
«Nel momento in cui mi sono avvicinato a lei sapevo che volevo accoltellarla». È il racconto di Moussa Sangre, reo confesso dell’omicidio, aggravato dalla premeditazione, di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa in strada a coltellate il 30 luglio a Terno d’Isola. Quella notte, in sella alla sua bicicletta, l’assassino ha raggiunto Sharon e l’ha afferrata da dietro, mirando al cuore, uccidendola in pochi istanti. «Perché? Perché? Perché?», riferisce di essersi sentito domandare il killer da Sharon prima di morire. Quella di Sangre è una narrazione lucida e distaccata. Informare ha intervistato sull’argomento la deputata Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle.
On. Stefania Ascari, secondo lei cosa potrebbe aver scatenato un crimine così efferato? Cosa è scattato in lui quella sera?
«È difficile determinare con precisione cosa abbia scatenato un crimine di questa natura senza un’analisi approfondita del contesto psicologico e sociale dell’individuo. Le motivazioni possono variare ampiamente e devono essere valutate alla luce di perizie psichiatriche e criminologiche. Tali analisi permettono di comprendere meglio le dinamiche interne che hanno portato all’evento».
Perché proprio il coltello è l’arma del delitto? Non implica una violazione del corpo che anche l’assassino percepisce?
«La scelta dell’arma può essere influenzata da vari fattori, tra cui l’accessibilità, la premeditazione o l’impulsività. Un’arma come il coltello può indicare un crimine di passione o un attacco diretto, ma è necessario uno studio più approfondito del contesto psicologico dell’aggressore per comprendere appieno le motivazioni dietro tale scelta. La percezione dell’assassino riguardo la violazione del corpo dipende dal suo stato mentale e dalla sua capacità di empatizzare».
Qual è, secondo lei, l’identikit del killer?
«L’identikit di un sospetto viene elaborato sulla base delle informazioni fornite da testimoni, delle prove raccolte sulla scena del crimine e delle tecniche investigative come il profilo criminale. Ogni ulteriore descrizione o dettaglio deve essere fornito dalle autorità competenti in base ai dati raccolti».
La dichiarazione di Moussa Sangare, ‘ho ucciso tanto per farlo’, secondo lei, nel contesto psicologico, come si potrebbe tradurre? Cosa indica?
«Una dichiarazione come ‘ho ucciso tanto per farlo’ potrebbe indicare un distacco emotivo significativo, un’assenza di empatia o una possibile patologia psicologica. Tuttavia, è essenziale che tale affermazione venga esaminata da esperti in psichiatria forense per valutare se si tratta di una manifestazione di disordine mentale o di un tentativo di minimizzare le proprie responsabilità».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...