
Durante il mese di aprile, Sigfrido Ranucci è stato ospite del Rotary International di Aversa per presentare il suo ultimo lavoro, intitolato “La scelta”. L’evento, tenutosi nell’Auditorium della Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, è stato un’occasione per parlare dei temi trattati nel libro: giornalismo d’inchiesta e libertà di stampa. Il giornalista e conduttore di “Report” ha nel corso della presentazione ripercorso alcune delle sue inchieste più celebri, come quelle sul “crac Parmalat” o sulla strage nascosta di “Falluja”, che hanno contribuito a dare un’ottica diversa ma veritiera a scandali di rilevanza nazionale e internazionale.
“La scelta” di andare controcorrente è stata per Ranucci caratterizzante per la sua carriera e per quella della squadra di Report, che da anni accende i riflettori mediatici sull’illiceità del potere politico ed economico. Sempre più frequentemente, la verità giornalistica proposta da tali inchieste risulta essere più rapida ed efficace rispetto alla verità giudiziaria, che spesso non riesce ad offrire prestazioni celeri e capillari sui territori. Per Ranucci il giornalismo deve essere, quindi, manifestazione di coraggio e resistenza contro chi si pone in contrasto alle leggi e alla collettività. Il libro nasce a seguito dell’esigenza dell’autore di denunciare i nuovi provvedimenti presi dall’attuale governo, che sembrano essere volti a danneggiare la libertà di stampa e ad intralciare l’operato del giornalismo d’inchiesta che, per propria natura, si propone come guinzaglio del potere. Questi ed altri temi sono stati approfonditi dal conduttore di Report al termine dell’incontro nell’intervista rilasciata ai nostri microfoni.
«L’ultimo rapporto dell’associazione “Ossigeno per l’informazione”, che monitora lo stato dell’informazione in Europa, parla chiaro: la situazione in Italia è drammatica. Abbiamo raggiunto il record europeo per quanto riguarda il numero di giornalisti minacciati che al momento sono ben 516, mentre ci sono 270 giornalisti sotto tutela e 22 sotto scorta. L’Italia, inoltre, ha il record mondiale di politici che denunciano i giornalisti, quindi non è un bel periodo per l’informazione nel nostro Paese».
«È stato promulgato un pacchetto di leggi che ci sta portando all’oblio di Stato. Personalmente difendo il diritto di essere informati poiché, esclusivamente attraverso la libertà di informazione, si possono compiere delle scelte consapevoli».
«Il potere non ama il giornalismo che pone lo sguardo su di esso, predilige un tipo di giornalismo asservito che metta in vetrina il proprio operato. Penso, invece, che il giornalismo debba essere una finestra sul potere».
«L’Italia ha bisogno di giovani giornalisti indipendenti, coraggiosi e preparati in un contesto complicato come il nostro. Credo che il coraggio lo si trovi nel tempo e con l’esperienza. Lo scopo del giornalista, secondo la mia visione, deve essere quella di infondere coraggio ai cittadini. La mia missione è anche questa, infondere coraggio perché, se ancora sono qua e sono vivo, qualche buon segnale c’è. È tutto molto faticoso e complicato, però credo che dobbiamo impegnarci al fine di consegnare alle future generazioni un mondo migliore e libero».
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