
Mentre le elezioni Europee del 2024 si avvicinano, un fenomeno preoccupante continua ad emergere: la scarsa partecipazione al voto degli italiani, in particolare dei giovani. Si tratta di una situazione che solleva domande cruciali sul futuro della democrazia in Italia e sul ruolo delle nuove generazioni nel plasmare il panorama politico del paese.
Per approfondire questa tematica, abbiamo intervistato Pasquale Sannino, Consigliere Comunale di Napoli, noto anche per il suo impegno nel coinvolgimento civico e nella sensibilizzazione politica. Sannino, oltre ad offrire una prospettiva interessante sulle cause di questo disinteresse, propone anche possibili soluzioni per incentivare la partecipazione dei giovani al voto. La sua analisi, basata sulla propria esperienza politica e di contatto diretto con i cittadini, rivela aspetti spesso trascurati del rapporto tra giovani e politica.
Sicuramente l’analisi sulle cause che spingono le persone a rinunciare ad un gesto di estrema importanza come il voto, sono fondate su sentimenti di sfiducia e sconforto. Tuttavia, ragioni sono varie. Secondo Pasquale Sannino, però, è possibile riconoscerne due. «La prima è sicuramente il sistema elettorale vigente per le elezioni al Parlamento. I senatori e i deputati, ovvero coloro che fanno le leggi che stabiliscono il modo di vivere dei cittadini, non sono eletti dai cittadini ma scelti dai segretari di partito. I territori finiscono con il non avere rappresentanti. Gli eletti, infatti, rispondono ai loro segretari e non ai territori. Da ciò ne derivano conseguenze serie».
Un esempio valido, a detta del consigliere comunale, è il provvedimento dell’Autonomia differenziata, votata da molti deputati del Sud che, pur avendo piena coscienza di quanto sia dannoso per il Sud questo provvedimento, lo votano perché il capo del partito è colui che lo ha fatto eleggere ed è colui che deciderà se farlo rieleggere o meno. «Il risultato è che i parlamentari non portano avanti le istanze e le necessità dei cittadini e dei territori. I cittadini lo comprendono e non vanno a votare, ritenendo l’elezione un’azione che non riguarda la loro vita».
In merito alla seconda motivazione, invece, Sannino afferma: «La “politica è sotto attacco” e viene continuamente ridimensionata da una burocrazia asfissiante, da un’azione delatoria, populista e falsamente moralista, da una delegittimazione continua dei ruoli istituzionali che svolgono gli eletti, perpetrata attraverso l’esagerato potere di scelta data ai dirigenti delle Istituzioni e tolto agli eletti che rappresentano il popolo e le loro istanze».
L’astensionismo tra i giovani italiani è sempre più radicato. Circa il 42,7% dei giovani elettori tra i 18 e i 34 anni, decide di non votare. Ma quali sono le ragioni dietro il “non voto”? «È un problema che riguarda i giovani perché riguarda il loro futuro ma non è colpa loro. Bensì di un gruppo di potere che sta tentando, e ci è quasi riuscito, di annientare la politica attraverso la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle preferenze e del finanziamento pubblico ai partiti. Quest’ultima scellerata decisione ha determinato la scomparsa delle sezioni e dei circoli politici, degli oratori, delle associazioni politiche. Queste sedi attraevano soprattutto i giovani che volevano dire la loro e sviluppare il proprio senso critico e propositivo. Quando la politica sarà annientata, ci ritroveremo in un Paese in cui ci sarà non più la Democrazia ma la democratura».
Eppure, secondo il Dott. Sannino il modo per avvicinare i giovani alla politica e renderli più partecipi ai processi elettorali c’è. «Bisogna ripristinare le preferenze. Ripristinando il finanziamento pubblico ai partiti (che deve essere attentamente monitorato) si potrà promuovere la nascita di strutture associative politiche, culturali e sociali sui comuni e nei quartieri. Insomma, bisogna riaprire circoli, sezioni, oratori, promuovere momenti di confronto politico nelle scuole e sui luoghi di lavoro. Senza correre il rischio di essere manganellati o denunciati ma, anzi, venendo sostenuti».
A detta di Pasquale Sannino: «È proprio nelle strade, nei circoli e in posti simili che si sviluppa il senso di partecipazione alla vita pubblica, sentendo la necessità e la responsabilità del voto». Dunque, far parte della propria comunità e partecipare alla vita sociale della propria città, sono azioni essenziali per i giovani per comprendere la situazione politica che li circonda e rimediare alla scarsa partecipazione al voto. Non a caso, è in un modo molto simile a questo che Sannino stesso ha iniziato il suo percorso politico. «Faccio politica da 50 anni perché volevo giocare a pallone. Avevo 14 anni e un circolo del mio quartiere, intitolato a Giacomo Matteotti, organizzò un torneo di calcio. Mi andai a iscrivere per prendere parte al torneo, senza pensare minimamente di voler fare politica. Tuttavia, lì appresi la storia di Turati, di Anna Kuliscioff, di Matteotti, di Gramsci, di Togliatti, di Don Sturzo, di Mussolini ed altri. Nacquero in me interesse e passione e feci la mia scelta politica. Divenni un Socialista Riformista, rivestendo per diversi anni la carica di Consigliere Circoscrizionale e di Consigliere Comunale di Napoli, ruolo che ancora oggi ricopro».
E se gli si chiede cos’è che ancora oggi lo spinge a continuare, la risposta non tarda ad arrivare. «L’attaccamento al mio quartiere, alla mia città, ancora oggi mi spingono ad interessarmi alle sorti del mio Paese, e della gente che pone la sua fiducia in me. Nonostante gli impegni e le fatiche, non mi stanco perché c’è la passione che è un carburante che fornisce energia illimitata. Una passione trovata in un Circolo molto malandato di un quartiere di periferia e che auguro a ogni giovane di trovare».
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