonimo di solidarietà, cooperazione e stabilità, anche per le generazioni future. La Polonia concorda con la necessità di aumentare gli investimenti nella difesa europea. Un aumento dei budget per la difesa costituisce per noi una condizione preliminare, fondamentale anche per mantenere la competitività globale dell’industria europea della difesa. Non c’è dubbio che aumentare i finanziamenti e risolvere il problema della mancanza di fondi a livello UE rientra in una riflessione più ampia su come adattare meglio lo sviluppo delle capacità di difesa alle sfide che dobbiamo affrontare. Pensiamo che le iniziative dell’UE in materia di difesa dovrebbero creare condizioni di parità per le imprese di tutti gli Stati membri e rimanere aperte alla partecipazione di partner al di fuori dell’UE. Contiamo su un bilancio UE a lungo termine ambizioso, che risponda alle sfide attuali».
Qual è l’importanza delle infrastrutture strategiche come lo Scudo Est e la Linea di difesa baltica?
«Lo Scudo orientale è un progetto europeo – riconosciuto come priorità nel quadro di sicurezza dell’UE dal Parlamento Europeo – proposto dalla Polonia che mira a fortificare il fianco orientale della Polonia e quindi dell’UE e della NATO. Siamo convinti che la frontiera est deve essere abbastanza forte da poter prevenire una potenziale invasione via terra da parte della Russia. Dobbiamo essere consapevoli che Mosca non ha abbandonato le sue aspirazioni neo imperiali e le sue posture anti occidentali. L’obiettivo dello Scudo orientale è rafforzare le capacità polacche di non essere colte di sorpresa, di ridurre la mobilità delle truppe nemiche, garantire la mobilità delle truppe polacche e rafforzare la sicurezza civile. La Linea di difesa baltica, voluta dai paesi baltici (Lituania, Lettonia e Estonia), è invece un complesso di installazioni difensive anti-mobilità con funzioni di deterrenza e, se necessario, di difesa contro le minacce militari ai confini con la Russia e la Bielorussia. Queste due infrastrutture strategiche si integreranno a vicenda e saranno quindi fondamentali per la sicurezza non solo dei nostri paesi, ma di tutta l’Unione Europea, come è stato sottolineato anche dal Consiglio Europeo: “La protezione delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’UE contribuisce alla sicurezza dell’Europa nel suo insieme”. Lo Scudo Est è stato inserito in modo permanente tra le priorità della difesa europea».
In che modo la Polonia intende rafforzare la cooperazione con la NATO?
«Nel rispondere a questa domanda inizierei con un po’ di storia. Entrare a far parte dell’Alleanza Nord Atlantica, il 12 marzo 1999, ha cambiato per sempre la posizione della Polonia sulla scena internazionale. L’adesione alla NATO, insieme a quella all’Unione Europea, rimane per la Polonia una delle più significative conquiste degli ultimi decenni. E i polacchi lo comprendono perfettamente. Oggi, 26 anni dopo, siamo un pilastro importante dell’Alleanza, pronti ad agire e a lavorare insieme per la sicurezza comune. Rafforziamo la nostra posizione internazionale, assicurandoci nel contempo di garantire la nostra indipendenza e la nostra stabilità in questi tempi caratterizzati da importanti tensioni geopolitiche. La Polonia sta rafforzando il suo esercito e sta aumentando la spesa per la difesa. Attualmente essa ammonta al 4,7% del PIL, dato che ci pone in testa ai paesi membri. Si tratta di uno sforzo significativo, ma necessario per ammodernare le nostre forze armate, aumentarne il personale e mettere in pratica un nuovo modello di addestramento militare. Siamo convinti che la sicurezza della nostra regione deve basarsi sulla cooperazione con gli alleati della NATO e dell’Unione Europea. È una condizione indispensabile affinché la risposta alle minacce che affrontiamo sia globale ed efficace. Questo vale per molti ambiti, tra cui: cooperazione a sostegno dell’Ucraina, aumento della mobilità militare, sviluppo della resistenza agli attacchi ibridi, sicurezza informatica. La Polonia sosterrà lo sviluppo della cooperazione tra le due organizzazioni in tutti questi settori. Come ha sottolineato il nostro ministro per la difesa Władysław Kosiniak-Kamysz, dobbiamo assicurarci che la NATO sia attraente per tutti i suoi membri. Per questo motivo, così come l’Italia, sosteniamo un approccio a 360 gradi della NATO alla sicurezza dell’Europa e che sia anche in grado di affrontare le sfide recenti e future. Dobbiamo sempre ricordare che la NATO è più di una semplice alleanza militare. È una comunità di valori che unisce i membri di questa organizzazione».
