
Quanto è importante il volontariato nella nostra società? Tantissimo. Le istituzioni necessitano di essere supportate dalla società. Le attività che si possono fare sono davvero tante, perché in ogni campo c’è bisogno di una mano! Una in particolare, però, mi ha colpito: cosa ci fa un signore travestito da Spiderman negli ospedali? Lo scopriamo con Mattia Villardita, da ben 8 anni volontario e da 4 Cavaliere della Repubblica, onorificenza ricevuta per il suo lavoro nel sociale.
Cosa ti ha spinto a iniziare il tuo percorso nel volontariato e perché proprio questo supereroe?
«Sono nato con delle malattie congenite che mi hanno tenuto in ospedale per anni sin da quando ero piccolo. Quando ero lì, desideravo che Spiderman entrasse dalla finestra della mia camera perché era il mio personaggio preferito. Mi appassionai a lui perché Peter Parker, ossia la vera identità dell’uomo-ragno, è una figura del popolo. Quando però si mette il costume, capisce che “da grandi poteri, derivano grandi responsabilità”. Lui sconfigge i cattivi, io cerco di alleviare le sofferenze dei piccoli pazienti e delle loro famiglie».

Nei tuoi viaggi, parli con bambini che non conoscono la nostra lingua e tu non conosci la loro. Come ti relazioni?
«C’è una lingua universale, che è quella dei gesti. Ho scoperto viaggiando che i bambini sono tali in tutto il mondo: un abbraccio o un batti cinque sono gesti che valgono in tutto il mondo. Il mio inglese non è fluentissimo, ma so affrontare una conversazione al livello di un ragazzino. Devo dire che non ho mai avuto problemi, all’estero ho sempre trovato qualcuno che mi guidasse. I bambini più o meno fino ai 9 anni credono che tu sia realmente Spiderman ed è cruciale essere fedeli al personaggio. Con gli adolescenti, invece, il rapporto è diverso perché puoi chiedergli quali siano i loro sogni e i loro obiettivi, anche se comunque la maschera non me la levo mai».
Come hai ottenuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica?
«A volte squilla il telefono e può essere chiunque: ero stato chiamato dal Quirinale e mi avevano avvisato che sarei stato insignito di tale onorificenza. Durante il periodo del primo lock down a causa del Covid, supportavo gli ospedali da remoto come potevo, magari facendo delle videochiamate; poi ho esteso l’attività anche ai bambini normodotati perché per loro sicuramente non era facile ritrovarsi a casa senza un apparente motivo. Finito di lavorare, anziché guardare la televisione, mettevo il costume e videochiamavo gli ospedali e le famiglie. Nel secondo, invece, quando si poteva ordinare a domicilio, mi chiamò il primario dell’ospedale di Savona per avvisarmi che, se non fosse stata versata una certa quota entro il 31 dicembre 2020, avrebbe chiuso l’area giochi per bambini. Ho inventato lo Spidey-Pizza: ordinando alla bottega di un mio amico, il fattorino poteva essere Spiderman; aderendo a questa iniziativa, si sosteneva l’ospedale per salvare l’area giochi. Per due mesi ho fatto tantissime consegne perché tutti volevano Spiderman e siamo riusciti in tre settimane a pagare la quota richiesta e a comprare dei respiratori alla struttura. Il Corriere della Sera mi dedicò un giorno le prime pagine e il Presidente Mattarella, letto l’articolo su di me, decise di nominare me e altre 30 magnifiche persone Cavalieri della Repubblica».
Qual è l’insegnamento più bello che hai ricevuto nel corso della tua attività?
«Dai piccoli imparo la loro forza di lottare e anche quella delle loro famiglie. Gli anziani, invece, sono dei saggi che possono darti i giusti consigli perché hanno imparato dagli errori. L’adulto, invece, tolta qualche eccezione, vive in una società complicata, fatta di tanto odio, e non riesce a insegnarmi nulla. Le persone belle ci sono, ma purtroppo sono un po’ nascoste, perché su dieci azioni, se commetteranno un solo errore, le persone dimenticheranno tutto il resto. Per cambiare le cose, dovrebbe cambiare l’educazione data a casa ma anche a scuola. Gli insegnanti devono andare oltre ai programmi e capire i ragazzi. Se fossi un docente, prenderei i miei alunni e li porterei un’ora a giocare a carte con gli anziani, perché già quello è un insegnamento».
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