
Nel mese di giugno i cronisti di Informare hanno avuto modo di dialogare con l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Da pubblico ministero in perenne collisione con il potere istituzionale ad outsider della politica, diventato sindaco del capoluogo partenopeo dal 2011 al 2021 senza l’appoggio dei grandi partiti. Oggi si dimostra altamente critico e sfiduciato nei confronti dell’amministrazione Manfredi che l’ha succeduto nel mandato. Questione morale, gestione della città, turismo e lotta alla criminalità: questi i temi affrontati insieme all’ex magistrato, che si è dichiarato aperto e pronto ad una probabile candidatura a sindaco di Napoli per le prossime elezioni amministrative del 2026.
«Io sono uno di quelli che ha creduto sin dall’inizio che Napoli potesse essere salvata dal turismo e dalla cultura. Abbiamo molto lavorato sul rilancio turistico di Napoli, tant’è che dal 2014 è la prima città in Italia per crescita turistica e culturale, ma oggi sono molto critico di quello che vedo nella mia città. Qualsiasi fenomeno, anche il migliore possibile, se non viene governato produce degli effetti collaterali. Oggi sto vedendo che molti miei concittadini non riescono più a vivere, perché c’è un rapporto qualità della vita-prezzi che si sta sovvertendo in maniera pericolosa. Io credo che questa sia una grave responsabilità politica di chi da quattro anni governa una città senza governare nulla. Quando fai diventare il turismo un problema vuol dire che hai fallito».
«L’obiettivo che ad oggi ritengo più concreto è sicuramente una sempre più probabile candidatura a sindaco di Napoli. Credo che ci sia una questione morale assolutamente sottovalutata, un consolidamento di “mani sulla città”. Insomma, Napoli se la vogliono mangiare a tutti i livelli e io ne ho anche le prove, una su tutti i Bagnoli, ma potrei fare tanti esempi. Anche la regione mi stuzzica molto, perché non vedo entusiasmo. Non voglio fare lo spettatore e arrivare all’idea di doversi turare il naso e votare il meno peggio, la Campania merita altro».
«Il secondo mandato è stato molto condizionato dalla pandemia. È stata narrata l’idea che io fossi un sindaco che isolava Napoli dalle istituzioni. Guardate, non è così. Essendo un uomo delle istituzioni, ho la propensione, avendo fatto anche il magistrato, al dialogo. Se oggi Napoli ha ottenuto quello che ha ottenuto, se Napoli è arrivata dove è arrivata, è proprio perché noi abbiamo avuto una profonda posizione autonoma. Io sono stato eletto dal popolo per fare delle cose, che sono riuscito a fare proprio perché ho assunto una posizione autonoma che mi ha portato a degli scontri enormi. Sulla questione Bagnoli, Caltagirone da inquinatore è diventato benefattore per l’amministrazione Manfredi, donando alla città di Napoli le stesse aree che tramite una delibera da me emanata avrebbe dovuto a sue spese bonificare. Come si fa a livello internazionale quando uno Stato non è allineato perché ha una linea politica diversa dagli equilibri geopolitici mondiali? Lo isoli, o metti all’angolo; con noi hanno fatto esattamente la stessa cosa».
«Conosco Francesco Emilio Borrelli da molti anni e non nascondo che in alcune battaglie mi ci riconosco. Non è quella però la modalità, a mio avviso, di cambiare, governare e affrontare Napoli. Non si fa col giudicare quotidiano, continuo, con la comunità del rancore. Quando ho fatto il sindaco non ho mai giudicato. Ho provato a stare sempre in quella linea di confine sottilissima tra disagio e disadattamento che non è di per sé crimine, ma che può esserne l’anticamera. Auspico invece di trovare al mio fianco persone che vogliano cambiare il paese combattendo il crimine anche a livello istituzionale, perché su quella lotta credo ci sia un vero e proprio silenziatore. Non ne vedo battaglie di questo tipo, sono pochi, a portarle avanti, pochissimi».
«Diciamo che Manfredi è completamente assente sul contrasto a ogni forma di criminalità, perché la situazione è peggiorata anche in termini di sicurezza. Inoltre, l’attuale sindaco non partecipa nemmeno alle riunioni del Comitato Provinciale dell’Ordine della Sicurezza Pubblica. C’è una sottovalutazione totale di quello che sta avvenendo nella nostra città a livello di criminalità economica, criminalità istituzionale e criminalità di strada».
di Domenico Barbato e Luca Capone
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