
La comunità scientifica è in grosso fermento per i grandi progressi della ricerca, soprattutto nel campo della prevenzione e della cura di alcune malattie, fino ad ora mortali. Qualche giorno fa è stato annunciato che è in fase avanzata la sperimentazione del vaccino contro il melanoma, condotta dal team dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” guidato dal prof. Paolo Ascierto. Abbiamo intervistato il dottor Claudio D.L., specialista in immunologia clinica, dirigente di medicina interna in un importante ospedale di Napoli.
«Vaccino è termine generico che identifica uno strumento terapeutico in grado di orientare il sistema immunitario a reagire contro un nemico di volta in volta differente: un virus o un batterio come nella prevenzione delle infezioni (vedi il COVID), oppure una proteina o una molecola, come nel caso dei tumori e delle malattie cardiovascolari. Sicuramente c’è tanto ottimismo che è la conseguenza dei risultati incoraggianti della ricerca scientifica».
«Contrariamente a quanto è passato sui social durante la pandemia, nessuno vaccino è stato ideato dall’ oggi al domani. Tutto è il frutto di studi decennali di strategie di prevenzione e lotta verso le malattie. Certamente l’ urgenza della pandemia, la gravità e la diffusione del COVID hanno accelerato il processo, facilitato dalla condivisione di tutti gli studi della comunità scientifica mondiale rendendo possibile la creazione di uno strumento terapeutico efficace che altrimenti avrebbe impiegato più tempo per essere realizzato».
«È complicato spiegare in maniera sintetica un articolato processo biologico. In sintesi viene inoculata una molecola, l’Rna messaggero (mRNA) che contiene al suo interno le istruzioni per produrre una determinata proteina virale. Una volta all’interno delle cellule del nostro corpo, l’mRNA traferisce indicazioni facendo sì che la proteina virale venga da loro prodotta: è una sorta di stampo. La proteina virale, in seguito rilasciata nel sangue, verrà riconosciuta come estranea dal sistema immunitario, che dunque produrrà anticorpi specifici in grado di aggredire tutto il virus. La molecola introdotta nel corpo è contenuta in strutture biologiche simili alla membrana cellulare, riconosciute dal nostro corpo come amiche e dunque fatte entrare senza problemi».
«Le fasi di produzione di un vaccino sono lunghe e complesse. Muovono da un’idea iniziale, una ipotesi strategica di azione per educazione del sistema immunitario a riconoscere e combattere un nemico. Una volta verificato che in vitro questa idea funziona, si passa alla produzione in larga scala e alla sperimentazione, che poi si conclude sull’uomo. È un percorso molto lungo e articolato, e molto costoso. Quello che vediamo oggi è forse iniziato trenta o quaranta anni fa».
«Forse ci sono sempre state ma non avevamo gli strumenti per identificarle».
«L’ambiente e lo stile di vita agiscono moltissimo sulla prevenzione delle malattie. Bisognerebbe sempre chiedersi se si sta facendo abbastanza per la prevenzione precoce delle malattie, sia in termini di diagnosi che di comportamenti personali: l’abolizione del fumo, dell’alcol, un’ alimentazione corretta, maggiore attività fisica».
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