Quali soluzioni intende promuovere la Polonia per affrontare la questione della migrazione?
«Abbiamo bisogno di soluzioni flessibili, ma allo stesso tempo di azioni che aumentino la sicurezza dell’UE, perché questo è ciò che i nostri cittadini si aspettano da noi. Ci stiamo concentrando soprattutto sul rafforzamento delle frontiere esterne dell’UE, migliorando l’efficacia dei rimpatri e delle espulsioni. In questo contesto è importante definire i Paesi terzi sicuri. La nostra presidenza pone inoltre l’accento sulla cooperazione con i Paesi terzi per contrastare l’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani, nonché per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare. Credo che ci sia una grande sinergia tra le priorità della presidenza polacca e la politica del Governo italiano su questo tema. Il ministro Matteo Piantedosi ha incontrato il suo omologo polacco a Varsavia il 10 marzo e credo che questo incontro proficuo abbia confermato una grande intesa sulle sfide attuali».
In che modo si prevede di migliorare l’efficacia dei rimpatri?
«La Presidenza polacca ha dato alla politica dei rimpatri una priorità assoluta a livello di Consiglio Giustizia e Affari Interni dell’UE. La proposta della Commissione europea per aumentare l’efficacia delle espulsioni e dei rimpatri volontari, pubblicata l’11 marzo, è la base per ulteriori discussioni con gli Stati membri e il Parlamento Europeo. Come Presidenza, avvieremo questo processo. Siamo favorevoli a un’azione decisa. Vorremmo promuovere un approccio più coordinato alla cooperazione con i Paesi terzi in materia dei rimpatri».
Quali misure verranno adottate per contrastare le minacce ibride e la criminalità organizzata?
«Si tratta di un argomento molto ampio. Per quanto riguarda le minacce ibride, è molto importante per noi combattere la strumentalizzazione della migrazione che viene utilizzata dalla Bielorussia e dalla Russia come elemento di guerra ibrida contro alcuni Paesi dell’UE come Polonia, Finlandia o Lituania, ma che potrebbe colpire anche l’Italia, se utilizzata in direzione sud. All’ultimo Consiglio Affari Interni abbiamo parlato molto anche della sicurezza delle infrastrutture critiche. Consideriamo il Piano d’azione dell’UE per la sicurezza dei cavi, pubblicato di recente, un passo nella giusta direzione. Vista la serie di incidenti ai cavi sottomarini nel Baltico, il tema sta diventando sempre più importante e richiede un approccio più sistematico e uno stretto coordinamento tra i Paesi dell’UE. Le minacce ibride riguardano anche la lotta alla disinformazione e il rafforzamento della resistenza delle società a questo fenomeno. Per quanto riguarda la criminalità organizzata, in particolare, lavoriamo per un migliore coordinamento dell’UE nel settore della lotta al traffico di armi e di esseri umani, ma ci focalizziamo anche sulla criminalità via internet, sull’uso di criptovalute e la cybersecurity in generale».
Quali azioni verranno adottate per contrastare la disinformazione e la manipolazione delle informazioni?
«La lotta alla disinformazione richiede un’azione a molti livelli. Riteniamo che le organizzazioni della società civile debbano essere maggiormente coinvolte a livello europeo e per questo la Presidenza polacca spingerà per l’istituzione del European Resilience Council, un’istituzione indipendente, finanziata dall’UE e dagli Stati membri. Anche l’attuazione del Digital Services Act è molto importante. L’alfabetizzazione mediatica è cruciale per rendere la società più resiliente alla disinformazione. Vorremmo rafforzare questo aspetto non solo nei Paesi membri dell’UE, ma anche nei Paesi candidati. La Presidenza polacca ha anche lo scopo di sostenere l’Ucraina nella comunicazione strategica sull’invasione russa vista l’enorme attività del Cremlino per quando riguarda la diffusione di fake news».
Quali misure verranno prese per consolidare il mercato unico europeo?
