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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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INTERVISTA. Manuel Scarso, Comandante Carabinieri Caserta: "Qui ci sono ancora sodalizi criminali"

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
12 dicembre 20236 min di lettura

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INTERVISTA. Manuel Scarso, Comandante Carabinieri Caserta: "Qui ci sono ancora sodalizi criminali"

Indice (1)

  • 1L’INTERVISTA A MANUEL SCARSO

Caserta e la sua provincia rappresentano forse la sintesi perfetta di una bellezza straordinaria che nel corso del tempo è stata mortificata. Ad offenderla, nel corso degli anni è tutt’ora, è stato l’impero criminale costruito man mano dal clan dei casalesi, grazie ad una filiera illecita che passava per amministrazioni comunali e pubblici ufficiali deviati. Negli anni passati tanto è stato fatto, ma l’impressione è che oggi alcuni siano convinti che la criminalità organizzata casertana sia totalmente sconfitta. Un’illusione che si scontra con il lavoro quotidiano del Comando Provinciale dei Carabinieri, guidato dal Colonnello Manuel Scarso. Originario di Modica, il Comandante Scarso ha vissuto in prima persone l’orrore della mafia siciliana negli anni bui delle stragi; un periodo oscuro della storia d’Italia che, però, ha fatto nascere in tanti giovani siciliani la voglia di riscatto.  

Il Colonnello è figlio di quell’esperienza, che oggi lo aiuta nel comando di uno dei territori più complessi del Paese per insistenza di business criminali. Con lui abbiamo fatto il punto sul primo anno trascorso e sui rischi in corso per il territorio casertano. 

L’INTERVISTA A MANUEL SCARSO

Quali sono le priorità che ha subito affrontato all’interno del Comando Provinciale di Caserta? 

«Per fortuna non ho dovuto affrontare nessuna priorità. Ho raccolto l’eredità di un Comando ben organizzato, composto da professionisti che si sono formati lavorando a favore di un territorio segnato da frange di criminalità violenta e radicata. I carabinieri di stanza in questa provincia hanno un altissimo livello di preparazione e serbano una forza motivazionale coinvolgente. Le nuove leve apprendono rapidamente dai più anziani. Lo scambio di competenze generazionale è fluido e fruttuoso. Insomma, una struttura organizzativa rodata, sempre in crescita. È un orgoglio essere comandante di uomini e donne con professionalità e motivazione così alte.  

Se dovessi, invece, indicare un settore dove intravedo notevoli margini di miglioramento indicherei quello infrastrutturale. Molte caserme, per motivi vari, sono ospitate in immobili poco decorosi. Ho pertanto intensificato le interlocuzioni con gli Enti locali per trovare delle soluzioni che, anche grazie al sostegno della Prefettura, stiamo realizzando. Le Stazioni Carabinieri sono la casa dei cittadini. Luoghi dove ogni persona vive la presenza dello Stato. Per questo è necessario mantenere standard qualitativi rispettosi di questa funzione». 

Ad oltre un anno dal suo incarico, qual è l’analisi che fa dello scenario criminale (organizzato e non) della provincia di Caserta? 

«Le attività illecite del clan dei Casalesi, e non solo, hanno minato per anni la crescita di questo territorio, incidendo negativamente sulle possibilità di sviluppo. Mentre in altri territori si affermavano realtà imprenditoriali ed economiche sane, volano di sviluppo, nella provincia le pastoie della criminalità organizzata tarpavano le ali agli imprenditori e a quanti volevano mettersi in gioco. Una realtà che ha avuto ripercussioni negative sul potenziale di un’intera area. La voglia di riscatto che si respira oggi è fortissima. I successi anelati nel tempo dallo Stato stanno spingendo verso orizzonti di rinascita. Ma bisogna fare attenzione a non farsi ingannare da facili entusiasmi. Le indagini hanno accertato l’esistenza di sodalizi criminali organizzati che hanno avuto presa sul territorio. Negarne l’esistenza sarebbe un errore grossolano. Negli anni, la criminalità organizzata casertana ha acquisito un blasone di efferatezza e crudeltà e c’è sempre qualcuno pronto a raccoglierne l’eredità, per sfruttarne il potenziale intimidatorio.  

