
La verità è che spesso siamo attratti dal mistero, dal segreto che si cela dietro una nube densa fatta di occulto, ordini massonici e cappucci. La cultura del sospetto, nel miglior stile complottista sempre in voga in Italia. Ma le cose sono ben più normali e vicine alla realtà di quanto non sembrino. Nel libro di Giuseppe Giudice “Le verità nascoste. Quanto di positivo ha compiuto la Massoneria negli ultimi tre secoli” si legge: “Nei libri di storia che i nostri figli e nipoti studiano, nei vari gradini dell’apprendimento scolastico, i grandi avvenimenti storici quali il nostro Risorgimento, la Rivoluzione Francese, l’Indipendenza degli Stati Uniti, sono descritti correttamente nelle loro sequenze storiche, senza che sia mai citato il contributo, per la loro realizzazione, da parte di uomini affiliati alla Libera Muratoria; altrettanto avviene per tutte le guerre di liberazione dal colonialismo spagnolo in Centro e Sud America”. Ci chiediamo come mai, dunque, avvenga questa congiura del silenzio.
Insieme ad Antonio Seminario, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, abbiamo provato a togliere il velo ipocrita posto su quanto di positivo può esserci nella Libera Muratoria. Nei due giorni di eventi per assistere al passaggio di consegne tra l’uscente Grande Maestro, Stefano Bisi, e quello in entrata, Antonio Seminario, è stato presentato il documentario di Carlo Lo Vetro: Tenet nunc Parthenope – Napoli esoterica.
«È importante. Ha caratterizzato sotto certi aspetti la stessa vita di Napoli. Basti pensare al Cristo Velato, a quelli che sono i percorsi culturali di carattere esoterico iniziatico per dire quanto la città ci appartiene».
«Assolutamente sì, io lo ritengo indispensabile, al di là delle nostre differenze. Le differenze arricchiscono chiunque. In questo caso ancora di più: non c’è più il pregiudizio reciproco e quindi c’è il rispetto. Il dialogo è la strada non solo percorribile ma doverosa da dover intraprendere».
«Mai come in questo momento ritengo che il richiamo ai nostri valori sia la bussola per ognuno di noi, in particolar modo in un mondo dove gli uomini danno sempre più sfogo agli impulsi istintivi, perdendo i riferimenti tradizionali e aprendosi verso una società privata della propria identità. Noi pensiamo ancora a quello che da sempre dovremmo fare: una riflessione sul nostro percorso che è intimo e personale. La centralità dell’uomo è ormai tramontata e la società sta perdendo qualsiasi rifermento e connotato tradizionale. Siamo forse gli unici, lo dico con un po’ di presunzione, a mantenere viva questa fiaccola di laicità, intesa come libertà di dialogo tra uomini che fanno della diversità di vedute un’opportunità di arricchimento personale, che in virtù della loro differenza di pensiero sono uniti per una comune ricerca interiore».
«I principi eterni della nostra esistenza non sono quelli morali, che possono mutare nel tempo. I principi che ci appartengono sono inscalfibili, per questo motivo dobbiamo svolgere la funzione di sentinelle del prezioso patrimonio consegnato da chi ci ha preceduto. Questo è forse il ruolo della massoneria nella società contemporanea, facendo in modo di non avviarci verso quel buco nero di cui parlavamo prima».
«Non escludiamo che ci possa essere una gran maestra. Anche se le donne non appartengono alla nostra unione – nel Grande Oriente d’Italia non sono ammesse, per loro è prevista un’organizzazione femminile, le Stelle d’Oriente, composta soprattutto da compagne e figlie di massoni affiliati al Grande Oriente d’Italia».
Durante la partecipazione ad Utrecht all’Annual Communication del Grand East of Netherlands (il Grande Oriente d’Olanda), Seminario ha voluto dedicare, a chiusura della sua assemblea, la canzone “Io e te” di Enzo Jannacci: “Sì, ma qui che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è. L’avvenire è un buco nero in fondo al tram. Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è”.
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