«I lavori della Presidenza polacca si concentrano sulle misure che garantiscono la competitività a lungo termine, in primo luogo la riduzione degli oneri amministrativi per le imprese, la riparazione delle fondamenta del mercato unico con particolare attenzione al flusso di servizi, una forte politica industriale europea che garantisca la sicurezza economica e il freno alla deindustrializzazione garantendo pari opportunità di sviluppo a tutti gli Stati membri. Le priorità della Presidenza polacca sono realizzate in stretto coordinamento con le nuove iniziative della Commissione europea volte ad aumentare la competitività dell’economia europea, come la Bussola della competitività, che include la riforma del meccanismo CBAM, il Clean Industrial Deal, il pacchetto Omnibus e la strategia orizzontale del mercato unico. Siamo convinti che la competitività a lungo termine dell’Europa dipende innanzitutto da un mercato unico ben funzionante. In questo contesto, la Presidenza polacca ha avviato una discussione in tutte le formazioni del Consiglio COMPET. Un elemento importante del dibattito in corso e uno degli eventi più importanti della Presidenza polacca dedicati al mercato unico dell’UE è stato il Forum del mercato unico (SIMFO), tenutosi a febbraio a Cracovia e al quale il professore Mario Monti è stato ospite d’onore. Un punto importante del nostro lavoro è la competitività delle industrie europee tradizionalmente forti, comprese quelle ad alta intensità energetica come la chimica e l’acciaio, che sono fondamentali per la produzione di componenti per la difesa. Nel contesto del miglioramento della competitività del mercato unico, la Presidenza polacca sta inoltre procedendo a una proposta di regolamento sulla dichiarazione elettronica per il distacco dei lavoratori, con l’obiettivo primario di ridurre gli oneri amministrativi per gli imprenditori che forniscono servizi transfrontalieri. Attualmente è l’unico progetto di atto dell’UE volto a una specifica (anche se non obbligatoria) facilitazione delle attività degli imprenditori che forniscono servizi transfrontalieri. A gennaio, al Parlamento europeo, il primo ministro polacco Donald Tusk ha chiesto all’Europa di compiere un grande sforzo per deregolamentare e liberare il potenziale dell’imprenditoria. Ci aspettiamo che il primo pacchetto di semplificazione Omnibus presentato dalla Commissione europea il 26 febbraio porti un chiaro sollievo alle imprese, riducendo significativamente l’onere dei requisiti di rendicontazione della sostenibilità».
In che modo si intende ridurre la dipendenza da tecnologie importante e materie prime?
«L’obiettivo della Presidenza polacca è quello di adottare un’ampia definizione di sicurezza energetica che comprenda anche un accesso equo alle nuove tecnologie, alle materie prime e ai finanziamenti per la transizione energetica. In quanto Presidenza, vogliamo lavorare con gli Stati membri per trovare soluzioni specifiche che rafforzino l’industria europea e allo stesso tempo raggiungano gli obiettivi climatici. Vorremo anche indirizzare il dibattito sulla strategia di competitività e decarbonizzazione dell’UE e sul Clean Industrial Deal. La Presidenza polacca lavora sull’attuazione della politica europea delle materie prime, nonché sui partenariati previsti dall’UE con i Paesi terzi per l’approvvigionamento sostenibile di materie prime. Nel maggio 2025 si terrà in Polonia una conferenza sulla sicurezza delle materie prime dell’UE che si concentrerà sulle opportunità di garantire un accesso stabile alle materie prime critiche. La Presidenza polacca vuole anche far avanzare i lavori di revisione degli obiettivi RePower dell’UE per porre fine al trasporto di combustibili fossili fuori dall’UE. Finché non verrà posta fine alle importazioni di combustibili russi, l’UE non sarà in grado di raggiungere la sicurezza energetica e delle materie prime. Per il successo della transizione sarà fondamentale che l’UE aderisca al principio della neutralità tecnologica e che tratti tutte le tecnologie di riduzione delle emissioni allo stesso modo, compresa, tra l’altro, l’energia nucleare. La Presidenza polacca lavorerà sulla possibilità, prevista dal Clean Industrial Deal, di finanziare l’innovazione e lo sviluppo delle tecnologie pulite nell’UE. È importante garantire un accesso paritario degli Stati membri ai meccanismi finanziari che accelerano le innovazioni, tenendo conto del criterio di coesione dell’UE. L’UE deve evitare che le disparità nell’innovazione tra le sue regioni aumentino. Dobbiamo tenere presente le sproporzioni nell’entità dei fondi destinati alla decarbonizzazione nei bilanci dei singoli Stati membri».
