
Anche Caserta è stata segnata negli ultimi decenni da consumo di suolo, cementificazione e perdita progressiva di spazi naturali. Ma oggi la città è chiamata a ripensare il proprio rapporto con l’ambiente urbano e la depavimentazione rappresenta una delle risposte possibili a fenomeni sempre più evidenti come le isole di calore e gli allagamenti improvvisi. Ne abbiamo parlato con Maria Carmela Caiola, architetto e nota attivista ambientale, tra le figure storiche della mobilitazione per la salvaguardia dell’ex area Macrico, l’ultimo grande polmone verde nel cuore di Caserta.
«La depavimentazione è la tecnica con la quale vengono rimossi strati di asfalto e di cemento nelle città per sostituirli con alberi, arbusti e in generale verde. L’importanza del verde urbano è fondamentale per contrastare il fenomeno delle isole di calore, che portano la temperatura del piano stradale a più di 50 gradi».
«Bisogna diffondere queste pratiche in tutto il Paese, ma bisogna dire che anche Caserta in passato era una città ricca di giardini e di verde. Camminando per le varie frazioni della città, soprattutto collinari, era possibile vedere giardini verdi anche nei portoni delle case e si sentiva un bel profumo di fiori d›arancio. Passare da questo all’edificazione massiccia dei giorni nostri è desolante. È dunque necessario invertire la rotta per ragioni di sopravvivenza più che per decoro urbano».
«Caserta dovrebbe inserire la depavimentazione nel proprio PUC, come fatto a Genova; gli interventi di depavimentazione non devono essere episodici, ma è bene inserirli in una rete di interventi seri. Il primo intervento che ritengo indispensabile riguarda le alberature stradali: i costi di manutenzione sono elevati ma il vantaggio in termini di vivibilità sarebbe superiore. Credo inoltre che sia necessario rafforzare le convenzioni tra il pubblico e il privato per fare in modo che gli esercizi commerciali contribuiscano alla cura del verde urbano circostante».
«La temperatura potrebbe abbassarsi di almeno 4 gradi. Una città più verde, vivibile e accogliente potrebbe portare ad un aumento del numero dei turisti, con conseguente maggior indotto economico per le casse comunali. Poi, sostituendo asfalto con superfici verdi, si ridurrebbe il rischio di allagamenti che a causa dei cambiamenti climatici sono sempre più frequenti».
«I rifugi climatici sono spazi ad accesso gratuito progettati per garantire alla popolazione un riparo sicuro durante i picchi di calore estremo. Si tratta di luoghi ombreggiati o freschi come parchi, aree verdi, biblioteche, cortili delle scuole. Il Macrico rientra in questa categoria e deve essere necessariamente riconosciuto come area F2, ossia verde inedificabile. In città le uniche aree che si sono salvate dalla speculazione selvaggia sono le aree militari. Queste aree verdi dovrebbero essere vincolate nel prossimo PUC, evitando che siano edificate, e restituite alla comunità».
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