
Oggigiorno la provincia sembra perdere sempre più di senso e scopo, e migrare diventa un scelta quasi obbligata, ma sarà ancora possibile andare controcorrente e vivere nella propria terra d’origine? La storia fuori dagli schemi di Elio, che ha scelto di restare a Marcianise, in provincia di Caserta, anziché seguire l’impulso di trasferirsi in cerca di lavoro e realizzazione, è un esempio di come, seguendo i propri sogni, si possano scorgere strade diverse anche lì dove sembra poco probabile.
L’amore per le storie e la passione per la cultura pop sono stati il filo conduttore di un percorso personale che dalla tranquilla e familiare provincia campana lo hanno portato ad emergere all’interno di importanti realtà dell’industria editoriale e dell’intrattenimento italiana.
Oggi Elio è Marketing Strategist di MangaYo!, lo store n°1 in Italia nella vendita di manga, oltre ad essere consulente per altre importanti aziende del settore, come, ad esempio, il FedericStore, la principale realtà italiana legata alle carte collezionabili Pokémon.
Pur potendo lavorare da remoto, una possibilità conquistata grazie alla sua determinazione e alla sua competenza, Elio, ha sempre scelto di continuare il suo percorso umano e professionale nella sua città natale, lontano dalla frenesia delle metropoli che sembra dettare il ritmo della vita moderna.
Una scelta che, tuttavia, ha comportato diversi sacrifici. Quella culturale è un’industria elitaria dove è complicato affermarsi, e per chi è nato in provincia e ha scelto anche di restarci, le cose si complicano ulteriormente. Nonostante i suoi successi professionali, Elio è consapevole delle sfide e delle difficoltà che ancora lo attendono. La carenza di opportunità e di un network locale possono rendere faticoso conservare la fiducia nei propri sogni e ambizioni, ma la decisione di rimanere fedele alle sue radici e la volontà di avvicinare il suo territorio a un mondo che sembra così lontano, sono una testimonianza di come, con le giuste idee e competenze, sia davvero possibile realizzarsi ovunque.
E in effetti le sue aspirazioni non si sono fermate. Elio è anche game designer e autore di giochi di ruolo, e quest’anno ha pubblicato il suo primo titolo. Il suo talento narrativo e la sua creatività hanno dato vita a “The Inn at the Edge of the World”, che ha convinto la community di appassionati in tutto il mondo a sostenerlo. Il progetto, infatti, ha registrato la vendita di ben 2000 copie, ponendo le basi anche per la nascita di una realtà editoriale indipendente proprio a Marcianise.
Elio, con la tua scelta di rimanere in provincia anziché trasferirti in una grande città, hai dimostrato determinazione e attaccamento alla tua comunità. Quali sono stati i principali fattori che ti hanno spinto a prendere questa decisione?
«Lavorando da remoto ho avuto la possibilità di scegliere, ma l’idea di andare via non mi ha mai sfiorato nemmeno prima. I legami che ho instaurato sono stati sicuramente una delle motivazioni principali che mi hanno spinto a restare fino ad ora. Il fulcro fondamentale del mio percorso, però, è stata la volontà di continuare a dimostrare che anche chi viene da realtà marginali può imporsi a livello nazionale, all’interno di un settore che appare così lontano, senza necessariamente mettere da parte le proprie radici. Lavoro con le storie, ogni giorno, e continuo a scommettere sul fatto che dalla provincia possa nascere un racconto diverso da quello a cui siamo abituati».
Lavorare per importanti realtà del settore ti ha permesso di entrare nel mondo dell’editoria italiana. Quali sfide hai affrontato lungo il percorso?
«Fin da ragazzo ho divorato libri, fumetti, film, giochi, e volevo dare anche io il mio contributo a questo mondo. Ho iniziato scrivendo per le riviste di settore, poi sono passato a collaborare con alcune case editrici. Sono stati anni fondamentali per la mia formazione, che mi hanno anche permesso di capire quali erano i limiti di chi, come me, veniva da realtà marginali e mi hanno spinto a trovare gli strumenti per superarli. Essere lontano dalle città che in quegli anni avevano un ruolo di rilievo, lontano dalle aziende e dai network lavorativi principali, ti faceva sentire tagliato fuori, ma nonostante tutto non ho mai smesso di formarmi, cercando l’occasione di poter dire la mia. Oggi sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio e mi occupo di marketing per alcune importanti aziende italiane del settore, continuando a conservare la stessa scintilla di curiosità che mi ha portato fin qui».
Come ti senti nel contribuire alla diffusione della cultura pop nella tua provincia d’origine?