Quali misure verranno prese per ridurre i prezzi dell’energia nell’UE?
«I prezzi dell’energia a un livello socialmente accettabile e la possibilità di mantenere la competitività internazionale dell’industria dell’UE sono questioni fondamentali per la Presidenza polacca. Appoggiamo le semplificazioni proposte nel Piano d’azione per un’energia accessibile per quanto riguarda gli investimenti nella generazione e nello stoccaggio di energia, oltre al miglioramento delle prestazioni del mercato del gas. Per ridurre i prezzi dell’energia nell’UE, è fondamentale porre maggiore enfasi sulla protezione delle infrastrutture critiche e sullo sviluppo delle infrastrutture energetiche, nonché su un migliore utilizzo della rete esistente. Uno dei compiti principali della nostra Presidenza è lavorare sulle iniziative che mirano a mitigare gli effetti dei prezzi elevati e imprevedibili dell’energia e il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e di differenze significative nei costi di produzione. In quanto Presidenza, vogliamo creare uno spazio di discussione sull’attuazione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism). La Presidenza polacca si adopererà per una maggiore integrazione del mercato dell’energia nell’UE per ridurne la frammentazione e migliorarne l’efficienza dei costi. Porrà inoltre l’accento sul ruolo dell’energia nucleare come elemento chiave della transizione energetica europea. Incoraggerà il coordinamento e gli investimenti congiunti nelle infrastrutture energetiche per massimizzare le economie di scala e ridurre i costi per gli utenti finali. Una delle priorità sarà quella di sviluppare una strategia per aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico in modo efficace dal punto di vista dei costi. L’obiettivo a lungo termine della nostra Presidenza è quello di creare una vera e propria unione energetica che garantisca prezzi più bassi per i consumatori di tutta l’UE».
Quali misure verranno adottate per rafforzare la Politica Agricola Comune?
«Il 19 febbraio 2025 è stato pubblicato il documento strategico della Commissione Europea “Una Visione per l’agricoltura e l’alimentazione”. La Polonia terrà un dibattito politico su questo documento durante la sua presidenza del Consiglio dell’UE. I risultati del lavoro permetteranno di evidenziare chiaramente le aspettative degli Stati membri riguardo alle future soluzioni della Politica Agricola Comune (PAC). La stessa comunicazione della Commissione, così come la precedente “La strada verso il prossimo quadro finanziario pluriennale”, pubblicata il 12 febbraio di quest’anno, giustificano l’esistenza di una PAC forte in futuro. La Presidenza polacca intende preparare delle raccomandazioni per la Commissione europea su come impostare i progetti legislativi riguardanti la PAC. A maggio presenteremo al Consiglio le nostre conclusioni che riassumono il lavoro sulla Visione e che saranno fondamentali per la futura PAC, comprese la sicurezza alimentare, la competitività e la resilienza dell’agricoltura, la stabilizzazione dei mercati agricoli e dei redditi degli agricoltori. Il dibattito sarà anche orientato verso quegli elementi della Visione che promuoveranno lo sviluppo rurale, la transizione verso metodi sostenibili necessari per affrontare le sfide ambientali e climatiche nonché la semplificazione della futura PAC. Il Ministero dell’Agricoltura polacco sta collaborando con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nella preparazione di proposte per definire un bilancio strutturato per la PAC oltre il 2027».
Come si intende supportare gli agricoltori senza imporre obblighi ambientali stringenti?
«La trasformazione verso un’agricoltura sostenibile è necessaria e inevitabile sia per aumentare la resilienza del settore ai cambiamenti climatici (per esempio in Polonia, le ricorrenti siccità annuali e la carenza d’acqua sono un fenomeno particolarmente acuto), sia per le perturbazioni dei mercati agricoli derivanti dalla situazione politica globale. Gli agricoltori sono consapevoli delle sfide ambientali e climatiche e sono pronti a mettere in atto misure adeguate, ad esempio attraverso l’attuazione di ecosistemi, misure agroambientali o altri strumenti della cosiddetta architettura verde della PAC. Ciò è dimostrato dall’elevato interesse degli agricoltori polacchi per questi strumenti di sostegno che, va sottolineato, sono tutti volontari. Nell’attuale clima economico, gli agricoltori protestano fortemente contro l’imposizione di restrizioni e vincoli al settore agricolo in termini di modalità di produzione. Temono una riduzione della loro competitività. L’introduzione della Bcaa 8, ovvero l’obbligo di destinare il 4% della superficie a seminativo ad aree ed elementi non produttivi, ha suscitato una forte opposizione. Le proteste hanno portato alla modifica della normativa europea e all’eliminazione di questa restrizione. Nella discussione sul futuro della Politica agricola comune, non si tratta di sostenere gli agricoltori senza imporre obblighi ambientali stringenti. Al contrario, si dovrebbe perseguire la protezione delle risorse naturali e la trasformazione verso un’agricoltura sostenibile. Tuttavia, l’attuazione degli obiettivi ambientali e climatici nel settore agricolo dovrebbe basarsi su un sistema di incentivi. Gli obblighi e le sanzioni, come dimostra l’esperienza, suscitano l’opposizione nel mondo agricolo e non comportano l’effetto desiderato. Siamo convinti che gli impegni ambientali e climatici non devono ostacolare la competitività delle aziende agricole e non devono mettere a rischio la sicurezza alimentare».
