
Franco Roberti, europarlamentare del PD, è un volto di grande rilevanza per la lotta alle mafie nel Sud Italia. Già Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ha fatto parte della DDA di Napoli svolgendo un ruolo chiave nei principali procedimenti penali contro i clan napoletani e il clan dei casalesi nell’area casertana. Oggi l’On. Roberti concentra il suo lavoro nelle sedi dell’Europarlamento, ma resta vigile sulle dinamiche di politica interna del nostro Paese. Con lui abbiamo fatto il punto su vari temi che hanno infuocato l’attuale dibattito politico, dall’autonomia differenziata alla giustizia.
«In questo discorso i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) sono essenziali, temo che su questo una penalizzazione del Sud rispetto al Settentrione ci sia. Bisogna partire da un concetto di unità, dando competenza allo Stato centrale di materie importanti come la sanità e la scuola, se affidiamo la gestione di quest’ultime alle regioni rischiamo di avere un’Italia più divisa di prima. Il rischio di avere un Paese ancora più spaccato è enorme. Dinanzi ad una situazione di crisi, con una guerra in corso, parlare di autonomia differenziata è inopportuno: c’è bisogno di unità ora».
«Bisognerebbe affrontare il problema sui rapporti tra politica e giustizia, che non può essere affrontato a colpi di riforme settoriali. Giovanni Falcone diceva che politica e giustizia devono cooperare per il perseguimento dell’interesse generale, ciò significa che la giustizia non può essere un terreno di scontro. Il Ministro Nordio ha una visione che non condivido, come quando dice che le intercettazioni non servono perché i mafiosi non parlano al telefono, nella realtà questa esternazione viene smentita dai fatti. La sua posizione è pregiudiziale rispetto all’attività di intercettazione che opera la magistratura per lo sviluppo delle indagini sulla mafia. Un’altra scelta è quella di escludere i reati di corruzione dall’ergastolo ostativo, è un segnale. Bisognerebbe recuperare un po’ di senso dello Stato, facendo capire alla politica che i magistrati giocano un ruolo centrale non solo per la tutela dei diritti, ma anche per la salvaguardia dell’economia. Senza una giustizia che funziona non ci sarà mai uno sviluppo economico reale».
«Vedo una situazione drammatica. Il Sud sarà sempre più penalizzato e questo fa aumentare il rischio di una pressione più forte della criminalità organizzata, che dà le risposte che lo Stato non riesce a dare. Il problema del Mezzogiorno è sempre stato questo: la camorra, la ‘ndrangheta e Cosa Nostra hanno assunto potere dando le risposte che lo Stato non riusciva a dare. Se non superiamo le disuguaglianze tra Nord e Sud rischiamo di restituire alle mafie il controllo dei territori, nonostante tutti gli sforzi fatti».
«Temo che non sia questo il governo adatto a farlo, visti i segnali. Affidare l’autonomia differenziata a Calderoli è una scelta di campo, così come dare la Giustizia a Nordio. Sono scelte significative. Per la sua composizione credo che questo governo non sia in grado di attuare quelle riforme che servono davvero all’Italia».
«Si doveva intervenire fin dall’inizio per rinforzare i Comuni sul piano delle professionalità. Si sapeva che il Meridione non era in grado di gestire questi fondi e non si è fatto niente».
«I governi precedenti hanno le loro grandi responsabilità. Bisognava attuare interventi di estrema urgenza per non veder persi questi fondi».
«C’è un progressivo scetticismo nei confronti dell’Italia in Europa. Si teme che i soggetti governanti non abbiano le competenze adatte per portare a termine le riforme di cui il Paese ha bisogno».
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