
Una vita dedicata al sociale, l’esperienza da assessore a Napoli e oggi il ruolo di Vicepresidente del Consiglio regionale della Campania. Nell’intervista a Informare, Luca Trapanese racconta il suo percorso, le sfide della Regione e le battaglie legislative che intende portare avanti: dai caregiver al fine vita, passando per autismo, disabilità e inclusione. L’impegno nel mondo del volontariato e del sociale, prima ancora della politica. Questo è l’inizio del percorso di Trapanese, anche scrittore e attivista, figura da sempre impegnata sui temi dell’inclusione, della disabilità e dei diritti civili. Dal piano sociale regionale alle proposte di legge dedicate ai caregiver, fino al fine vita e all’autismo, Trapanese racconta a Informare la sua idea di welfare e la visione della Regione Campania.
Il suo percorso nasce dal volontariato e dall’impegno sociale. Quando ha capito che quell’esperienza poteva trasformarsi in un impegno politico?
«In realtà non pensavo affatto di intraprendere un percorso politico. Sono arrivato al Comune di Napoli su richiesta di Roberto Fico per ricoprire il ruolo di assessore alle Politiche Sociali, non come rappresentante di un partito, ma come persona che da anni lavorava nel sociale. In quei quattro anni, grazie alla guida del Sindaco Gaetano Manfredi, abbiamo costruito servizi che mancavano da tempo. Penso all’assistenza specialistica per migliaia di bambini con disabilità, agli assegni di cura, ai progetti dedicati al “Dopo di Noi”, agli interventi per madri e bambini e alle iniziative rivolte alle persone senza dimora e ai migranti. Tutto questo è stato possibile grazie a una squadra che ha condiviso una visione. Oggi, però, il lavoro è diverso: un assessore interviene nell’immediato, mentre in Consiglio regionale si costruiscono leggi che possono restare nel tempo».
Quali sono oggi le priorità del suo mandato?
«Sto lavorando su alcune proposte che considero fondamentali. La prima riguarda i caregiver familiari, persone che assistono quotidianamente un proprio caro e che troppo spesso restano invisibili. La nostra proposta integra la normativa nazionale, prevedendo un sostegno economico aggiuntivo e un accompagnamento psicologico. È un testo nato anche da una vicenda personale, ho accompagnato un mio caro amico nel percorso della malattia e questo mi ha fatto comprendere quanto sia necessario offrire regole chiare. Con il Partito Democratico stiamo lavorando a un’unica proposta condivisa, senza protagonismi. Come sappiamo, in questo caso le risorse economiche sono fondamentali. ma da sole non bastano. Una legge consente di rendere permanenti i servizi, dare punti di riferimento alle famiglie e costruire percorsi di inclusione che continuino nel tempo».
Guardando al futuro della Regione, quali sono gli obiettivi programmatici?
«Credo che il tema centrale sia la qualità della vita delle persone. Il welfare non può essere considerato soltanto come risposta alle emergenze, è qualcosa che riguarda tutti, ogni giorno. Se continuiamo a intervenire solo quando nasce un problema, ci sarà sempre qualcuno destinato a rimanere indietro. Su questo Roberto Fico ha una visione molto attenta, così come sulle aree interne, sui servizi e sui trasporti. Rafforzare questi aspetti significa contrastare lo spopolamento e offrire ai giovani l’opportunità di costruire il proprio futuro senza essere costretti a lasciare la propria terra. A tutti i giovani vorrei rivolgere un appello, quello di credere nella Campania. È una terra con enormi potenzialità e ha bisogno delle energie e delle competenze delle nuove generazioni. I prossimi anni possono rappresentare l’inizio di un cambiamento importante. Sono preoccupato per il clima sociale che stiamo attraversando. Penso che la politica debba tornare ad ascoltare, a difendere i diritti e a costruire una società nella quale nessuno si senta escluso».
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