
Una laurea in lettere moderne, una specializzazione e un dottorato di ricerca in storia dell’arte, l’amore sconfinato per l’arte contemporanea: è solo un parziale ritratto di Maria Savarese, una delle migliori curatrici d’arte italiane. Entriamo nel suo meraviglioso mondo in cui alcuni incontri fortunati sono stati la chiave per l’inizio dei suoi progetti. In alcuni di questi ha deciso di includere giovani ragazzi, di cui ci racconterà.
«Provengo da studi di arte rinascimentale, ed ho trascorso anni all’Università Federico II fra specializzazione e dottorato, vincendo molte borse di studio presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con Gerardo Marotta. Mi sono dedicata, quindi, a lunghi periodi di ricerche e studi scientifici nei vari archivi italiani, e contemporaneamente ad attività di catalogazione e tutela presso varie Soprintendenze.
Ad un certo punto della mia vita, nel 2006, ho sentito l’urgenza di confrontarmi di più con la cultura contemporanea, parlare con gli artisti. In quel periodo, l’incontro con Salvatore Pica e Bruno Fermariello, fu determinante per rivolgermi definitivamente verso qualcosa che all’epoca per me era completamente da esplorare, sospendendo tutto ciò a cui fino a quel momento mi ero dedicata.
Con Bruno mettemmo in piedi un’intensa progettualità di arte e sociale, prima nell’Istituto Penale Minorile di Nisida, attraverso una serie di laboratori d’arte con i ragazzi che confluirono in una splendida mostra a Castel dell’Ovo, poi con l’Associazione Quartieri Spagnoli, creando corsi di teatro per portare in scena i ragazzi al Teatro Nuovo, con uno spettacolo dedicato ad Andreuccio da Perugia. Di quei ragazzini, alcuni sono diventati, decenni dopo, attori professionisti.
Il secondo incontro è stato il fotografo Fabio Donato con il suo archivio sulla cultura napoletana dal 1968 ad oggi. Fabio, come un viandante fra le arti, ha documentato negli anni tutto quello che è accaduto, nel teatro, nelle gallerie e nei musei, nella musica, ecc. ecc. Lavorare nel suo archivio, applicando la stessa metodologia usata per anni nell’attività di ricerca universitaria, è stato l’inizio per conoscere in seguito numerosi archivi di contemporaneo e realizzare indimenticabili mostre e libri. Faccio solo alcuni nomi: Cesare Accetta, Mario Laporta, Gianni Fiorito, Pasquale Palmieri, Emma Dante, Teatri Uniti, Vittorio Lucariello e Spazio Libero, e molti altri.
Da quel momento posso dire che non mi sono più fermata. Ho fatto incontri splendidi di cui ho ricordi indelebili, come quello con Andres Neumann, con il quale per tre anni sono stata impegnata in un progetto di valorizzazione dei beni materiali ed immateriali della provincia irpina, attraverso la cultura contemporanea».
«Dipende, non si può generalizzare. Proprio rispetto al progetto irpino a cui ho accennato, così come a tanti altri a cui ho collaborato, posso dire che c’è stata un’ottima sinergia fra pubblico e privato, generando così modelli virtuosi per lo sviluppo culturale dei territori e dei luoghi. Proprio come ciò che sta accadendo qui a Castel Volturno».
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