L’intensa attività svolta dalla Prefettura di Caserta ha permesso, quest’anno, di adottare oltre 70 provvedimenti interdittivi antimafia. Questi dati se da una parte ci restituiscono la consapevolezza di sapere che le Istituzioni sono attente nel percepire i segnali di infiltrazioni criminale nei tessuti sani della società, d’altra, ci devono far capire che la guerra contro la camorra in provincia non è ancora vinta. È cambiato il paradigma. Dapprima ci si confrontava con una criminalità violenta che mirava principalmente al controllo militare del territorio, oggi facciamo i conti con una di tipo imprenditoriale. 

Sotto l’aspetto della criminalità predatoria, seppur vero che si registra un amento di reati rispetto agli anni dell’emergenza Covid, c’è anche da dire che la situazione è decisamente migliorata rispetto al periodo antecedente l’emergenza sanitaria. Ci confrontiamo tuttavia con livelli di percezione di sicurezza bassi, connessi anche a forme di comunicazione ansiogene e con la diffusa esigenza di volersi riappropriare di spazi urbani che nel tempo sono diventati luoghi di illegalità diffusa. La sicurezza urbana è uno dei grandi temi attraverso i quali si forma il concetto di sicurezza percepita del cittadino e non è relegabile alle sole attività repressive e preventive delle forze di polizia, ma si realizza attraverso interventi di riqualificazione delle aree e dei siti degradati, di eliminazione dei fattori di marginalità ed esclusione sociale e la promozione della cultura della legalità». 

Diversi vertici di autorità giudiziaria e forze di polizia sono cambiati. Quale rapporto auspica e se ha già avviato dei colloqui operativi con loro. 

«Considero un fattore positivo il cambiamento che porta con sé innovazione e nuovi stimoli. Caserta ha una tradizione consolidata di coesione istituzionale. Una delle armi vincenti nel contrasto alla criminalità è stato il famigerato “modello Caserta”, che ha visto scendere in campo tutte le istituzioni in maniera sinergica. L’aria è rimasta la stessa e non potrebbe essere altrimenti. La collaborazione è fatta di rapporti quotidiani, di scambi di idee, di collaborazione fattiva e concreta. Condividiamo tutti lo stesso obiettivo: il bene comune dei casertani».   

Il nostro giornale insiste su un territorio di frontiera: Castel Volturno. Che lettura fa dei business criminali attivi in questa parte del litorale domitio-flegreo? 

«La realtà di Castel Volturno è molto complessa. Nel tempo si sono sedimentati vari fenomeni criminali strettamente correlati alla particolare situazione sociale che l’area vive. La fragilità del territorio, ne ha fatto terra di conquista e roccaforte dei gruppi criminali egemoni, avvantaggiatisi delle numerose e variegate emergenze che le forze di polizia hanno dovuto affrontare. Si è creduto, forse, che Castel Volturno potesse rappresentare un territorio franco. Vi posso assicurare invece che le attenzioni istituzionali sono in aumento e sono fiducioso che l’imminente apertura della nuova Tenenza Carabinieri saprà dare risposte concrete in termini di maggiore tutela della sicurezza pubblica».   

Quale messaggio vuole dare a un giovane lettore di Informare sfiduciato dalla concretezza delle Istituzioni? 

«I veri messaggi sono quelli che si trasmettono attraverso la forza dell’esempio. Devo allora fare un riferimento al mio vissuto. Nel 1992, in Sicilia, mia terra d’origine, dopo il periodo delle stragi, noi ragazzi vivevamo un clima di sfiducia e tanta voglia di riscatto. Io decisi di allontanarmi dalle mie certezze per indossare l’uniforme dell’Arma. Lo feci convinto che se uno vuole qualcosa, allora deve alzarsi e andare a prendersela. Non aspettare sempre che siano gli altri a fare. Le Istituzioni hanno bisogno dei giovani, ma non delle loro lamentele, bensì del loro spirito di iniziativa e del loro apporto umano, sociale e professionale».  

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  • #carabinieri
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