
Il 7 novembre mi sono diretto al cinema per l’uscita del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, tratto dalla storia di Andrea Spezzacatena, ragazzo morto suicida dopo aver subito atti di bullismo e cyberbullismo. Uscito dalla sala, ero irriconoscibile: non sorridevo più, ero distratto. Avevo troppi pensieri in testa: si può essere così cattivi? Perché agire in questo modo? Cosa si può fare per contrastare queste due piaghe sociali? Da queste domande, è nata la volontà di conoscere chi, come l’intervistata Giovanna Pini, presidente e fondatrice del Centro Nazionale Contro il Bullismo-Bulli Stop, è in prima linea nella lotta a questi fenomeni.
«La storia del Centro – spiega la presidente e fondatrice – nasce quindici anni fa, dopo tantissime ricerche fatte sul bullismo e il cyberbullismo, coniando la teoria scientifico-pedagogica per la prevenzione. Il Centro visita tutte le scuole per fare dibattiti in forma totalmente gratuita. Con noi, ci sono ex-bulli o ex-vittime che portano la loro esperienza, perché crediamo che il modo più efficace per fare breccia nei giovani sia entrare direttamente nell’empatia, e non l’utilizzo di slide o video, che rendono tutto molto teorico. Aiutiamo le famiglie fornendo loro in modo gratuito la prima assistenza legale, psicologica, pedagogica, neuropsichiatrica… una serie di spese che, spesso, purtroppo, non ci si può permettere.»
«Un grande successo è la Giornata Nazionale Giovani Contro il Bullismo, arrivata quest’anno alla sua undicesima edizione. Sono coinvolti, al teatro Olimpico, oltre 250 ragazzi: chi recita, chi balla, chi forma la scenografia, chi scrive e tanto altro. Alcuni sono ex vittime di bullismo, altri bulli e altri semplicemente giovani che vogliono sostenere la causa. Organizziamo cinque mattine in cui le scuole possono venire a vederci e poi il serale, che viene presentato da Enrico Papi. Abbiamo avuto anche Amadeus, Gabriele Cirilli, Mariagrazia Cucinotta. Molte personalità del mondo dello spettacolo danno luce a questo evento e sostengono la nostra missione.»
«Un profilo tipico è che il bullo, una volta uscito da casa, può essere un ragazzo aggressivo, che non accetta le regole dei professori o che non riesce a stare a lungo seduto. In casa può avere delle gravi problematiche, come un papà dispotico, una famiglia che non lo apprezza oppure in generale un ambiente aggressivo che lo porta a sfogarsi su un altro ragazzo. Per poter parlare di bullismo, ci devono essere tre caratteristiche: l’intenzionalità, la ripetitività e l’asimmetria di potere. Il bullo ha intenzione di colpire un ragazzo perché, studiandolo, vede che ha pochi amici, non ha qualcuno che potrebbe difenderlo oppure è timido. Il bullismo si verifica nelle scuole e nei luoghi di aggregazione perché si possono ripetere nel tempo. Lo attacca poi sempre in situazione di potere: è più grosso o è in superiorità numerica, perché ha sempre almeno un fomentatore dietro, che lo sostiene o che registra il tutto con il cellulare. Anche la vittima, poi, ha delle sue caratteristiche: si chiude in sé, evita il dialogo con i genitori, non vuole più frequentare certi luoghi. Dico sempre ai genitori che il modo migliore è osservare veramente i propri figli. Bisogna imparare a creare un dialogo con loro e cercare di capire perché facciano o subiscano certe cose.»
«Bisogna innanzitutto ricordare che i ragazzi sotto i 13 anni non potrebbero avere profili online. I genitori dovrebbero essere più attenti nel controllare le attività dei figli. Fosse per me, permetterei l’uso delle piattaforme dopo i 17-18 anni. Si è persa quella che è la genitorialità, come se adesso i figli non venissero seguiti più come accadeva in passato. Non esiste un manuale del buon genitore, però prima c’era più dialogo, banalmente a tavola per fare un esempio; invece, adesso o uno o entrambi lavorano; quindi, ci si ritrova a mangiare da soli; quelle volte che si sta insieme, c’è sempre poi qualcuno che utilizza il cellulare. Ai ragazzi bisogna dare delle pene più severe quando si compiono atti gravi, e in seguito rieducarli e reintrodurli nella società.
La nostra pagina social su Instagram ha tanti supporter che pubblicano giornalmente le notizie, informando sia i giovani che gli adulti sulla gravità del bullismo. Siamo molto attenti ai commenti perché spesso ci possono essere ragazzi vittime di bullismo e ci attiviamo per contattarli. Il social può essere usato correttamente. I ragazzi non devono avere paura di scriverci tramite i social o via mail, che siano bulli o vittime, perché nessuno li giudicherà.»
Come riporta il sito del Ministero della Salute, gli atti di bullismo subìti a scuola sono più frequenti nei più piccoli (11 – 13 anni) e nelle ragazze. Il fenomeno del cyberbullismo è in crescita nelle ragazze e nei ragazzi di 11 e 13 anni. I due fenomeni decrescono al crescere dell’età. Infatti, gli undicenni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze; nella fascia di età di 13 anni sono il 14,6% dei maschi e il 17,3% delle femmine; gli adolescenti (15 anni) sono il 9,9% dei ragazzi e il 9,2% delle ragazze.
Risultano vittime di cyberbullismo, nella fascia di età 11 anni, il 17.2% dei maschi e il 21,1% delle femmine; i tredicenni coinvolti sono il 12,9% dei ragazzi e il 18,4% delle ragazze; gli adolescenti di 15 anni sono il 9,2% dei maschi e l’11,4% delle femmine.
Il bullismo può portare a diverse problematiche, come disturbi d’ansia e dell’umore, ideazione suicidaria, autolesionismo e disturbi da deficit di attenzione, ma è anche associato a un maggior rischio di soffrire di disturbi correlati ad abuso e dipendenza da alcol e/o sostanze psicoattive. In adulti vittime di bullismo in età infantile o adolescenziale sono stati osservati rischi aumentati di avere problemi di salute fisica e nell’ambito delle relazioni sociali e dell’inserimento lavorativo.
Capire i rischi correlati al bullismo e al cyberbullismo è un primo passo nella lotta ai due fenomeni. I giovani devono essere educati al dialogo e a un uso responsabile dei social. Lavoro che spetta alle famiglie, poiché, come spiegato dalla professoressa Pini, possono essere l’ambiente ostile in cui la figura del bullo si forma. Messaggi come quello del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa” devono continuare a essere trasmessi: combattere il bullismo significa salvare molte vite.
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