
In Italia, quando si pensa all’animazione, è difficile andare oltre le serie su Netflix di Zerocalcare. Nicholas Olivieri, classe 1994, da Savona, ci dimostra come si possano ottenere grandi soddisfazioni in questo mondo nonostante il nostro paese non favorisca sicuramente certi lavori: egli è sotto contratto con la Illumination Entertainment come character designer, vive a Parigi e ha già lavorato ad alcuni film come Super Mario Bros (2023) o Cattivissimo Me 4 (in uscita quest’anno). In questa intervista ci parla di come si sia avvicinato all’animazione e della situazione odierna in Italia.
«La passione mi è stata trasmessa da mia mamma: lei registrava sulle VHS le puntate dei cartoni animati della Disney. Ho sviluppato una grande passione per l’animazione grazie ai film di Satoshi Kon e a quelli della Pixar. Dei film compravo poi anche gli art book e rimanevo affascinato dai disegni degli artisti. Fatto il liceo artistico, ho scelto una scuola in Italia, la Bigrock, che aveva un master di computer grafica della durata di sei mesi. Sono entrato poi in contatto con dei ragazzi della Gobelins, un istituto in Francia, e mi sono iscritto al master di animazione e film making. Il corso è durato due anni e come tesi realizzammo un cortometraggio. Il mio si chiama Best Friend, con la quale ho potuto girare il mondo e con cui ho vinto, assieme ad altri ragazzi, il premio ”Best Student Movie” agli Annie Awards nel 2019. La mia fortuna è stata l’apertura di una classe internazionale, in inglese, proprio nell’anno in cui mi sono iscritto, perché col francese avevo qualche difficoltà in più».
Best Friend è un corto che mostra un mondo tecnologicamente più avanzato. Tutti hanno un dispositivo in grado di creare degli amici virtuali. Il protagonista, Arthur, sembra esserne dipendente. Quando poi gli viene staccato a seguito di un incontro poco fortunato, ne compra un altro. Il corto non rappresenta però un mondo distopico: le persone, infatti, sono sì dotate di questo dispositivo, ma mantengono perfettamente il loro contatto con l’esterno.
«Un mio compagno di classe voleva fare una storia fantascientifica e ha coinvolto me e altre due persone. Abbiamo condiviso le nostre esperienze, in particolare di solitudine e di dipendenza dalla tecnologia. In particolare, uno di noi era stato derubato tempo fa del telefono e del pc e si era sentito come privato di una parte di sé. In un certo senso, noi siamo già dei cyborg. Un membro del gruppo ha scritto la sceneggiatura, mentre noi altri abbiamo curato il design dei personaggi e degli sfondi, ma in ambito studentesco devi fare un po’ di tutto. La squadra si è allargata poi a una ventina di persone, perché avevamo nove mesi per realizzare circa 5 minuti di cortometraggio: può sembrare molto, ma eravamo in 4 e nel mondo dell’animazione i tempi sono molto più lunghi di quanto si pensi. Avevamo mostrato il nostro lavoro ai professori ed erano soddisfatti, ma purtroppo ci avevano rivelato che il finale era identico a quello del film Blade Runner 2049, uscito proprio in quel periodo. È stato un piccolo intoppo che però ci ha spinto a ingegnarci per cambiare la fine del corto».
«Un po’ di anni fa, era importante l’autore Bruno Bozzetto, grazie anche a film come West and Soda o Allegro ma non troppo. Verso gli anni Novata si è perso gradualmente l’interesse per l’animazione o la si è relegata a prodotto per bambini. Man mano i fondi si sono sempre più ridotti fino alla situazione odierna. Ci sono ancora degli studi che lottano, come la Doghead, che ha lavorato alle serie di Zerocalcare, o la Rainbow, che ha realizzato le Winx o i Gormiti».
Nel nostro paese, i film d’animazione e i fumetti non sono parte integrante della nostra cultura. Quando questi prodotti non saranno più visti, sia dal pubblico che dai produttori, come fruibili solo dai bambini, allora anche noi potremo vantare grandi film o libri, perché il talento e le capacità sicuramente non ci mancano.
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