
Il 6 ottobre 1924, veniva trasmesso il primo annuncio via radio, attribuito a Ines Viviani Donarelli. Domenica 3 gennaio 1954, Fulvia Colombo inaugurava l’inizio del servizio televisivo targato RAI. Nel 2024 si celebrano dunque due anniversari importanti: i 100 anni della radio e i 70 della televisione. Come riassumerne la storia e farla conoscere ai più giovani? L’arduo compito è stato portato a termine con successo da Marco Carrara, giornalista e conduttore televisivo, da poco nelle librerie con “Tanti auguri”.
«Io sono stato cercato dalla RAI, in particolare dal direttore di RAI libri, Roberto Genovesi. Il loro scopo era di affidare il libro sulla storia della televisione e della radio al conduttore più giovane, al fine di creare un contrasto molto forte tra passato e futuro. Per me è stata una bella sorpresa e una grandissima emozione ripercorrere questi 100 anni. Non è stato facile, perché dovevo concentrare un vasto arco temporale in 300 pagine. Io non sono uno storico, ma fortunatamente sono un grande appassionato di TV; per questo, ricordo molte tappe importanti dello spettacolo e del giornalismo italiano. Il libro è suddiviso in tre parti: la prima è la storia, con i principali momenti di questi anni; la seconda è una raccolta fotografica in cui sono presenti alcune delle immagini impresse nella memoria degli italiani; l’ultima l’ho chiamata la “Timeline dei ricordi”, in cui i più grandi della TV e della radio hanno raccontato qualcosa di personale in tanti anni di servizio pubblico».
«Tra i conduttori ti dico Fabrizio Frizzi perché lui non era solo popolare, ma era anche amato. Chiunque può essere famoso, ma l’amore è uno step successivo a cui non tutti accedono. Quando il pubblico ti ama, forse hai conquistato il tassello più importante di questo lavoro. Di giornalisti ce ne sono tantissimi, te ne dico due: Bruno Vespa e Monica Maggioni. Loro rappresentano due percorsi diversi, ma uniti da un’unica missione: fare informazione da vero servizio pubblico. Da una parte, Bruno Vespa ha raccontato i momenti più importanti della nostra televisione, dall’uccisione di Aldo Moro agli storici dibattiti politici; “Porta a Porta”è la terza camera del Parlamento italiano. Dall’altra parte, Monica Maggioni è stata un’inviata per tanti anni; ha raccontato i maggiori conflitti mondiali con il faro della chiarezza e adesso è una bravissima direttrice».
«L’informazione in TV è cambiata radicalmente. Un tempo, bastava dire “l’ha detto la televisione” e ciò bastava per verificare l’autenticità dell’informazione. Oggi, con i social media, tutto viene messo in discussione. Per chi lavora in TV ai giorni nostri, la sfida è maggiore perché deve cercare di contrastare la mole di notizie false, il sensazionalismo e il complottismo che proviene dal web. Il giornalista ha più difficoltà nell’ottenere la fiducia di chi lo segue, perché costantemente bombardato da stimoli che possono trarlo in inganno. Fare giornalismo è più facile perché i modi per farlo sono molto più veloci ma, visti gli ostacoli che si presentano, l’informazione del servizio pubblico deve essere di altissima qualità. Dei social mi piace molto però il fermento dei nuovi giornalisti; ci sono molti profili online che hanno dato la possibilità a diverse persone di emergere e hanno tanta qualità. Il giornalismo non muore, cambia solo forma».
Una lettura di questo tipo può essere molto utile e interessante. Perché? Perché un secolo di RAI vuol dire anche un secolo d’Italia. L’Italia del “Rischiatutto”, di Mike Bongiorno, era un’Italia con pochissimi televisori, in cui le famiglie si radunavano per vedere il programma. L’Italia di “Domenica In”, negli anni Settanta, era il Paese dell’austerity: a causa della crisi, non si usciva la domenica e, per tenere compagnia agli italiani, nacque il programma ad hoc. La RAI ha raccontato l’Italia e, contemporaneamente, è mutata assieme ad essa. Ogni programma è stato, e continua ad essere, un piccolo tassello nel grande mosaico della storia del Paese.
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