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INTERVISTA. Marco Olmo, l'ultra trail runner che ha fermato il tempo

Angela Di Micco
Angela Di MiccoRedazione Informare
24 dicembre 20225 min di lettura

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INTERVISTA. Marco Olmo, l'ultra trail runner che ha fermato il tempo

Indice (7)

  • 1Marco, come si affrontano gare di così tanti Km?
  • 2C’è anche una componente psicologica che dà la carica?
  • 3Ti è mai capitato di sentire di non potercela fare?
  • 4La corsa è un viaggio nell’Io. Lo è anche per te?
  • 5Forza e costanza sono alla base di tutto, ma i motivi che spingono a macinare i km li conoscete solo voi...
  • 6Sei vegetariano. Riesci ad avere il giusto apporto di nutrienti? La performance di un atleta può cambiare se ingerisce proteine non animali?
  • 7Correre percorsi lunghi ed estremi richiede al corpo un’immensa fatica. Ne vale la pena?

Marco Olmo, classe 1948, a 74 anni si allena tutti i giorni all’alba per 10-12 km. È uno di quegli atleti che si cimentano in allenamenti estenuanti, seguiti da fisioterapisti e trainer, un trail runner a tutti gli effetti. Marco è un autodidatta e la sua notorietà è data dalla partecipazione e vittoria di competizioni su lunghe distanze, come UTMB, Gran Raid du Cro-Magnon, Desert Cup, Marathon de Sables.

Prima di iniziare l’intervista Marco spiega che «sono figlio di contadini del dopoguerra di un paese nel cuneese. Si andava a scuola con gli zoccoli, erano altri tempi. In quel periodo anche da bambino si doveva aiutare e andare nei campi e non si aveva il tempo di andare a giocare con gli amici. Una vita differente da quella di ora. In seguito, ho praticato vari lavori dal boscaiolo al camionista. Ho iniziato a correre a 26 anni in una non competitiva durante una festa del paese e successivamente ho iniziato ad allenarmi in modo costante.»

Marco, come si affrontano gare di così tanti Km?

«Mi allenavo circa due ore al giorno. Sono uno spirito libero e non avrei sopportato che qualcuno mi dicesse cosa fare. Forse con un allenatore avrei potuto fare di più ma son contento di come è andata. In genere si pensa che sia più difficile affrontare le lunghe distanze rispetto alle brevi. Non è così. La lunga distanza crea notizia. Al mondo quelli che corrono i 100m sotto i 10 secondi si contano su una mano mentre quelli che riescono a fare un UTMB o un de Sables sono migliaia; quindi, è molto più facile fare le lunghe distanze e se devi farle per vincere devi anche essere ben preparato. Ai miei tempi, che per un UTMB impiegavo sotto le 22 ore, non è che facevo allenamenti lunghi quotidianamente».

C’è anche una componente psicologica che dà la carica?

«Sicuramente. È una questione di abitudine. Se ti metti a correre due ore, ad esempio, e non sei abituato, sembra che tu abbia corso un giorno intero. Poi pian piano ci si abitua. La testa fa parte del nostro sistema quindi si abitua a stare in tensione, ad essere concentrata per una gara o un allenamento e distribuire al meglio le forze».

Ti è mai capitato di sentire di non potercela fare?

«Le cause possono essere varie. Se hai problemi fisici e la macchina non funziona non puoi far altro che abbandonare; se invece hai avversari più forti, lì fai quello che puoi. Nelle gare lunghe la causa potrebbe essere la non corretta alimentazione e magari con un reintegro immediato riesci a rimediare».

La corsa è un viaggio nell’Io. Lo è anche per te?

«Per me la corsa è come lo yoga per il guru. La corsa alimenta le endorfine, l’adrenalina e diventa un appuntamento imperdibile. Spesso guardo il meteo per organizzare gli allenamenti perché sembra che se non corri muori. Nelle gare lunghe pensi anche al passato, a molte cose, ma devi comunque essere concentrato su quello che stai facendo, ad alimentarti al momento giusto. Pensi alla tua vita a quello che hai fatto per arrivare lì».

Forza e costanza sono alla base di tutto, ma i motivi che spingono a macinare i km li conoscete solo voi...

«Mi sono sempre distinto nelle gare lunghe tanto che un giornale francese mi ha descritto come “un passo da sfiancatore e non da conquistatore”. Questo l’ho dimostrato sia nella Marathon de Sables che nel UTMB partendo con calma e recuperando poi nelle ultime 5/6 ore di gara passando in testa. Forse sono stati i miei anni migliori perché poi sono arrivati atleti migliori, più preparati. Ho vinto le gare più importanti quasi a 60 anni e può sembrare strano, questo mi ha aiutato a fare notizia».

Sei vegetariano. Riesci ad avere il giusto apporto di nutrienti? La performance di un atleta può cambiare se ingerisce proteine non animali?

«Ho 74 anni e da 37 son vegetariano senza seguire mai un nutrizionista. Ho ascoltato alcuni suggerimenti ma sono una persona che non segue le regole. Forse ho commesso degli errori ma ho sempre seguito il mio istinto. Sono l’anti atleta ma penso che come per le auto, se la usi quotidianamente sai se c’è qualcosa che non va. Oggi molti si affidano a nutrizionisti, forse per insicurezza».

Correre percorsi lunghi ed estremi richiede al corpo un’immensa fatica. Ne vale la pena?

«In quel momento, magari quando vinci una gara importante non ti rendi neanche conto. Purtroppo, si tende a ricordare maggiormente le cose brutte che quelle belle. A volte non ti sembra neanche vero quello che hai fatto e poi ti vengono gli incubi. Nel mio ultimo libro Correre nel grande vuoto parlo degli incubi. All’inizio c’è una frase di Oscar Wilde, “Ci hanno detto che i sogni sono realizzabili ma non ci hanno spiegato che anche gli incubi sono sogni”. Poi non è che ti gongoli in continuazione, agli occhi degli altri diventi un esempio e non devi deludere. È un’arma a doppio taglio, qualsiasi gara non devi deludere i fans. Anzi devi adorarli perché senza di loro non saresti di esempio a nessuno».

Tags
  • #Marco Olmo
  • #trail running
  • #Utmb
Angela Di Micco
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