
La crescente devianza minorile campana non è più soltanto una questione di percezione. Il fenomeno è cresciuto nei numeri ed è molto cambiato rispetto al passato. Un dato spicca su tutti: oggi i reati vengono commessi anche da ragazzini di 12 e 13 anni, coinvolti in episodi sempre più gravi. A crescere sono anche detenzione e porto di armi, bianche e non, nella vita quotidiana degli adolescenti. A raccontarcelo in un’intervista è stata Patrizia Imperato, Procuratrice presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, arrivata alla Procura minorile del capoluogo nel novembre 2024.
«La devianza minorile qui è sicuramente in aumento. Proprio ieri (mercoledì 17 giugno ndr) ci siamo occupati di fare un quadro statistico relativo all’aumento dei reati, in particolare di quelli commessi dagli infraquattordicenni. I reati sono aumentati quantitativamente e sono molto cambiati qualitativamente: non ci troviamo più di fronte soltanto alla rapina o allo scippo. Ciò che impressiona maggiormente è che si è abbassata moltissimo l’età di chi li commette: 12-13 anni contro il quasi 18enne di anni fa. Nell’ultimo anno abbiamo registrato un aumento del 33% dei reati commessi da under 14. Parliamo di Napoli, Benevento, Avellino e Caserta. Un aumento veramente notevole».
«In primis, ho posto la mia attenzione sui reati commessi dagli infraquattordicenni, una novità assoluta in questo ufficio; su detenzione e porto di armi e, infine, sulle truffe agli anziani, diventate un grave problema da affrontare, dove i minori vengono in genere usati per recarsi presso le abitazioni per chiedere denaro o gioielli. Nel loro immaginario pensano di essere innocenti perché non sono gli autori delle telefonate o non c’è violenza, ma si sbagliano. Dire ad un anziano “stanno per arrestare tuo figlio, se non ci dai 10mila euro viene portato in carcere” equivale ad un’estorsione, non è più una truffa. Si tratta di un reato gravissimo, odioso. Spesso alle spalle ci sono call center che organizzano queste attività, ma non si esclude che il giro sia manovrato anche dalla camorra. È quello che stiamo cercando di scoprire, perché ci sono molti soldi in circolo. Un’altra materia di cui mi sto occupando è il fenomeno terroristico, che è sì embrionale, ma sul quale occorre un tempestivo intervento prima che dilaghi».
«Partire da noi, dalla società. Nella vulgata generale si pensa che ai minori non accada mai nulla, che non siano punibili se commettono un reato. Se continuiamo a pensarla in questo modo non ne usciremo più: questa è la vera prevenzione, far capire a chi sbaglia l’errore commesso con strumenti adeguati. Già durante l’interrogatorio il minore va sensibilizzato rispetto alla condotta illecita messa in atto: uno degli obiettivi è proprio cercare di capire perché ha commesso il reato, interfacciarsi con i servizi sociali per comprendere il suo grado di educazione, le sue relazioni socio-ambientali, se va a scuola. Insomma, capire come intervenire».
«A volte, durante le udienze, incontriamo minori che affermano di portare armi appresso per “parià”. Un coltello può diventare un elemento di vanto, come un orologio o un cellulare. Molti altri dicono per difesa, e questo è preoccupante perché significa che i giovani vivono la loro movida come un momento di possibile scontro con coetanei. Credo che i ragazzi non abbiano più un forte senso di appartenenza. Non si riconoscono più in gruppi fatti da sociali relazioni vere e, di conseguenza, cercano dei modelli forti in cui identificarsi. Spesso si tratta di ragazzi che sono anche bravissimi a scuola, e che non vengono da degrado sociale e culturale».
«Negli spazi di aggregazione, quelli che sappiano però scovare i loro veri interessi e bisogni. Le racconto un episodio: recentemente sono stata a Buenos Aires. Ho visitato un centro culturale con spazi enormi, dove gli under 25 potevano entrare gratuitamente e che metteva a disposizione una grande sala con tanti computer, una biblioteca pazzesca, uno spazio per fare hip hop, una palestra, un tavolo da ping pong, una sala in cui si recitava, un’altra in cui si cantava. Sono rimasta incantata. Mi piacerebbe che spazi del genere ci fossero anche nel nostro Paese. Anche la famiglia è cambiata molto rispetto a prima: le relazioni tra genitori e figli sono diminuite, e i primi non sono più tanto attenti alle esigenze dei secondi. Infine, sulla scuola, che ha sempre più logiche da impresa: gli insegnanti si sentono poco considerati e maltrattati dallo Stato perché non adeguatamente retribuiti. Si sentono così poco motivati».
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