Quali saranno le principali aree di intervento per la trasformazione digitale della sanità?
«La Presidenza polacca si sta adoperando per lo sviluppo di servizi transfrontalieri nell’ambito della sanità elettronica. Ha inoltre avviato una discussione a livello UE sulla sicurezza informatica dei dispositivi medici nel contesto degli atti giuridici attualmente vincolanti e previsti nel settore della sicurezza informatica e dell’AI. Ad esempio la conferenza “Sviluppare servizi transfrontalieri di sanità elettronica dal punto di vista dei cittadini dell’UE – opportunità e sfide” che si terrà il 12 maggio a Varsavia: sarà un’opportunità per discutere questioni relative all’uso primario e secondario dei dati sanitari all’interno dello Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS) e la sicurezza dei dati sanitari nella dimensione del cyberspazio. Il 13 maggio, sempre nella nostra capitale, avrà luogo una riunione della Rete eHealth».
Perché la salute mentale di bambini e giovani è una priorità della presidenza polacca?
«Crediamo che la salute mentale dei nostri bambini e dei nostri giovani nell’era dello sviluppo digitale e dei nuovi media sia un tema particolarmente importante che dovrebbe essere presente in modo permanente nell’agenda dell’UE. Il crescente impatto negativo delle nuove tecnologie, delle piattaforme di comunicazione e dei social media sulla salute mentale di bambini e adolescenti è preoccupante. Si tratta di una sfida per tutti i Paesi dell’UE. Una strategia ottimale per affrontare questo problema non è ancora stata trovata: la cooperazione approfondita dei paesi UE, il coordinamento e lo scambio di esperienze sono pertanto fondamentali. L’obiettivo, ambizioso, della Presidenza è quello di parlare di questo argomento, sviluppare e infine adottare le conclusioni del Consiglio dell’UE su questo tema chiave».
In che modo verrà migliorata la sicurezza dell’approvvigionamento farmaceutico nell’UE?
«L’industria farmaceutica è un settore strategico fondamentale per la sicurezza dell’Europa. Infatti, l’indipendenza nella produzione di farmaci non è solo una questione di salute pubblica, ma anche di stabilità geopolitica. È essenziale ripristinare e ricostruire la capacità produttiva di farmaci e sostanze attive nell’UE. I lavori di revisione della legislazione farmaceutica, il cosiddetto pacchetto farmaceutico, stanno proseguendo. Si spera che, dopo la posizione adottata dal Parlamento europeo su questo tema lo scorso anno, si possa raggiungere rapidamente un compromesso anche in seno al Consiglio dell’UE, in modo da ottenere un mandato per i negoziati. La Presidenza polacca concentrerà ora la sua attenzione sullo sviluppo di testi di compromesso finali per tutte le parti della revisione, consapevole del fatto che i colloqui più difficili si svolgeranno intorno al gruppo dedicato agli incentivi per l’immissione sul mercato di prodotti innovativi. Le soluzioni di compromesso che verranno elaborate dovranno, per quanto possibile, rispondere ai problemi che sia i pazienti che il settore farmaceutico in Europa stanno attualmente affrontando, tra cui l’accessibilità economica dei farmaci, la carenza di medicinali e la più ampia competitività dell’Unione Europea nel suo complesso in questo settore. Nel processo di revisione della legislazione farmaceutica in corso, la Presidenza polacca cercherà di bilanciare il più possibile gli interessi delle industrie innovative e generiche».
di Antonio Casaccio e Angelo Morlando
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