
LIRe Librerie è un progetto che nasce dalla volontà di creare una rete tra quattro librerie del centro storico. Dal 6 all’8 maggio lo Scugnizzo Liberato ospiterà la loro fiera del libro; di seguito, invece, le loro interviste.
Dante&Descartes: «Abbiamo cercato di creare un gruppo di librai che possano collaborare e coordinarsi in un clima di alleanza. È accaduto molto naturalmente, avevamo visioni simili e secondo me i libri sono porte che portano ad altro.»
Librido: «Ci eravamo accorti che le librerie erano puntualmente escluse da un certo tipo di fiere dell’editoria a Napoli, così noi abbiamo pensato di creare una piccola del libro. A causa della pandemia il nostro progetto ha preso un’altra direzione: abbiamo creato un catalogo online comune, pubblicizzandolo singolarmente e dividendone i guadagni.»
Perditempo: «LIRe è stata un’occasione perché il mio negozio è il più ibrido: libreria, negozio di dischi e bar. Durante la pandemia, ci siamo organizzati per darci un mutuo soccorso. Siamo nati unendo le peculiarità di ognuno, creando un contenitore sia nel quotidiano e sia come evento annuale.»
Tamu: «Tutta nasce dall’affinità nel modo in cui si lavora e, ovviamente, da una scelta di catalogo selezionata. Tutto accade nel luogo del centro storico: siamo librerie indipendenti cioè fuori dal circuito dell’ultima novità. Ciò che abbiamo fatto è mettere insieme le nostre energie.»
Dante&Descartes: «Noi abbiamo deciso di non specializzarci. Quando ho aperto ho capito che dovevo essere “generalista” nell’offerta dei libri. La nostra specializzazione quindi sono i libri che ci piace diffondere: vecchi, nuovi, antichi. Siamo dei mediatori.»
Librido: «La mia libreria c’è dal 2007, era iniziata come libreria di letteratura di case editrici fuori dal percorso della grande distruzione. Dopo la fiera di Bologna, che si occupa di illustrazione per bambini, abbiamo completamente cambiato le nostre vetrine. Libri di immagini e collezionistici: io li chiamo i “libri meravigliosi”.»
Perditempo: «La mia specializzazione nasce dalla difficoltà: abbiamo aperto il bar perché unitamente alle altre attività diventa economicamente sostenibile. A tutti piace bere quindi abbiamo creato un posto dove poter fare tutte e tre le cose e creare un luogo di socialità.»
Tamu: «La libreria nasce con un catalogo di narrative dal Medio Oriente, per poi specializzarsi nel concetto di Sud, un argomento che rappresenta un pretesto per parlare di tante cose come l’ecologia, il femminismo e altre questioni urgenti senza il filtro di uno sguardo occidentale.»
Dante&Descartes: «Penso che spetta a noi fare il nostro lavoro bene. Dobbiamo essere noi a portare acqua a quel mulino che è la cultura. C’è da lavorare quotidianamente, non stiamo cambiando il mondo ma qualcosa lo stiamo facendo. Luciano Bianciardi nel 57 diceva ‘la crisi del libro nasce con l’invenzione della stampa’».
Librido: «A Napoli ci sono quattro diverse fiere del libro, cosa che trovo incredibilmente stupida. Non si riesce proprio a capire che ci si potrebbe unire per crearne una sola. Secondo me, se non si riesce ad affrontare questa situazione la città continuerà ad essere uguale a se stessa senza cambiare mai.»
Perditempo: «La vita culturale di una città può essere interpretata in varie chiavi. Una accademica, legata alle istituzioni, e una popolare, legata alla strada. Il loro incrocio potrebbe dare il senso di una nuova forma di appartenenza alla città. Sarà il desiderio di chi fa le cose a determinarne l’andamento, la cultura è un processo di trasformazione.»
Tamu: «La vita culturale napoletana prevede una programmazione culturale istituzionale che trovo autoreferenziale. Sembra non ci sia interesse a renderla fruibile alle persone che non hanno accesso. Poi c’è tutta un’altra parte di iniziative e fermento culturale che si muove aldilà degli spazi istituzionali, penso sia indice del fatto che c’è molta voglia di creare momenti di condivisione alternativi.»
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