«La passione per la cultura pop ha influenzato tutta la mia vita. La realtà di provincia, specie quando hai aspirazioni diverse, spesso finisce per sfiancarti, ma tutte quelle storie che continuavo ad incontrare nel mio percorso, insieme ai loro personaggi, sono diventate la difesa contro una realtà che spesso sembrava dirmi di rinunciare. E così oggi, nel mio piccolo, mi capita di condividere il mio percorso in particolar modo con i ragazzi più giovani appassionati di questa industria in continua crescita. Credo nel potere delle narrazione, e sono anche convinto che ogni racconto abbia valore solo se condiviso, per questo sono felice di dare un contributo. Sto anche progettando, insieme ad alcuni amici, di aprire un’associazione culturale nella mia città, così da poter mettere a disposizione degli altri quello che ho imparato in questi anni, organizzando attività mirate sul territorio».
Come nasce la tua passione per lo scrivere giochi di ruolo, e in particolare per il genere fantasy?
«Ho scoperto Dungeons & Dragons quando avevo circa 15 anni e da quel giorno l’amore per il gioco di ruolo non mi ha mai più abbandonato. Decisi di recuperare una vecchia stanza prima adibita a magazzino e per tanti anni è diventata il luogo in cui tanti di noi hanno condiviso insieme avventure meravigliose. Ci riunivamo anche due volte a settimana e spesso si aggiungevano alla nostra compagnia presone che non avevano mai giocato di ruolo fino a quel momento. Per qualcuno potrebbe sembrare un desiderio di fuga, ma per noi rappresentava una forma di resistenza ad un ambiente di provincia che in quegli anni sembrava volesse svuotare di senso le relazioni e le ambizioni. Dentro quella stanza creavamo nuovi mondi e il trascorrere quei momenti insieme ci ha aiutato ad affrontare anche meglio quello che c’era fuori. Ora quella stanza non c’è più, ma tutti quelli che ci hanno messo piede si ricordano ancora con il sorriso anche solo di un piccolo particolare di quelle storie, come se fossero davvero accadute».
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
«Per quanto riguarda la narrativa di genere direi sicuramente Tolkien, che con le sue opere ha contribuito molto alla formazione del mio immaginario, Lovecraft e, tra gli autori contemporanei, non posso non citare Neil Gaiman. Parlando di gioco di ruolo e game design, ovviamente Gary Gygax e Dave Arneson, creatori di Dungeons & Dragons, hanno notevolmente segnato il mio percorso, insieme anche a Frank Mentzer, autore della leggendaria scatola rossa di D&D».
Il successo del tuo ultimo lavoro con la vendita di circa 2000 copie è un risultato incredibile. Qual è stato il processo creativo dietro a questa opera e quali emozioni hai provato nel vedere il tuo lavoro apprezzato da così tante persone in tutto il mondo?
«Da un po’ di anni aiuto case editrici ed autori italiani a realizzare campagne di crowdfunding. Ho pensato fosse giunto il momento di mettermi ancora alla prova, stavolta anche come autore. Mi piaceva l’idea di poter promuovere un prodotto editoriale in tutto il mondo direttamente da Marcianise, dimostrando nuovamente che le barriere si possono abbattere. L’idea dietro a “The Inn at the Edge of the World”, nasce proprio dal ricordo dei momenti vissuti giocando insieme ai miei amici. Anzi direi che è proprio una metafora di quegli anni, perché parla appunto di una locanda che è punto di ritrovo di eroi e allo stesso tempo avamposto di resistenza contro un mondo afflitto dal male di una piaga dilagante che ha reso folle il re e di cui non si conosce bene l’origine. Speravo che la storia e il sistema di gioco potessero essere apprezzati dalla community internazionale, ma non credevo che questo mio primo piccolo progetto autoriale potesse ottenere questo bel risultato».
Quali consigli daresti a coloro che, come te, sono indecisi se rimanere in provincia o trasferirsi altrove per perseguire le proprie passioni e ambizioni professionali?
«Sono sincero, non credo sia possibile dare consigli validi universalmente per tutti, perché il vissuto di ognuno è talmente peculiare che è molto difficile tracciare un filo conduttore comune. Se guardo al mio percorso, però, credo che non rinunciare alle proprie passioni, sviluppando la propria peculiarità con impegno e costanza, possa essere un buon punto di partenza e alla lunga possa premiare. E soprattutto non vivere la provincia come un limite, ma come un’opportunità di sviluppare un punto di vista originale sulle cose, fregandosene di chi dice che non sia possibile. D’altronde se mi fossi fermato spesso a pensare ai limiti di tutto quello che ho intorno, oggi non sarei qui e probabilmente mi sarei arreso prima».
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