
C’era un tempo in cui a Caserta si respirava il vero basket. La Juvecaserta, oggi Paperdì Juvecaserta 2021, è stata tra le più grandi squadre del basket italiano degli anni ’80 e ’90, campione d’Italia nella 1990/91. Nel Palamaggiò in cui sono passati campioni come Nando Gentile, Oscar Schmidt e Vincenzo Esposito, vestire la casacca bianconera è un’eredità pesante. Nonostante ora non si giochi più al Palamaggiò (il palazzetto attuale è il Palapiccolo) e nonostante militi in Serie B1 (terzo livello del campionato italiano di basket), nel corso di questa stagione si respira una buona aria che ha tornato a far cantare i tifosi. Al momento della stesura di questo articolo (prima del 31/01), Caserta è prima a pari punti con la Virtus Roma e la Pielle Livorno, con un record di 19 vittorie e 3 sconfitte (5 vittorie nelle ultime 5 partite).
A trascinare la squadra con prestazioni strepitose, tra gli altri, è soprattutto il capitano Mimmo D’Argenzio: casertano di nascita, si sta confermando come uno dei migliori giocatori dell’intero campionato. Infatti, con i suoi 19 punti di media e 410 punti totali, è il miglior marcatore del girone B della Serie B. Le sue prestazioni gli sono valse il premio di MVP “Samuel Dilas” del mese di dicembre di Serie B. Sono andato a trovare Mimmo a seguito di un allenamento in vista della partita in trasfera a Imola (vinta poi da Caserta 73-60) per chiedergli cosa ci si prova a vestire la casacca della propria città e a se quest’anno la Juvecaserta può sognare la promozione in A2.

«Il sogno non era arrivare in NBA era giocare per la Juvecaserta. Infatti, – ci dice sin da subito Mimmo – credo di aver visto la prima partita ad un anno di vita, forse anche meno».Il DNA bianconero e la voglia di puntare in alto si percepisce dalle sue parole: «Fortunatamente sono riuscito a realizzare questo sogno, anche se in parte: due categorie sotto (alla Serie A1, NdR). Però comunque fa piacere che l’ambiente sia quasi lo stesso del Palamaggiò, la città ha risposto subito bene». Dopo un anno precedente un po’ difficoltoso, quest’anno i presupposti ci sono tutti: «Quest’anno la squadra è stata costruita meglio, in tempo. Prendendo figure dirigenziali che ci hanno dato grande mano a costruire il roster».
Mimmo, insomma, non si nasconde dietro a un dito. Infatti, quando gli chiedo se la promozione era un obiettivo da inizio anno, mi risponde subito: «La squadra era stata costruita per arrivare fino in fondo e lo sapevamo. Abbiamo preso coach Lardo che è un allenatore con tantissima esperienza. Poi costruisci una squadra così: due giocatori hanno vinto il campionato l’anno scorso, due vengono dall’A2. Il nostro obiettivo è vincere più partite possibili, arrivare in fondo in forma e cercare di agguantare il sogno».
Mimmo ci parla anche un po’ del rapporto con il Palapiccolo: «Tutti i tifosi sono amici miei, è un rapporto spettacolare. Come la squadra ha fatto un percorso di crescita dall’anno scorso, anche il tifo è cresciuto». Certo che le dimensioni sono molte più contenute del Palamaggiò, ma secondo Mimmo: «È al centro della città ed è importante per riavvicinare i ragazzi a questo sport». Ad esempio, cita una giornata particolare in cui i tifosi sono stati vicini alla squadra: «Abbiamo subito 36 di punti di scarto a Roma e, nonostante ciò, i 600 casertani presenti ci hanno salutato col sorriso».
L’appartenenza a Caserta si evince dalle parole di Mimmo: «Io rispetto agli altri devo dare qualcosa in più perché gioco per la mia terra. Il mio rapporto con la città è cambiato: ora giro per strada e vengo riconosciuto come il giocatore, e in Serie B non è una cosa scontata». Dopotutto, Mimmo è cresciuto cestisticamente in mezzo alle strade casertane: «Non vedevo l’ora che arrivasse l’estate per stare i pomeriggi interi ai campetti Nike, fino a quando non sentivo mia mamma che doveva cucinare».
Nonostante i tanti nuovi innesti, il suo ruolo di leadership non è venuto meno: «Ho un carattere un po’ istintivo che mi lega subito con tutti. Per me la squadra è come una famiglia. Un po’ di leadership ce l’ho, do qualche consiglio a quelli con meno esperienza per aiutarli a crescere. Dopotutto, anche io sono stato aiutato da gente più grande di me con tantissima esperienza: Biagio Sergio, Pasqualin, Petrucci…».
Per essere un giocatore di basket, solitamente bisogna essere molto alti e strutturati fisicamente. Vedendo dal vivo Mimmo, però, non sembra essere così. Mi fa capire che, in realtà, con la forza di volontà si può arrivare a tutto. Con i suoi 176 centimetri d’altezza, infatti, ci dice: «L’altezza non mi ha mai frenato, sin da piccolino. Compenso con altri pregi come velocità, finte, ball handling, tiro da fuori». Quando gli chiedo se si sente un po’ Davide contro Golia, lui non esita: «Sì, ma io sono Golia».
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